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A Cavriglia il primo impianto dove le pietre producono elettricità: «Qui creiamo l’indipendenza»

dall’inviato Danilo Renzullo
A Cavriglia il primo impianto dove le pietre producono elettricità: «Qui creiamo l’indipendenza»

Enel avvia il primo impianto di accumulo basato sulle rocce: «È l'energia del futuro»

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CAVRIGLIA. Pietre. Semplicemente pietre, ma in grado di produrre elettricità. L’energia del futuro, a servizio dell’industria, ma potenzialmente anche di case e condomini, potrebbe essere generata dalle pietre. O meglio, le pietre potrebbero essere lo “strumento” per accumulare energia, conservarla e rilasciarla al momento del bisogno. Calore, trasformato in elettricità, per saziare la fame di energia di industrie e la sussistenza di case e appartamenti. Senza più mercati a decidere e a imporre prezzi, senza più i ricatti di Paesi esportatori, senza più guerre causate dall’ingordigia di materie prime. Non un sogno e nemmeno più un utopistico concetto. Non una sperimentazione e neanche uno studio da avviare, sviluppare e, eventualmente, concretizzare. «Abbiamo inaugurato una rivoluzione. Abbiamo materializzato il concetto di sistema circolare e da qui, dalla centrale di Santa Barbara, parte il percorso che porterà a tagliare il traguardo dell’indipendenza. E per indipendenza intendo quella energetica, che ha però alle spalle tanti altri concetti: dalle tensioni geopolitiche alle speculazioni sui mercati», evidenzia Ernesto Ciorra direttore innovazione e sostenibilità del Gruppo Enel, davanti a Tes, il Thermal energy storage inaugurato ieri da Enel a Cavriglia, nel Valdarno superiore.

Un corpo di metallo, con decine di tubi intrecciati tra loro, e un cuore di pietra che genera energia. Verde, rinnovabile, inesauribile. Sotto le gigantesche torri della centrale termoelettrica di Santa Barbara, sovrastate dagli sbuffi di vapore, la transizione energetica è già iniziata. Anzi, si è compiuta. Con la realizzazione di un impianto di accumulo di energia, il primo al mondo, che sfrutta l’energia in eccesso generata da fonti rinnovabili, la conserva e la rilascia al momento del bisogno. Quattro anni di studio, centinaia di professionisti, due Paesi coinvolti (Italia e Israele) e tonnellate di pietre. «Immaginate il funzionamento di un boiler casalingo. C’è qualcosa, in questo caso elettricità, che scalda l’acqua. Questa viene mantenuta ad una certa temperatura per un certo periodo di tempo. Ecco, l’idea alla base di questo sistema che abbiamo sviluppato è lo stesso», aggiunge Ciorra.

Il sistema si basa su due fasi. Una di carica, l’altra di scarica. Durante la prima fase, il calore, sotto forma di vapore (quello generato dalla centrale termoelettrica) passa attraverso tubi immersi in rocce frammentate e le scalda. In fase di scarica, il calore accumulato dalle rocce viene rilasciato, scaldando acqua in pressione e generando nuovamente vapore e producendo energia elettrica.

Il calore viene immagazzinato a circa 550 gradi (ma esistono soluzioni che possono arrivare a temperature ancora più elevate, fino a oltre 800 gradi). L’impianto, la cui tecnologia è stata sviluppata dalla start-up israeliana Brenmiller (grazie anche al finanziamento da un milione di euro concesso dall’Autorità per l’innovazione israeliana) ha una capacità di immagazzinamento di 24 MWh di calore per circa cinque ore. Un impianto innovativo che, sottolinea il presidente della Regione Eugenio Giani, «fa della Toscana una regione leader nella produzione di energia rinnovabile e alternativa», capace di alimentare la sussistenza di una fabbrica di medio-grandi dimensioni, ma in prospettiva di far fronte anche alle esigenze di comunità e, quindi, di case e condomini.

Un sistema elettrico, «efficiente ed affidabile che permetterà un’integrazione sempre maggiore delle rinnovabili nella rete», spiega Salvatore Bernabei, direttore Enel Green Power e Thermal generation di Enel, che inizia a materializzare quella transizione energetica da tutti auspicata, ma scarsamente concretizzata. Energia a chilometro zero. Utilizzando materiali, da associare a generatori di energia rinnovabile, a disposizione di tutti.

«Una tecnologia che si impone nella ricerca internazionale di soluzioni di energia pulita per far fronte all’attuale crisi energetica mondiale», evidenzia l’ambasciatore d’Israele in Italia Alon Bar, ma che pone le basi per un altro, molto più ambizioso, traguardo.

«Il nostro scopo è la libertà, l’indipendenza energetica che non vuol dire solo produrre energia – conclude Ciorra – ma liberarsi dalle dipendenze politiche e da quelle dei mercati, ma soprattutto liberarsi dalla dipendenza dal gas. Il dibattito non deve essere più su come e quando raggiungere l’indipendenza dal gas russo, ma come liberarsi dall’uso del gas. Utilizzando pietre, adesso è possibile». 

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