Italia
Il segretario Cisl Sbarra: «Fermiamo il capolarato digitale»
Il leader sindacale: «Occorrre una stretta penale per chi sfrutta»
ROMA. Bisogna assicurare trasparenza e contrastare ogni forma di abuso e di intermediazione illecita». È Luigi Sbarra, segretario generale della Cisl, ad indicare la strada che l’Italia dovrebbe imboccare per concretizzare quella «svolta» da anni attesa. «Occorre mettere il lavoro in sicurezza – dice – rendendo giustizia alla imprese che operano nella legalità».
Segretario, ancora oggi il lavoro è sfruttato e sottopagato. Cosa manca per contrastare questi fenomeni?
«Bisognerebbe fare molte più ispezioni e controlli nelle aziende per far rispettare i contratti e le norme fondamentali di uno Stato civile. Va assicurata una stretta penale per chi sfrutta, fa intermediazione o non contrattualizza i lavoratori. Bisogna coinvolgere il mondo del lavoro e dell’impresa: una svolta attesa da anni che metta in sicurezza centinaia di migliaia di lavoratori e renda giustizia alle aziende che operano nella legalità e nel rispetto delle relazioni industriali».
La ricetta contro la precarietà?
«Un vero affidamento alla buona contrattazione per promuovere il lavoro stabile, rendendolo molto più conveniente rispetto a quello a termine. Fondamentale è contrastare le delocalizzazioni selvagge, combattere il dumping salariale, attualizzare il sistema di ammortizzatori e politiche attive, incapace di coprire tutti i lavoratori, assicurando costante sostegno al reddito».
E contro le varie forme di illegalità spesso anche contrattuali?
«Se si riferisce ai contratti pirata firmati al ribasso da imprese fuorilegge e sindacati fantasma è chiaro che vanno combattuti e sanzionati. È quello che facciamo tutti i giorni con le nostre categorie».
Oggi (ieri per chi legge, ndr), a Firenze si sono svolti i funerali dell’ennesimo rider morto mentre consegnava pizze. Cosa occorre fare per regolamentare questo settore?
«Assicurare trasparenza e contrastare ogni forma di abuso e di intermediazione illecita, rendere esigibili i diritti su salute e sicurezza. Torniamo a chiedere la sottoscrizione di specifici accordi quadro contro il caporalato digitale e sulla salute e sicurezza dei ciclofattorini. Bisogna estendere i contenuti dei contratti leader, a partire da quello della logistica per garantire tutele essenziali, salari adeguati, maggiorazioni e incentivi, protezione, welfare e sicurezza. Occorre dare certezze ai lavoratori e prospettiva a un comparto che deve legare benessere dei rider a buona flessibilità negoziata. Ma mi lasci dire un’altra cosa: dobbiamo fermare la strage nei luoghi si lavoro. Tre morti al giorno rappresentano un fatto indegno per un Paese civile. Il 22 ottobre saremo in piazza a Roma unitariamente per sollecitare una svolta su questo tema».
Il Jobs Act va “rottamato” o riformato?
«C’è un errore di fondo nell’impostazione di chi vede nel Jobs Act la causa di tutti mali: il limite di sovrapporre precarietà e flessibilità buona, contrattata e ben pagata. Non possiamo cedere a questo cortocircuito. Abolire la precarietà per legge è come pretendere di abolire la povertà con la Gazzetta Ufficiale. Per combatterla dobbiamo mettere in campo politiche attive, sostegno universale al reddito, formazione perpetua, incrocio tra domanda e offerta».
Con il caro energia si rischia una nuova crisi lavorativa e sociale?
«Senza misure adeguate a Bruxelles e a Roma, rischiamo uno tsunami economico e sociale».
L’introduzione del salario minimo garantito può essere una misura per sostenere lavoratori e famiglie?
«Un salario minimo legale rischierebbe di schiacciare in basso le retribuzioni perché molte aziende uscirebbero dalle tutele contrattuali attestandosi meramente sulla soglia normativa. Sarebbe una pezza peggiore del buco. La via da percorrere è l’estensione dei contenuti contrattuali».
Al nuovo governo cosa chiedete?
«Di avviare una stagione di confronto. Dobbiamo far avanzare le ragioni della coesione, della crescita, del lavoro dignitoso, dell’innovazione. Insieme, dobbiamo costruire nuove protezioni sociali e generare occupazione di qualità, riqualificare il lavoro debole, realizzare le riforme, a partire da pensioni, fisco e non autosufficienza. Il sentiero della partecipazione è l’unico che può farci arrivare a traguardi stabili ed equi».
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