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Monte dei Paschi, l’aumento parte in salita
Il timore che venga toccata la linea rossa dei 2 euro per azione con il rischio di dovere intervenire da parte degli investitore che sostegono la banca
MILANO. Nel giorno del debutto dell'aumento di capitale da 2,5 miliardi di euro di Mps, Piazza Affari scarica i diritti che danno diritto a sottoscrivere le nuove azioni, dimostrando tutta la freddezza con cui il mercato guarda al Monte dei Paschi dopo le delusioni dell'ultimo decennio e i rischi che, stando al prospetto, investire su Siena ancora comporta. I diritti, da oggi negoziati in Borsa, sono sprofondati del 91,4% da 7,83 a 0,69 euro, mentre le azioni, che ripartivano da 2,063 euro dopo lo stacco del diritto, hanno ceduto il 2,7% a 2,0075 euro. Grazie al ricorso al metodo del rolling, che consente gli arbitraggi tra azioni e diritti, si sono evitate le anomalie tipiche degli aumenti iperdiluitivi, con il prezzo delle azioni espresso attraverso i diritti (2,0054 euro) allineato a quello dei titoli in Borsa.
Ma ad agitare i sonni delle banche del consorzio di garanzia è l'avvicinarsi della 'linea rossa' dei 2 euro, sotto la quale diventa più conveniente acquistare le azioni sul mercato anziché sottoscrivere quelle in aumento di capitale. Se la soglia dovesse essere rotta il rischio di un intervento su larga scala per coprire l'inoptato lieviterebbe, costringendo gli istituti che assistono Siena e Algebris a sottoscrivere azioni fino a 400 milioni di euro e i subgaranti fino a mezzo miliardo. Tra questi Axa ha confermato che inietterà, a seconda di quella che sarà la "domanda degli investitori", "fino a 200 milioni di euro".
Quanto a Mps, l'incasso di tutti i 2,5 miliardi non dovrebbe essere a rischio, grazie alla garanzia sull'inoptato. Anche se riceverli dalle banche, pagate con una salatissima commissione di 125 milioni, anziché dagli investitori, non sarebbe certamente un bel biglietto da visita. Un ruolo cruciale lo giocheranno i piccoli risparmiatori nelle cui mani è custodito circa un quarto del capitale di Mps, il cui valore si è ormai azzerato.
Il Tesoro si è impegnato a versare gli 1,6 miliardi relativi alla sua quota del 64,2% mentre il restante 10-12% è in portafoglio ai fondi. Il prospetto allunga diverse ombre su Siena, riportando le osservazioni della Bce per un piano industriale giudicato troppo ottimistico (il Pil 2023 è visto crescere del 2,5%, ad esempio) e per i rischi di un contenzioso legale da 7,5 miliardi di euro, che potrebbe generare perdite ed erosione degli indici di capitale, le cui proiezioni al 2024, anche dopo la ricapitalizzazione, - sottolinea la vigilanza - risultano inferiori di 150 punti base rispetto alla media delle banche italiane. Cause e capitale sono così visti come possibili "ostacoli" alla fusione che l'ad Luigi Lovaglio, che promette utili per 700 milioni prima delle tasse nel 2024, dovrà cercare di chiudere una volta conclusa la ricapitalizzazione. Il Tesoro deve vendere Mps "entro i prossimi due anni" ma "molto prima di quella scadenza dovrà cercare un partner", ha ricordato il segretario della Fabi, Lando Maria Sileoni.
"C'è chi, come al solito, pretende o pensa che Mps si possa comprare con un euro" oppure chi si candida a "cavaliere bianco", "due o tre" banche che rileverebbero Mps "per coprire una propria carenza di capitale o deficit di coperture sui crediti deteriorati, cercando di farli apparire come di Mps". Prima però andrà chiuso l'aumento: un "thriller fino all'ultimo secondo", per Sileoni, che evoca le clausole del contratto di garanzia che consentono alle banche di recedere qualora il successo dell'operazione fosse minacciato dall' "intensificarsi di ostilità" o da "mutamenti negativi" del quadro economico e finanziario.
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