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Scuola2030
Il racconto

La lettera di uno studente di 17 anni: «Mi sento inutile e mi sfogo col cibo, il mio rifugio è la scrittura»

La lettera di uno studente di 17 anni: «Mi sento inutile e mi sfogo col cibo, il mio rifugio è la scrittura»

A scriverla un alunno che partecipa al progetto del Tirreno "Scuola 2030". Per la delicatezza degli argomenti, e in rispetto delle norme che tutelano i minori sulla stampa, ne omettiamo il nome. Nel testo, l’alternanza tra la prima e la terza persona viene mantenuta come cifra stilistica dell’autore

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Ciao, mi chiamo F., sto per parlare di me, della mia parte triste e sola che esce fuori spesso, troppo spesso… Mi sento così purtroppo. Ti chiedo di non giudicarmi e di non dirmi cosa fare non è quello che voglio, non mi serve.

Premessa fatta, ora, chi è F.? Qual è la sua parte “peggiore”?

Una vocina che mi blocca

F. si sente inutile, non riesce a concludere molto. Quando ci prova, per pigrizia non lo fa, non riesce a sforzarsi. Ci ha provato spesso, senza alcun buon risultato, e odia quando le persone gli dicono di farlo e basta, perché se fosse così semplice anche lui lo farebbe. Ma così non è.

C’è qualcosa di mentale, un blocco che neanche lui si spiega. Perché, se F. riuscisse a sforzarsi nelle cose che vuole, ora avrebbe un bel fisico, non avrebbe mollato il liceo, mangerebbe molto meno, sarebbe sempre in orario, starebbe provando a scrivere un libro e chiederebbe consigli su come farlo, dato che ha un padre che scrive da sempre e, secondo lui, lo fa anche bene… Saprebbe suonare uno strumento, avrebbe iniziato ad andare dallo psicologo da molto più tempo e altre cose che per un qualche stupido motivo non riesce a fare.

Purtroppo ha la mente “stitica”, le idee e le voglie rimangono lì. Fa molta, moltissima fatica a studiare. Per lui in realtà è una cosa che troppo spesso diventa impossibile anche con il massimo sforzo. Fa molta fatica a informarsi, anche se vorrebbe essere un’enciclopedia vivente, perché a lui non piace essere ignorante, lo odia.

Insomma, mio padre mi dice sempre: «Fatti male», intendendo dire: «Sforzati». F. raramente riesce a farsi male. C’è una vocina nella testa che lo blocca. Non dice niente, è solo lì presente che respira e lo lascia immobile. Quando F. prova a descrivere questa sensazione, dice sempre: «Mi sento come se fossi in una “bolla” che vola sempre più in alto. Prova a scendere per posarsi a terra, però la bolla sale, scoppia in aria e l’acqua cade a capo fitto per terra. Io uguale, mi sforzo, la vocina mi spinge su sempre di più, io voglio andare in basso per posarmi a terra, ma finisco per scoppiare e cado a capo fitto in una tristezza che peggiora la mia situazione ancor di più».

Vorrei una maschera

A F. piace farsi conoscere, a lui piace veramente tanto, sogna varie cose, sogna l’attore, lo scrittore, il poeta, sogna di far video sui social, anche se questa cosa a gli occhi di molti viene associata al “fallito”, cosa che non capisco e non capirò mai, sarà tutta invidia… bah, chi lo sa.

F. vorrebbe recitare, vorrebbe mettere una maschera, fingersi qualcun altro, perché lo fa spesso. Adora impersonarsi in personaggi di film, personaggi che vorrebbe essere. Uno dei migliori è “Lip Gallagher” dalla serie TV “Shameless”. Adora il modo di fare del personaggio, lo stile, ammira l’intelligenza e la sua voglia di fare. A F. piace vedere quando fuma, ai suoi occhi è “poetico” o quando conosce centinaia di ragazze, però poi di alcune se ne innamora. Però F. sbaglia e pensa per poco che sarebbe divertente andare con altre ragazze mentre la sua è in viaggio. Non lo fa, ma ci pensa e gli piace. Poi si compra un pacchetto di sigarini Lucky Strike al mentolo… Sono sigarette, ma al posto della cartina c’è una foglia di tabacco, perché a lui le sigarette fanno schifo. F. ne fuma due ascoltando musica, si sente un po’ un poeta, il fumo alla fine inganna, ha uno “charme” particolare, fortunatamente però si sente anche in colpa ed è così che ha buttato 2 euro e 50… «Che idiota» pensa, quindi scrive subito a un suo amico dicendogli che ha un regalo da portargli a scuola il giorno seguente.

F. adora la scrittura

F. adora la scrittura, scriverebbe anche per ore, lo fa già in realtà, con i suoi pensieri però... Adora le storie dell’orrore, non ne ha mai letta una purtroppo, la lettura gli risulta un po’ difficile e stretta.

Ho scritto “dell’orrore”, ma in realtà neanche lui sa precisamente cosa vorrebbe scrivere, semplicemente una storia che gli piace, una storia tra ragazzi, che possa diventare come una seconda realtà su carta per lui, un racconto che possa appassionarlo e che possa appassionare eventualmente anche gli altri.

F. adora Jim Morrison, il cantante dei The Doors la sua figura è poetica, intrigante, segreta. Lui scriveva poesie e le cantava, con il suo gruppo componeva arte, F. lo ascolta a volte anche per ore, quella musica, il rock psichedelico che unito alla poesia inganna la sua mente, lui viaggia insieme alle parole e a quella tastiera Ray Manzrek, tutto è unito così bene che cade davanti a tutta quella bellezza, vorrebbe scrivere come lui, vorrebbe riuscire a vedere nella vita un serpente come lui, vorrebbe il suo indiano alle spalle che lo segue quando si muove a ritmo di musica in maniera contorta, quando sente i brividi a ritmo di chitarra, quando sente quel calore che solo loro riescono a dargli, quando è leggero e spensierato.

F. adora guardare quei ragazzi che si registrano mentre vanno in moto, parlando spensierati a un microfono nel casco, mentre si divertono, mentre scherzano su quel che gli succede intorno, mentre si sfogano parlando di sé, vorrebbe farlo anche lui, almeno, lo fa ma non può registrarsi e far sentire a tutti cosa pensa, cosa prova, s’è felice s’è triste, parla a se stesso in continuazione mentre ascolta il rimbombo nel casco.

Spesso si trova a dover sfogare i suoi momenti vuoti, di tristezza, lo fa in vari modi, non proprio corretti, ma funzionali… Cerca una storia, che sia un film, un racconto, un podcast o un videogioco, non importa, basta una storia, lo fa stare tranquillo…

Lo sfogo nel cibo

F. si sfoga tramite il cibo. Si trova la sera a cena molto spesso triste e quando inizia a mangiare lo fa in maniera vorace, perché è come uno sfogo e la sua mente si stabilizza per un po’.

Ogni tanto sale in sella, per andare forte, è la valvola di sfogo più forte tra tutte. Adora andare in moto, gli piace “piegare”, fare delle curve bene, però ogni tanto sbaglia.

Quando è molto nervoso e incavolato, fa qualche cavolata pur di non sentire quella sensazione, che viene sovrastata dall’adrenalina.

Da dove questa tristezza?

Questo è un po’ F. Si sente triste quasi sempre nell’ultimo periodo, molto triste.

Vorrebbe sapere anche lui cos’ha, sa cosa lo ferisce di sé, sa cosa ha di bloccato, ma non sa da cosa deriva questa tristezza, non sa come risolverla, si sente spesso perso e sente il bisogno di comunicarlo, di farlo sapere, ma a parole non è buono, per niente.

Perciò mi ha chiesto di scriverlo mentre mi raccontava e mi diceva tutto, perché ha paura di apparire falso quando si descrive agli altri, ha paura di non essere convincente e che le persone lo prendano alla leggera quando parla. Perché non esprime veramente le sue emozioni, non piange, non fa boccucce, non ce la fa, mai riuscito, non riesce a far vedere la sua tristezza.

Però dentro ha molto da dire, ha molto da spiegare e l’unica persona a cui riesce a spiegarlo e che lo capisce è se stesso.

Per questo lui si parla, e scrive, per renderlo il più naturale possibile.

L’autore ha 17 anni
 

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