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Elezioni, Saccardi sfida Ilaria Cucchi per il Senato: «La rispetto, ma non conosce i problemi della Toscana»
La vicepresidente regionale candidata con Italia Viva-Azione: «I toscani manderebbero in Parlamento una persona che quando ci sarà da decidere su questi temi probabilmente non voterà in linea con gli interessi del territorio»
È una sfida tutta al femminile nell’uninominale fiorentino del Senato quella che si prepara ad affrontare la vicepresidente regionale, Stefania Saccardi, che correrà con le insegne di Iv-Azione.
Si ritroverà davanti Ilaria Cucchi, quali sono le prospettive?
«Corsa difficilissima, non mi faccio illusioni, ma la affronto volentieri perché è una “paracadutata” senza legami col territorio. Io credo invece in una politica legata alla conoscenza dei problemi e credo, nel momento in cui si rinnova un Parlamento ridotto dal taglio, che serva ancora di più una vera rappresentanza».
Quale tasto battere per contrastare la riconoscibilità dell’avversaria?
«Cucchi porta un’esperienza personale importante e conduce una battaglia di grande valore, tuttavia è un’esponente di Si che in Toscana sostiene un’idea politica non in linea con la maggioranza che guida la regione. Non conosco poi la sua opinione sui temi che riguardano il territorio: aeroporto, alta velocità, rigassificatore. Votandola, i toscani manderebbero in Parlamento una persona che quando ci sarà da decidere su questi temi probabilmente non voterà in linea con gli interessi del territorio».
La corsa del Terzo polo farà traballare la maggioranza regionale?
«Non penso, anzi vorrei ribaltare la domanda: come fa il Pd a sostenere una candidata di una forza politica (Si/Europa verde, ndr) che è contraria alle scelte strategiche del governo regionale?».
Nel caso di sconfitta del centrosinistra, Italia viva teme di finire sul banco degli imputati?
«Le ragioni della sconfitta sarebbero semmai da ricercare tra chi ha scelto di candidare Cucchi e fino al giorno prima Fratoianni; e tra chi ha consegnato negli ultimi anni 7 capoluoghi su 10 al centrodestra. Non certo nella mia candidatura. Sono in campo per dare la possibilità a tanta gente che non va a votare, o non si riconosce nelle scelte dei dem, di dare un voto a una forza che di sicuro non sosterrà il centrodestra. Iv può rappresentare una parte di elettorato che non vota perché non si riconosce né nel populismo della destra né nelle scelte discutibili del Pd».
In principio il presidente Giani auspicava una coalizione larga con dentro Iv e M5s, era fattibile?
«Non avrebbe trovato grande entusiasmo nel nostro elettorato, e poi non eravamo disposti a fare un’alleanza politica. Poi adesso scopro che le alleanze possono anche essere elettorali, sinceramente non capisco cosa voglia dire. Se serve solo a offrire seggi blindati a qualcuno e poi bomba libera tutti mi sembra uno svilimento della politica. Per me si sta insieme solo se si condivide una visione politica, non per garantire qualche scranno politico in Parlamento.
Dunque il patto tra Iv e Azione sopravvivrà oltre il 25 settembre?
«Chiaramente sì. La nostra è un’alleanza politica, condividiamo la totalità del programma che è unico per entrambe le forze. L’agenda Draghi è il perno principale».
Dalle liste in Toscana emerge una forte presenza di donne.
«Senza dubbio è un segnale di civiltà, di crescita della cultura dell’eguaglianza nella politica. Ma il conto lo farei alla fine, non rispetto alle candidature dove c’è anche qualche vincolo normativo di alternanza. Vorrei vedere il 26 settembre alla fine quante donne saranno elette in Parlamento».
C’è stato anche un po’di opportunismo, con candidature rosa in collegi dati per persi?
«Per quanto riguarda la mia forza politica non ho dubbi che sia stata una scelta voluta. Mi pare che anche in casa Pd questa volta ci sia stata un’attenzione non formale sul tema. Per quanto riguarda il centrodestra invece mi viene da pensare che le scelte in alcuni casi siano servite solo a riequilibrare i conti totali».
Come vede la possibilità che Meloni diventi la prima presidente del Consiglio?
«Con tutto il rispetto mi auguro non diventi la premier di questo Paese. Non basta essere una donna per portare avanti i nostri valori, credo che la valorizzazione delle donne passi da altre cose. Non lo vedrei come un passo avanti per i nostri diritti».
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