Italia
Pochi e stremati, in Toscana mancano 5mila infermieri: «Non ce la facciamo più, servono assunzioni»
Il sindacato: «Dalla Regione nessuna risposta». E crescono le violenze ai danni degli operatori
In Toscana gli infermieri di famiglia sono uno ogni 4mila abitanti. Peccato che dovrebbero essere almeno uno ogni 3mila. E se dalle cure territoriali ci si sposta nei reparti di degenza non va meglio. Qui il rapporto tra infermiere e paziente è 1 a 15. In alcune Rsa poi si arriva anche a 1 e 35. Intanto però gli standard scientifici dicono che già un rapporto 1 a 8 rischia di essere pericoloso.
Tradotto: manca il personale. Con cifre che, secondo le stime, sono a dir poco preoccupanti: «In regione – avverte Giampaolo Giannoni, coordinatore regionale del Nursind, il sindacato delle professioni infermieristiche – mancano 5mila infermieri soltanto per i servizi ordinari. Una situazione generalizzata che si trova a macchia di leopardo sull’intero territorio regionale».
L’incontro
Anche per questo il Nursind il 30 agosto scorso si è confrontato con la Regione in prefettura a Firenze. Ma l’incontro, denuncia il sindacato, è finito con una fumata nera. E con «un nodo in gola di fronte all’assenza dell’istituzione regionale. Purtroppo – spiega Giannoni – abbiamo registrato una chiusura su tutte le nostre richieste: dallo sblocco delle graduatorie per l’assunzione di personale secondo le esigenze che arrivano dalle aziende territoriali, che riguardano anche il turnover del personale cessato, fino all’indennità non ancora percepita per aver lavorato nei reparti Covid. A questo si aggiunge la crescita delle violenze verso gli operatori, registrate soprattutto nei penitenziari e nei pronto soccorso». Un no motivato, dice Giannoni, «con riferimento al bilancio regionale. Quindi l’equilibrio di bilancio viene prima delle risorse umane. A discapito dei cittadini».
Le criticità
E infatti, denuncia Giannoni, «a settembre non potrà riaprire il reparto di cure intermedie all’ospedale di San Miniato a causa della mancanza del personale. Con il conseguente aumento della pressione sui pronto soccorso. Così non è possibile gestire il territorio». Ci sono quindi le difficoltà subite dai cittadini che, sottolinea il sindacato, «non possono contare su un’assistenza sanitaria adeguata».
E poi ci sono quelle vissute quotidianamente dal personale infermieristico. Ore e ore di straordinario, e quindi prestazioni aggiuntive, per ricoprire turni ordinari. Turni notturni anche due giorni di seguito, ferie e giorni liberi saltati. «Siamo arrivati al punto che le aziende sanitarie non concedono più nemmeno le aspettative a chi ne ha bisogno, magari per gravi motivi personali spesso legati a fragilità: la situazione di sotto-organico cronico non lo consente», aggiunge Giannoni.
La fuga
C’è un altro campanello d’allarme da non sottovalutare: «Al pronto soccorso di Empoli – continua Giannoni – una quindicina di colleghi hanno chiesto il trasferimento. E stiamo registrando sempre più casi di licenziamenti. Rinunciare a un posto indeterminato non è cosa da poco. Siamo arrivati veramente allo stremo. Ed è disarmante vedere come la Regione sia assente anche di fronte a casi denunciati di violenza. Che stanno aumentando proprio mentre ci troviamo in una situazione di grave carenza di organico. Per questo – conclude – faremo una manifestazione a Firenze, in piazza Duomo, il prossimo 21 settembre».l
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