Il presidio
Temperature tropicali nel mare della Toscana: "Così vengono attirati i predatori, anche gli squali"
L'intervista al professor Fabio Bulleri, biologo marino dell’università di Pisa: «La tropicalizzazione del Mediterraneo e del Tirreno è evidente a tutti»
Non è certo la New Smyrna beach in Florida, la costa con maggiori attacchi di squali bianchi nella storia, ma nel Tirreno che bagna la Toscana gli squali si affacciano. Sia quelli innocui per l’uomo, sia quelli pericolosi. Parola di esperti.
I primi avvistamenti avvennero già nella seconda metà dell'800. Secondo Arpat, l’Agenzia regionale di protezione ambientale, nel rapporto pubblicato a fine maggio, si parla di almeno 240 grandi pesci che vivono nelle nostre acque. Lo rileva l’attività di monitoraggio del progetto Medlem (Mediterranean large elasmobranchs monitoring) che registra catture accidentali, avvistamenti e spiaggiamenti dei grandi pesci cartilaginei lungo le coste di tutto il Mediterraneo. La serie degli squali avvistati o rimasti catturati nelle reti dei pescatori toscani è lunga. Si inizia con l’avvistamento del grande squalo elefante, che può raggiungere una lunghezza di 9 metri per il peso di diverse tonnellate, avvenuto più volte fra l’Isola d’Elba, la costa livornese e l’isola del Giglio. Uno squalo innocuo che si nutre solo di plancton . Ma si sono visti anche i temibili squali bianchi, anni fa nel golfo di Baratti e nel 2016 nei dintorni dell’isola di Capraia. Lo squalo bianco può raggiungere le 2 tonnellate di peso e una lunghezza di 6 metri ed è considerato da sempre lo squalo predatore più pericoloso anche per l’uomo. «So di uno squalo Mako rimasto impigliato poco tempo fa nelle reti di un pescatore fra l’isola di Capraia e la Gorgona. Un esemplare giovane di circa 70 centimetri» riferisce Simone Cai, istruttore sub di Castiglioncello che si sta occupando del progetto di monitoraggio coralligeneo delle secche di Vada. Lo squalo Mako, pericoloso, descritto da Hemingway nel romanzo “Il vecchio e il mare”, può raggiungere i 3 metri e mezzo di lunghezza, con una tenacia e una forza di mandibola uguale allo squalo bianco. «Gli squali nel Tirreno sono animali da proteggere – evidenzia, però Giovanni Raimondi, biologo marino dell’Acquario di Livorno – le specie del grande squalo elefante, squalo bianco e della mobula sono protette dalla Convenzione di Barcellona. Quando vediamo uno squalo dobbiamo essere felici; significa che la catena trofica del mare sta andando avanti. È il contrario che ci deve preoccupare».
Ma perché aumentano gli avvistamenti di squali nel Tirreno ? «La tropicalizzazione del Mediterraneo e del Tirreno è evidente a tutti. Ogni anno aumenta la temperatura media del mare. E anche questo incide. C’è da aggiungere che il Mar Rosso che un tempo, per la sua alta salinità, fermava il passaggio di animali come gli squali, adesso non ha più questa funzione. I grandi pesci si sono adattati e arrivano fin da noi», spiega il professor Fabio Bulleri, biologo marino dell’università di Pisa.
Altri grandi predatori presenti nel Tirreno sono lo squalo smeriglio, lo squalo volpe, lo squalo grigio, lo squalo bruno e la verdesca, tutti potenzialmente pericolosi per l'uomo. Pericolosi per un semplice dato biologico; la famiglia dei cosiddetti squaliformi è rimasta pressoché tale in 400milioni di anni di vita. Spesso scambiano l'uomo per un animale da catturare come le foche. Lo squalo si ciba ogni 30, 40 giorni e cerca pietanze ricche di grassi animali e proteine. A differenza di altri predatori ha una pessima vista e non ha l'intelligenza né il “sonar” come i delfini (sebbene abbia l’olfatto molto sviluppato). «Gli squali non sono predatori intelligenti. Se attaccano l'uomo lo fanno per errore: il problema è che può bastare un morso per uccidere prima che se ne vadano alla ricerca di altro cibo più grasso – dicono all'Arpat – Se si avvista uno squalo è fondamentale chiamare il 1530 della Capitaneria di Porto che poi comunica l’avvistamento all'Arpat, all’Osservatorio regionale per la biodiversità e all'acquario di Livorno. Sono specie da tutelare subito e in modo rigoroso » insiste Raimondi.
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