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Oltre mille sindaci firmano l’appello pro-Draghi: «Vai avanti, ci serve stabilità». Il premier apprezza
Il pressing dei grandi Comuni su iniziativa di Nardella: Palazzo Chigi colpito dall’appello delle città.
FIRENZE. «Ha apprezzato». Mario Draghi resta convinto: senza un appoggio deciso del Movimento 5 stelle in aula, non ci sarà spazio per un bis. L’apertura di Giuseppe Conte per ora è vissuta come una mossa tattica a Palazzo Chigi. Ma il premier si sente circondato dal sostegno della parte buona della politica, «quella che esprime meglio il contatto con il territorio e i cittadini», è il ragionamento consegnato ai suoi consiglieri. Un appoggio giudicato dal capo del governo «importante».
Dunque, se c’è un messaggio positivo recepito nella terza giornata di crisi è arrivato dalla carica dei primi cittadini e dalla lettera appello firmata da più oltre mille uomini e donne alla guida delle città d’Italia. Il Paese, scrivono i sindaci, «ha bisogno di stabilità», dunque chiedono a Draghi di «andare avanti e spiegare al Parlamento le buone ragioni che impongono di proseguire l’azione di governo», perché «le nostre città, chiamate dopo la pandemia e con la guerra in corso ad uno sforzo inedito per il rilancio economico, non possono permettersi oggi una crisi che significa immobilismo e divisione laddove ora servono azione, credibilità, serietà».
Un appello bipartisan che raccoglie adesioni da Milano a Roma, da Venezia a Bologna, da Genova a Napoli, da Torino a Bari, firmato da primi cittadini di centrosinistra e centrodestra, nato proprio della Toscana. A promuoverlo è Dario Nardella. Il sindaco di Firenze ci lavorava da venerdì. Due giornate al telefono. In mattinata arrivano le prime firme: Beppe Sala, Roberto Gualtieri, Giorgio Gori, Luigi Brugnaro, i vertici Anci, Upi e Ali con Antonio Decaro, Michele De Pascale e Matteo Ricci, poi man mano che passano le ore sale l’onda dei sindaci. Che lanciano un messaggio durissimo a Conte. Aprire la crisi, attaccano, è da «irresponsabili».
Anche Giovanni Toti si unisce e chiede al capo del governo di restare. Ma la lettera è una leva anche per i Cinquestelle. Fra i falchi dell’Armageddon ci sono Paola Taverna e un massese, Riccardo Ricciardi, il guevarista grillino diventato uno dei “colonnelli” della linea dura e pura. Le “colombe” però tentano la strada della persuasione e funziona. L’ex premier rivendica i 9 punti del programma grillino, ma apre alla possibilità di una ricomposizione. Quei nove punti sono però nell’agenda politica di Draghi, si osserva a Palazzo Chigi, in parte già attuati, soprattutto sul sociale. E annunci e dichiarazioni di intenti su tv e Facebook servono a poco, Draghi si aspetta la compattezza dei partiti in Parlamento mercoledì. Lega compresa. Certo, “l’operazione Nardella” ha anche un effetto politico. Smarca il Pd dal ruolo di “alleato strutturale”. Toglie i dem dall’imbarazzo di dover spiegare all’elettorato di essere stati coloro che hanno dato agibilità politica al partito che ha scatenato la crisi (e la possibile caduta del governo). Certo, il destino dell’esecutivo è ancora in bilico. E un voto anticipato al 25 settembre si porterebbe dietro un effetto domino anche sulla giunta regionale di Eugenio Giani. Anche solo per il puzzle di candidature da comporre per affrontare la sfida elettorale.
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