Il Tirreno

Toscana

Chimica e farmaceutica, il lavoro nello sviluppo sostenibile

Il saluto della dirigente scolastica del Fermi Tania Pascucci con la professoressa vicaria Patrizia Pilegi
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Il saluto della dirigente scolastica del Fermi Tania Pascucci con la professoressa vicaria Patrizia Pilegi

Al liceo Fermi di Cecina si è parlato di ricerca applicata alla vita quotidiana a partire dal settore alimentare. E degli sbocchi occupazionali in evoluzione

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Con l’incontro sull’orientamento che ha coinvolto circa cento studenti del triennio, il liceo scientifico Enrico Fermi di Cecina aggiunge un’altra tappa al percorso sulle opportunità post diploma legate all’università e al mondo del lavoro. Il progetto “Filiere e territorio”, organizzato da Confindustria Livorno e Massa Carrara e dal quotidiano “Il Tirreno”, proseguirà l’anno prossimo e rientra in “Chimica, sostenibilità e futuro”, iniziativa nata in collaborazione con la Società Solvay, l’Università di Pisa, Federchimica e il Consorzio Aretusa. Molti gli argomenti trattati dagli specialisti, come le domande poste dai ragazzi. Ad aprire l’appuntamento, il saluto della preside Tania Pascucci e della vice Patrizia Pilegi. «Siamo lieti di partecipare – ha detto la dirigente – perché il piano rientra nell’alternanza tra scuola e lavoro, dove l’obiettivo è dare agli studenti informazioni e strumenti assecondandone le attitudini, affinché compiano le scelte giuste dopo l’esame di maturità». Da anni ormai, Pcto – questo il termine tecnico – è divenuto la base in tutte gli istituti superiori, in quanto va di pari passo con i progetti didattici, rientra a pieno titolo nei piani di studio e attraverso le prime esperienze consente ai ragazzi di conoscere il mondo del lavoro. Concetto ripreso da Elena Pozzoli di Confindustria, pronta a ricordare che «servono competenze precise e consapevolezza per dare continuità e permettere alla domanda e all’offerta di incrociarsi, considerando che gli scenari cambiano in modo più veloce rispetto al passato, con la tecnologia divenuta indispensabile a ogni livello». Ci sono del resto settori, a partire dall’industria chimica e chimica farmaceutica, in cui la richiesta è alta e le possibilità sono numerose e in crescita. Bisogna però studiare, formarsi e rimanere sempre aggiornati. La stessa linea di pensiero espressa da Federchimica, dove il punto centrale è quanto la chimica sia presente nella vita di tutti i giorni, da quella di base ai prodotti cosmetici e detergenti che acquistiamo nei supermercati passando per il settore alimentare. Un concetto che si lega al criterio di sostenibilità, indispensabile alla transizione ecologica – ovvero a modelli di vita più consapevoli – e a un mondo dove il consumo delle risorse sia ridotto per evitare problemi difficili da gestire alle nuove generazioni, già poste di fronte a sfide epocali. Questo per spiegare agli studenti seduti in aula magna il valore della ricerca nei farmaci, nella composizione dei tessuti e nella trasformazione della materia. Fino alla gestione degli impianti industriali e dei laboratori. Una laurea e la formazione Its, istituto tecnico superiore, divengono strategiche perché garantiscono posti di lavoro e, all’atto pratico, offrono una busta paga e la possibilità di programmare il futuro evitando la perdita improvvisa dell’occupazione e spesso l’affannosa ricerca di un’alternativa certa. Antonello De Lorenzo, laureato in chimica e responsabile relazioni esterne della Società Solvay, ha spiegato che «sostenibilità significa unire ambiente, economia e contesto sociale, i suoi tre pilastri. Un criterio applicabile al pianeta intero, dove problemi come la povertà e le violazioni dei diritti umani sono sempre più attuali al pari del consumo enorme delle risorse disponibil». Un quadro complicato in cui cercano risposte gli Stati e le aziende, tra queste Solvay, con l’Agenda 2030, divisa in 17 obiettivi. È un programma che riguarda tutte le persone, il pianeta intero e la prosperità sottoscritto nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’Onu, l’organizzazione delle nazioni unite. I 17 punti per lo sviluppo sostenibile ne costituiscono la solida base e la loro operatività è iniziata nel 2016. Dettando al mondo la linea da seguire nei prossimi anni fino al 2030. Si parte dalla prevenzione dell’inquinamento e dai nuovi processi produttivi per costruire un contesto migliore e si arriva alle uguaglianze di genere, alla lotta contro la povertà e al cambiamento climatico, traguardi da raggiungere con impegno, collaborazione e costante crescita economica, energia pulita e pace sociale. Il Consorzio Aretusa – composto da Asa, Solvay e dall’azienda Termomeccanica Ecologia di La Spezia – rientra nel progetto in quanto si occupa di economia circolare e recupero delle acque reflue. A scuola, gli ingegneri Camillo Palermo, Luca Fontanelli e Mattia Ciampechini ne hanno spiegato l’evoluzione a partire dal 2006, quando è iniziato il ciclo operativo per fornire acqua, circa 3milioni di metri cubi l’anno analizzati, a Solvay preservando le falde – una ricchezza – e pensando a un possibile riutilizzo pure in agricoltura, altro settore condizionato dai mutamenti del clima. Il progetto “Ultimate”, illustrato ai ragazzi via computer, ne ha approfondito i passaggi e svelato in parte gli scenari futuri. A “Filiere e territorio” ha collaborato anche Chiara Cusenza. La conclusione, dopo le domande poste dai liceali, è che il comparto chimico e farmaceutico offre un impiego stabile e ben retribuito nel tempo ed è una scelta ottima per chi, neodiplomato, si iscrive alle facoltà scientifiche.

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