Il Tirreno

Toscana

L'INTERVENTO

I 145 anni del Tirreno: anima garibaldina e solide radici nella Toscana

EUGENIO GIANI
I 145 anni del Tirreno: anima garibaldina e solide radici nella Toscana

L'intervento del presidente della Regione Eugenio Giani

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Questa storia inizia una domenica pomeriggio di 145 anni fa, ma è bello pensare che sia una storia che appartiene anche al nostro presente.

Quel 29 aprile del 1877 nasceva un giornale che forse non si immaginava di avere tanta strada davanti. A fondarlo un maremmano di Gavorrano, Giuseppe Bandi, che aveva combattuto al fianco di Garibaldi e che un giorno pagherà con la vita la sua idea di giornalismo libero e coraggioso.

Quello stesso giorno, ho scoperto, il nuovo quotidiano cominciava informando i livornesi di una guerra destabilizzante che contrapponeva la Russia e la Turchia. Un dettaglio che non è solo un dettaglio, a fronte della guerra dei nostri giorni: da allora sono successe tante cose, ma ancora si continua a combattere e morire nei conflitti. Meno male che anche il Tirreno c’è ancora. Meno male che ancora possiamo beneficiare del suo impegno di verità, ogni giorno, sulle grandi questioni come sui fatti di cronaca più o meno rilevanti.

In tempi recenti ha goduto di buona fortuna l’idea che si potesse fare a meno del giornalismo e dei giornali. Tanto c’erano i social, c’era chi diceva.

In realtà abbiamo finito per scoprire quanto possono essere devastanti le fake-news, le voci incontrollate e magari diffuse ad arte, con mire più o meno inconfessabili.

E lo abbiamo verificato con la pandemia e ora anche con la guerra: abbiamo bisogno non solo di giornalismo, ma di buon giornalismo. Soprattutto ora, in tempi di paure e incertezze. Abbiamo bisogno di un giornale come il Tirreno, capace di raccontare la Toscana e le sue città, con radici salde nella realtà. Un fatto di democrazia solo per il fatto di esistere e di portare avanti il suo lavoro quotidiano.

Del Tirreno è utile conoscere anche la sua storia. Per esempio quando nell’immediato dopoguerra, con Livorno ancora in macerie, venne rifondato dopo gli anni di compromissione con il fascismo. Oppure quando, era il 1976, una crisi societaria lo portò a un passo dalla chiusura: la testata si salvò con un anno e mezzo di autogestione – esperienza allora unica in Italia – e grazie al sostegno di Livorno e dei suoi lettori.

Anche questo ci insegnano questi 145 anni: che c’è modo di uscire dai tempi più bui. Magari per continuare a mettere in pratica le parole di Bandi e non «vivere col capo dentro il sacco».

Spirito di garibaldino che auspico possa animare ancora molto, molto a lungo questa testata, così come tutti coloro che ogni mattina la ricercano nelle edicole e sul web.

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