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Il voto non ferma Mps: ci sarà un aumento di capitale da 2,5 miliardi a fine ottobre

Paolo Algisi
Il voto non ferma Mps: ci sarà un aumento di capitale da 2,5 miliardi a fine ottobre

Già all'inizio di settembre, a quanto si apprende, il ceo Luigi Lovaglio riprenderà gli incontri con gli investitori per promuovere la partecipazione dei privati all'operazione

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MILANO. Mps punta a chiudere la ricapitalizzazione da 2,5 miliardi di euro entro la metà di novembre nonostante le incertezze sul governo italiano legate al voto e un quadro macro carico di tensioni. «Ove le condizioni dei mercato lo consentano» Mps «ritiene che l'aumento di capitale possa completarsi tra fine ottobre e inizio novembre», si legge nella relazione all'assemblea dei soci del 15 settembre.

Con l'ad Luigi Lovaglio che ai primi di settembre riprenderà gli incontri con gli investitori per convincerli della bontà dell'operazione.

L'incertezza sul futuro governo e i suoi programmi, la cui nascita potrebbe arrivare a ridosso dell'avvio dell'aumento, atteso alla fine di ottobre, non sembra condizionare più di tanto Lovaglio, che in Parlamento ha detto di voler chiudere la ricapitalizzazione il 12 novembre. Il banchiere è convinto che Mps - indipendentemente da quello che sarà il colore del nuovo esecutivo - possa essere un buon investimento, alla luce di un piano industriale che promette un utile pre-tasse di 700 milioni nel 2024, dopo un consistente taglio al costo del lavoro. Decisivi per l'avvio dell'operazione saranno però gli umori degli investitori, le cui valutazioni potrebbero risentire del quadro macro e politico. Perché l'accordo di pre-sottoscrizione firmato da otto banche si trasformi in un consorzio che possa garantire l'inoptato è necessario "il positivo feedback degli investitori istituzionali", si legge nella relazione all'assemblea.

«Quadro politico e spread non sono elementi che giocano a favore. Il problema, non banale, sarà capire chi nel mercato ci metterà i soldi. Vediamo se si mobiliteranno degli anchor investor, una delle poche soluzioni a disposizione», commenta un analista del settore bancario. Lovaglio, che da ad del Creval ha convinto un nutrito gruppo di investitori a scommettere sull'istituto valtellinese, vuole bissare a Siena, convinto delle potenzialità di un Monte ripulito e con un cost-income sotto controllo, che potranno essere valorizzate quando scatterà il risiko.

A Siena potrebbe contare sul sostegno di qualche vecchio 'compagno di strada' nel Creval, come il fondo Algebris, come pure sui partner industriali nella bancassicurazione (Axa) e nel risparmio gestito (Anima). «Fratelli d'Italia intende difendere l'italianità del Monte» e ha come «priorità» la tutela dell'occupazione e del rapporto con il territorio, dice Andrea de Bertoldi, senatore di FdI, partito front runner della coalizione di Centrodestra, probabile futuro 'azionista di maggioranza' del Monte. In passato i leader di FdI e Lega, Giorgia Meloni e Matteo Salvini, avevano osteggiato la fallita fusione con Unicredit, a causa dei costi per i contribuenti, con Salvini che si era speso perché Mps venisse coinvolta nella creazione di un terzo polo a regia pubblica, nonostante l'impegno dello Tesoro con la Ue a dismettere la sua quota del 64%.

In borsa intanto la banca prosegue la parabola discendente, scatenata dall'attesa di un aumento iperdiluitivo e accentuata dalla caduta del governo Draghi, che ne ha schiacciato la capitalizzazione a 400 milioni di euro. Meno della metà dei 900 milioni di euro che, al netto della quota dell'aumento coperta dal Tesoro, andranno chiesti al mercato, che a Siena si è già scottato molte volte, come ricordano i 3,7 miliardi di euro di richieste danni da parte di ex azionisti. 

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