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Le violenze alla ex moglie, le sue parole in tribunale e la condanna per maltrattamenti: la caduta del Re Leone – Video
Cipollini condannato a tre anni per maltrattamenti e stalking sulla ex moglie ma Pontedera gli conferma il premio Mazzinghi: «Sportivo virtuoso»
LUCCA. In aula a Lucca, Mario Cipollini non si è presentato neppure il giorno della sentenza. La sua ex moglie sì. Silenziosa, tesa. Ascolta il verdetto in apnea – il tribunale... in nome del popolo italiano... condanna... a tre anni – e poi si scioglie in un abbraccio, con l’avvocata.
Il primo segno di cedimento, da quando è iniziato il processo per maltrattamenti, stalking, minacce e lesioni a carico dell’ex campione del mondo di ciclismo, uno dei velocisti più forti di tutti i tempi. Non uno degli uomini migliori, secondo la sentenza di Lucca.
Al Comune di Pontedera non interessa. Due settimane fa ha premiato Cipollini con la targa Mazzinghi, il grande pugile originario della Valdera. «Ci siamo basati sui suoi comportamenti sportivi virtuosi» ha detto il sindaco Pd, appellandosi alla valutazione di un comitato tecnico. Ieri, però, ha perseverato: neppure di fronte alla condanna lampo – 45 minuti di camera di consiglio – ha fatto retromarcia. Il premio resta. Almeno fino a sentenza definitiva. La presunzione di innocenza batte la condanna di primo grado.
Soprattutto, colpisce che non scatti un pensiero per la ex moglie che, in qualche modo un tribunale riconosce come vittima. Per un referto, testimonianze. Per un audio registrato, agli atti del processo nel quale il campione minaccia la ex: «Ti spacco tutta, ti ammazzo, sentirai il rumore delle ossa spezzate». Certo nulla a che vedere con la testimonianza di Sabrina, in aula: ancora moglie, si vede puntare la pistola alla tempia in camera da letto. E poi quella volta – il 6 gennaio 2017 – in cui lui la prende per il collo nella palestra di Lucca dove lei lavora e lui va ad allenarsi, ogni tanto.
Ma tanto si sa che la parola delle vittime pesa poco. Il sindaco di Pontedera lo ha dimostrato. All’Elba, invece, nel 2021, in attesa della sentenza, a Cipollini venne ritirato l’incarico di testimonial del campionato mondiale di Mountain bike. Ma si sa che non siamo tutti uguali. Anche se a tutti, alla fine, vengono gli stessi dubbi sulle vittime (mai sui violenti) : perché se lui le faceva tutto questo non lo ha lasciato prima? Perché ha sopportato per tutto quel tempo? E perché non lo ha mai denunciato fino al 6 gennaio 2017? Bisognerebbe essere vittime di violenza per capire. Pirandello diceva che non basta mettersi nelle scarpe degli altri per comprenderne i comportamenti: è necessario percorrerci anche tanti chilometri dentro. I chilometri della violenza sono costellati di umiliazioni – nel caso di Sabrina: le amanti di Mario, le cacciate da casa, il finto matrimonio con un’altra celebrato in crociera – di paura, di vergogna. E di sentimenti misti: «Non lo avevo denunciato per non rovinargli la carriera». Soprattutto Sabrina non avrebbe mai voluto mettere in mezzo le figlie a questo massacro, giudiziario e mediatico.
Ma poi la situazione si fa pericolosa. Non basta la fuga da casa, pianificata, con gli abiti buttati di nascosto dal terrazzo e gli armadi riempiti con vestiti vecchi. Sabrina si accorge che non sarà mai al sicuro. Mario non la lascerà mai in pace. Anche se lui nega. Nega tutto nella deposizione-show in tribunale, l’unica volta che si presenta. La pm gli pone domanda. Lui snocciola quanto è stato grande: la villa comprata ad Arezzo appena ventenne, grazie alla sua carriera. Il campionato del mondo vinto a Zolder, in Belgio, venti anni fa, proprio in ottobre. In aula, Cipollini sembra quasi che si aspetti gli applausi. Non arrivano e allora continua con il palma res: 42 tappe vinte in velocità al Giro d’Italia (record assoluto), 12 al tour de France (record condiviso con Gino Bartali) e così via auto-elogiandosi.
Quando la giudice, Felicia Barbieri, inappuntabile, lo richiama, re Leone stramba: lui è quello che portava i soldi a casa: pagava 180mila euro l’anno di affitto nell’appartamento mega galattico di Monaco (Monte Carlo) ; pagava i debiti alla moglie che fa fallire il negozio di abbigliamento. Perciò ha il diritto di iniziare le frasi con “io” e “forse voi non sapete che”. E anche, tutto sommato, di fare quello che vuole della moglie. Perché è lui quello che fa tutto. Ora – dice il tribunale di Lucca – campione o no, è un violento, almeno fino al giudizio di appello. E Sabrina, invece, non è una «madre inadeguata», ma è una «vittima». Con una speranza in più: che la sua vicenda «aiuti molte donne come me a denunciare».
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