Caporalato, dall’agricoltura ai cantieri: la Toscana dei diritti negati
La nostra regione è la seconda in Italia per l’indice di lavoratori irregolari sfruttati. In un anno nelle varie aziende ne sono stati trovati 209. Ecco in quali settori
Novembre è quasi finito quando la Guardia di finanza ferma due pulmini pieni di braccianti stranieri caricati all’alba in alcune stazioni toscane. Uno viene bloccato a Empoli, l’altro a Montespertoli, in provincia di Firenze. Sono diretti in aziende agricole impegnate nella raccolta delle olive. La paga, però, è di 3,50 all’ora, per undici ore di fila, o a cottimo 30 euro per ogni dieci chili di olive. Due uomini vengono arrestati con l’accusa di caporalato, un 39enne del Pakistan e un 63enne italiano.
Un anno prima, a finire in manette con la stessa accusa, in Toscana, per la precisione a Prato, erano stati i proprietari di due aziende edili, entrambi egiziani, più altri otto uomini che reclutavano muratori stranieri da pagare una miseria, cinque euro all’ora al massimo. Tanto non potevano dire di no, per non perdere il permesso di soggiorno.
Non sono le uniche inchieste sul tema dello sfruttamento del lavoro e non è nemmeno tutto. In Toscana il caporalato è molto più diffuso di quanto possano raccontare i fascicoli nelle procure.
Secondo gli ultimi dati disponibili dell’Ispettorato del lavoro, riferiti al 2020, la regione è la seconda in Italia per la percentuale di lavoratori vittime di sfruttamento rispetto al complesso dei lavoratori irregolari (4,23%), subito dopo il Lazio (5,53%), e prima di Marche (3,95%), Puglia (3,62%) e Veneto (3,22%). La percentuale più alta di lavoratori sfruttati, sia in Toscana che nel resto d’Italia, è nel settore agricolo (oltre il 18%). In regione, nel 2020, sono state controllate 4.912 aziende, il 62,28% delle quali è risultata irregolare in almeno un campo. Nel terziario la percentuale sale al 67,67%, nell’industria era al 59,66%, nell’edilizia al 55,24%, mentre nell’agricoltura al 42,01%. In numeri assoluti sono 143 le persone vittime di sfruttamento trovate nei campi nel corso del 2020, 29 invece erano impegnate nell’edilizia, 14 in attività manifatturiere e due in “altre attività di servizi”.
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Un capitolo, questo, a cui si aggiunge quello del lavoro nero, un’altra forma di sfruttamento usato soprattutto con la manodopera straniera. Solo nel 2020, stando sempre ai dati dell’Ispettorato del lavoro, sono stati trovati 1.625 lavoratori al nero nelle aziende toscane. La maggior parte (422) nel settore manifatturiero seguito subito dopo (405) da quello turistico, quindi alberghi, ristoranti, stabilimenti balneari che utilizzavano giovani lavoratori senza contratto e pagati anche pochi euro all’ora.
Altri 220 sono stati trovati nel commercio e nella vendita al dettaglio, 106 in “altri servizi”, 104 nell’agricoltura, 103 nell’edilizia, 77 in attività artistiche o sportive, 70 in attività scientifiche e tecniche, 56 in trasporto e magazzinaggio, 12 in servizio di supporto alle imprese, dieci addirittura nel settore sanitario e dell’assistenza sociale, quattro in attività immobiliari, uno nell’ambito delle forniture acqua e gestione rifiuti e infine uno anche nel campo dell’istruzione.
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