Il presidio
Firenze, prof no-vax torna scuola: "Mi sento in punizione, dovrò spendere 200 euro al mese per test"
Da settembre a dicembre il docente è andato in classe presentando i tamponi di controllo, poi è scattato l'obbligo vaccinale e ha scelto di non mettersi in regola andando incontro alla sospensione senza stipendio
FIRENZE. È rientrato stamattina a scuola, dopo la sospensione scattata a gennaio perché non in regola con l'obbligo vaccinale anti Covid, ma non può stare a contatto con gli studenti. Un provvedimento che Giovanni Marinelli, insegnante di sostegno dell'Itt Marco Polo di Firenze, ritiene insensato e punitivo. "Chi rientra dopo la sospensione - spiega - deve lavorare in presenza 36 ore invece che 18, non può stare a contatto con gli studenti e deve fare un tampone ogni 48 ore a proprie spese. Vuole dire spendere 200 euro al mese per lavorare. Mi sembra che questo sia mobbing, è un provvedimento punitivo".
Da settembre a dicembre il docente è andato in classe presentando i tamponi di controllo, poi è scattato l'obbligo vaccinale e ha scelto di non mettersi in regola andando incontro alla sospensione senza stipendio. "Fino a dicembre potevo lavorare in classe facendo un tampone ogni 48 ore - racconta Marinelli - ora invece no. Non c'è nessuna logica, la logica può essere solo quella di voler costringere tutti a vaccinarsi".
Nell'Itt Marco Polo, spiega ancora, sono due i casi di docenti sospesi che ora dovranno svolgere altre mansioni. "Stamattina ho parlato con il preside che mi ha detto che nemmeno lui sa come interpretare il Decreto legge. Volendo ci sono i libri della biblioteca da rimettere in ordine, c'è da fare programmazione, ma bisogna inventarsi qualcosa per dare un senso a questa norma che di per sé non ha senso. Mi ha detto di rimanere a scuola, io sono stato a disposizione, ma non c'era niente da farmi fare. In pratica stamattina sono andato a lavorare, ma non avevo niente da fare perché tutte queste cose che stanno nelle circolari del ministero finora non le faceva nessuno e andava tutto bene".
Per Marinelli "è stato molto brutto a gennaio, nel momento in cui ci siamo trovati sotto ricatto, con la paura di perdere tutto, lo stipendio, e non sapere come andare avanti. Ma stamattina è stato divertente tornare lì e rivedere di nuovo tutta questa situazione senza senso. Se mi richiami a lavoro, mi fai rientrare ma non mi permetti di fare il mio lavoro, è mobbing". Marinelli è l'insegnante di sostegno di un ragazzo. "Lo seguo da due anni - spiega - e avevo un bellissimo rapporto con lui, è stato difficile spiegargli che il governo mi stava impedendo di lavorare. Quando gli ho detto che non sarei più potuto andare ha iniziato a piangere. Tutto questo mi sembra un attacco alla libertà di insegnamento: vogliono mettere fuori tutti quelli che la pensano diversamente".
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
