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L’Anci contro l’ospedale pisano: «Ha soldi pubblici, curi tutti»

Martina Trivigno
Medici in corsia
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Medici in corsia

Biffoni, presidente dei Comuni toscani, contesta il criterio di residenza per la prenotazione degli esami

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Pisa. Per lui «i cittadini sono tutti uguali». E «l’unico criterio di priorità ammissibile in sanità è quello dell’urgenza, non della residenza».

Matteo Biffoni, sindaco di Prato e presidente di Anci Toscana, l’associazione nazionale dei Comuni italiani, dice che è incomprensibile. Ed è vero che c’è un’emergenza legata a doppio filo con la pandemia che ha generato l’ingolfamento delle liste d’attesa per visite specialistiche ed esami, spiega. «Ma tutte le strutture sanitarie, nessuna esclusa, devono fare la loro parte per contribuire a smaltirle», sottolinea Biffoni. Il presidente di Anci Toscana si riferisce al contestato sistema di prenotazione – il cosiddetto “open access” – adottato dall’Azienda ospedaliero-universitaria pisana (ma anche di Siena e Careggi). Si tratta, in sostanza, di un modello organizzativo che prevede l’erogazione entro tre giorni con scorrimento giornaliero delle prestazioni ambulatoriali monitorate dal Piano regionale per la gestione delle liste d’attesa basato sul bilanciamento della domanda e dell’offerta sugli ambiti di garanzia definiti. Le visite attraverso la modalità di prenotazione “open access”, dunque, sono riservate ai residenti di Pisa, Cascina, Calci, San Giuliano Terme, Vicopisano, Fauglia, Vecchiano, Crespina Lorenzana e Orciano Pisano con una quota parte riservata, dall’Aoup, a chi arriva da fuori.

Tutto è cominciato da una serie di segnalazioni arrivate al Tirreno da parte di cittadini che si sono sentiti rispondere dagli operatori del Cup dell’ospedale di Cisanello: «Ci dispiace, lei è di Livorno: la precedenza la diamo ai pisani». Da qui, si sono moltiplicati gli interventi, tra cui quello di Matteo Salvini, leader della Lega.

Biffoni – che ieri ha incontrato i sindaci della Val di Cornia e ha sottoposto all’attenzione dei colleghi anche questo tema – racconta che l’attenzione sull’argomento è alta. Già altri colleghi – tra cui Samuele Lippi, sindaco di Cecina, e Luca Salvetti, primo cittadino di Livorno, hanno preso posizione al fianco dei concittadini. «I pazienti sono tutti uguali – spiega Biffoni – e, allo stesso modo, hanno diritto alle cure in tutti gli ospedali toscani. Le strutture delle Aziende ospedaliero-universitarie sono centri d’eccellenza, e ringraziamo tutto il personale. Ma non dimentichiamolo: beneficiano anche loro dei finanziamenti pubblici, proprio come le altre strutture. E anche per questo usare il criterio di residenza come priorità rappresenta una forzatura bella e buona. Soprattutto se le persone che vogliono prenotare una visita o un esame in una struttura sono residenti nel territorio dell’Asl di competenza». Secondo il presidente di Anci Toscana, il sistema deve essere rivisto. E quello che spera è che l’incontro fissato per oggi in Regione dall’assessorato alla Sanità guidato da Simone Bezzini sia un momento di riflessione. Per tutti. «La Regione Toscana ha messo a disposizione 30milioni di euro per lo smaltimento delle circa 550mila liste d’attesa nella nostra regione – sottolinea Biffoni – e, ora, speriamo che, insieme a loro, siano abbattute anche le disparità tra cittadini. Per noi è incomprensibile».

«Chiediamo solo che tutti, nessuno escluso, faccia la sua parte sul fronte dello smaltimento delle liste d’attesa – conclude –. E che, soprattutto, sia l’occasione per ricordare che c’è un solo criterio da seguire: quello delle urgenze. Tutto il resto è una forzatura».

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