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Pugno in classe all'alunno, la psichiatra: «I prof così rischiano l’esaurimento»

Pugno in classe all'alunno, la psichiatra: «I prof così rischiano l’esaurimento»

Liliana Dell’Osso, presidente della società italiana di psichiatria: «Sottoposti a continue provocazioni con un senso di impotenza. L’incremento dei disturbi mentali tra gli adolescenti fa nascere stress»

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Da un lato c’è il malessere crescente degli studenti, acuito dopo l’isolamento del periodo pandemico. Dall’altro il ruolo del docente, costretto a confrontarsi sempre più spesso con un contesto scolastico che rischia di avere «conseguenze psichiatriche anche importanti, dagli scatti d’ira al burnout», spiega Liliana Dell’Osso, presidente della società italiana di psichiatria.

Professoressa, cosa significa avere a che fare con gli adolescenti oggi?

«L’adolescenza rappresenta una fase estremamente delicata, caratterizzata da enormi cambiamenti fisici, cognitivi ed emotivi, un periodo di emancipazione e ricerca della propria identità. È chiaro, dunque, come l’approccio all’adolescente rappresenti una sfida complessa per l’insegnante, al quale si richiedono abilità di controllo, coinvolgimento, empatia, gratificazione e autorevolezza, accanto ad una certa sensibilità per l’identificazione di sintomi precoci di sofferenza psichica da indirizzare all’attenzione dello specialista».

L'ambiente scolastico di oggi rischia di provocare delle conseguenze psichiche nei professori?

«Senza dubbio. L’incremento dei disturbi mentali nella popolazione adolescenziale, osservato con chiarezza durante la pandemia da Covid-19, in assenza di un adeguato supporto da parte di specialisti a livello scolastico, potrebbe senz’altro generare un clima di costante stress per l’insegnante, con importanti conseguenze di scompenso, diverse da soggetto a soggetto».

Fino all’esaurimento?

«Certamente. Il cosiddetto burnout rientra in realtà nella patologia da stress post traumatico: il soggetto è esposto a traumi non estremi, ma persistenti nel tempo. Vive le continue provocazioni da parte degli studenti con un senso di impotenza. Nella scuola attuale l’insegnante, esautorato di autorità, è costretto a non reagire. E tra le prime possibili conseguenze maladattative c’è lo scatto d’ira».

Quanto influisce la presenza costante del cellulare?

«Molto, la dipendenza da social media impatta notevolmente sulla qualità della vita scolastica, riducendo la partecipazione sociale e la performance, in un clima di disattenzione e scarso interesse. Studi scientifici hanno inoltre dimostrato come l’uso eccessivo degli smartphone sia associato a difficoltà nella regolazione delle emozioni, impulsività, compromissione delle capacità cognitive, sentimenti di solitudine e bassa autostima».

Perché si registrano atteggiamenti sempre più irrispettosi nei confronti del corpo docente?

«Si tratta del riflesso di un malessere che necessita di attenzione. L’isolamento forzato a cui i nostri ragazzi sono stati costretti durante la pandemia, associato all’aumento della fragilità economica e alle criticità interpersonali spesso vissute nella famiglia d’origine, hanno contribuito in maniera marcata alla compromissione del benessere psichico». l

Sara Venchiarutti

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