Il presidio
Kme cresce ancora: oltre 50 assunzioni in poco più di un anno
Intanto l’azienda tratta l’acquisizione di uno stabilimento da Aurubis in Olanda
Per gli abitanti della Valle del Serchio, a nord di Lucca, quella resta la “Metallurgica”, la chiamano così, con la seconda parola di quell’acronimo, Smi, sostituito dal 2006 con l’attuale, quello del gruppo Kme, che a Fornaci, frazione del comune di Barga, ha uno dei suoi stabilimenti di punta, specializzato nella lavorazione del rame. Una storia ultracentenaria iniziata con la scelta della famiglia Orlando, nel 1915, di aprire qui uno stabilimento, una storia raccolta nell’archivio storico, presentato pochi giorni fa a Fornaci. Ed è stato proprio in quest’occasione che l’ad di Kme Claudio Pinassi ha fatto un annuncio importante: Kme acquisirà dal gruppo Aurubis, un diretto concorrente di Kme, lo stabilimento olandese di Zutphen.
Un segnale dello stato di salute di Kme, come conferma, l’ingegner Michele Manfredi, direttore dello stabilimento: «L’andamento dell’azienda è positivo, in crescita costante negli ultimi 5 anni». Anche il 2020, anno del Covid, si è chiuso bene, e «il 2021 è stato sicuramente un anno decisivo, caratterizzato dalla forte ripresa della domanda e dall’acquisizione della divisione laminati del Gruppo Eredi Gnutti Metalli di Brescia. L’integrazione, già portata a termine, dello stabilimento di Brescia, ha permesso allo stabilimento di Fornaci di crescere ulteriormente. Per far fronte ai nuovi volumi e alla domanda, dal marzo 2021 ci sono stati 54 nuovi assunti (per un totale di oltre 550 dipendenti ndr). Dopo anni di ammortizzatori sociali, blocco delle assunzioni e turnover incentivato, questo è da considerarsi il miglior indicatore delle condizioni di salute dello stabilimento e della fiducia nel medio lungo termine della crescita della produzione dello stabilimento. E il budget 2022 prevede un ulteriore aumento di vendite e fatturato: l’anno è iniziato, dal punto di vista della domanda, ancora in crescita, ma con un quadro politico e macroeconomico difficile». Lo stabilimento nei primi 6 mesi dell’anno ha praticamente raggiunto gli obiettivi del budget. Ma ci sono anche le incognite, come quella del caro energia, visto che il costo del MWh è aumentato per stabilimento di circa il 300% rispetto al 2019. Una risposta poteva essere il progetto pirogassificatore, che però l’azienda ha dovuto chiudere in un cassetto per l’opposizione di istituzioni e comunità. Chiuso in un cassetto ma non a chiave, e sarà ripreso oltre frontiera: «L’autoproduzione di energia e il conseguente autoconsumo ancora oggi rappresentano un obiettivo per lo stabilimento. Il progetto è in corso di validazione anche in altre aziende del gruppo in Germania e Francia». Le prospettive? «Nonostante la guerra e la crisi energetica, rimane una fiducia a medio termine nella domanda del mercato dei laminati di rame. Materiale chiave per lo sviluppo della mobilità elettrica e in generale dello sviluppo sostenibile. Nell’immediato è in vista una molto probabile acquisizione di uno stabilimento integrato in Olanda da parte del gruppo Kme. Se l’operazione andrà in porto, lo stabilimento di Fornaci sarà coinvolto in un processo di integrazione che lo porterà verso una sempre maggiore specializzazione nella produzione dell’ottone e nella distribuzione attraverso i centri servizi».
Nel frattempo procede il “progetto rame”, ossia lo sviluppo di tecnologie e materiali per sfruttarne le capacità antivirali: «Due i filoni di ricerca che si stanno portando avanti. Il primo per consolidare l’impiego del rame e delle sue leghe in forma massiva (superfici soggette a contatto) negli spazi ad alta frequentazione. Il progetto, indirizzato allo stato attuale soprattutto verso gli aeroporti, si è già concretizzato lo scorso anno negli allestimenti eseguiti a Linate con i prodotti a marchio SaCup; con il 2022 si è concretizzato un nuovo progetto con la creazione del laboratorio congiunto “HyPer_Building”, che vede la partnership del dipartimento di Architettura e del dipartimento di Scienze della salute dell’Università di Firenze e Kme e per la sperimentazione sul campo di nuove soluzioni progettuali per l’architettura e spazi ad alta frequentazione. Il secondo, indirizzato all’impiego di nanoparticelle di rame, vede coinvolto il dipartimento di Biofisica del Cnr di Pisa, con Kme come partner industriale: partito nel febbraio 2021, ha portato ad oggi alla realizzazione della strumentazione e delle metodiche per lo sviluppo preindustriale. Si tratta in entrambi in casi di progetti ad ampio respiro che richiedono tempi tecnici di realizzazione e validazione; del resto il tema Covid-19 è ancora aperto, mentre altre minacce si profilano all’orizzonte. Se è vero che dovremo imparare a rapportarci a un “rischio calcolato”, è vero anche che l’utilizzo del rame con le sue capacità antimicrobiche potrà essere aiuto e strumento per misurarci con tale rischio». l
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