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Guerra in Ucraina, pochi giorni per trovare una via d'uscita - Il commento

Piero Fassino
Vladimir Putin
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Vladimir Putin

ATLANTE. Il tempo è poco e se si vuole ottenere la tregua invocata da tutto il mondo e verificare la praticabilità di una trattativa, bisogna agire subito

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Una via di uscita: è l’impellente urgenza di queste ore, prima che l’Ucraina precipiti in una guerra devastante. Pur capaci finora di frenare l’offensiva, gli ucraini potrebbero soccombere se Putin decidesse per una dura escalation militare.

Ma anche una via di uscita per Putin che, infilatosi baldanzosamente nell’avventura ucraina, in tre settimane ha visto smentiti tutti gli assunti su cui ha basato la sua sfida: infondata la convinzione di una debole e reticente reazione americana ed europea che invece non è mai stata così ferma e determinata; così come una ipotizzata neutralità del resto del mondo è stata contraddetta dal voto di condanna del 90% degli Stati membri dell’Onu; smentita anche la certezza di poter contare su un solido consenso interno, incrinato invece da diffuse proteste non intimidite da arresti e repressione; e ancor più infondata la sicumera di una rapida guerra-lampo incagliatasi invece sugli scogli di una tenace e coraggiosa resistenza ucraina. E pesano come un macigno le migliaia di giovani soldati di leva russi mandati a morire senza conoscerne le ragioni.

Anche in politica il tempo non è una variante indipendente. Meno che meno lo è quando una guerra infuria e la vita di milioni di persone è esposta a ogni rischio. I pochi giorni concessi all’attivazione dei corridoi umanitari per evacuare la popolazione civile si stanno esaurendo. E già è in corso una ripresa dell’offensiva russa con un innalzamento dei bombardamenti e delle operazioni belliche, investendo ormai anche città e territori delle regioni occidentali dell’Ucraina con l’obiettivo di accerchiare e conquistare Kiev e impadronirsi di Odessa, fatti che segnerebbero un netto ribaltamento dei rapporti di forza a vantaggio russo.

Peraltro altro segnale inquietante è l’annuncio dello stesso Putin dell’arrivo nel Donbass dalla Siria e dalla Libia di ben 16.000 foreign fighter e mercenari abituati a ricorrere ad ogni brutalità e crudele violenza. E sempre più insistente si fa la voce di un possibile intervento militare bielorusso a fianco di Mosca. Si profila insomma un ulteriore forte escalation del conflitto, con i russi determinati a piegare con ogni mezzo la resistenza ucraina che a sua volta intende difendere la propria nazione fino all’ultimo lembo di terra.

Ci sono dunque pochi giorni per individuare una via di uscita, interrompendo la spirale devastante di violenza che rischia di avvolgere in modo irreversibile l’Ucraina. Il tempo è poco e se si vuole ottenere la tregua invocata da tutto il mondo e verificare la praticabilità di una trattativa, bisogna agire subito.

Passi in questa direzione li ha compiuti il presidente ucraino Zelensky dichiarandosi aperto alla trattativa, disponibile ad uno status di neutralità dell’Ucraina e pronto a un incontro diretto con Putin. Disponibilità che – stando a parole pronunciate da Putin – sarebbe considerata con attenzione dal Cremlino. Si vedrà già nelle prossime ore se le parole del leader russo saranno sincere o tattiche. Se l’offensiva militare russa innalzerà il suo livello aggressivo estendendosi a tutta l’Ucraina, allora vorrà dire che Putin ha deciso di risolvere il conflitto con le armi, chiudendo ogni spazio a un negoziato. Se viceversa alle disponibilità di Zelensky corrispondesse anche un’apertura del Cremlino al negoziato – ipotesi allo stato tutta da verificare – si profilerebbe un nuovo scenario che richiederebbe una immediata iniziativa della comunità internazionale che non affidi l’eventuale trattativa soltanto alle parti in conflitto.

Una guerra, infatti, suscita in ciascuno dei contendenti sentimenti di rancore, recriminazione, sfiducia, irrigidendo le reciproche posizioni e rendendo assai difficile raggiungere accordi. In ogni conflitto, tanto più se armato, serve un “soggetto terzo” che assista le parti, le accompagni nella ricerca di soluzioni, promuova proposte di compromesso, faciliti intese e sia garante che quanto concordato sarà attuato. È questo il passaggio impervio e stretto, ma ineludibile, che occorre perseguire in queste ore per evitare che l’esito del conflitto sia affidato al solo crepitare delle armi e ai boati dei missili. Un passaggio da mettere in campo subito, perché il trascorrere del tempo, senza che nulla accada, non lavora per la pace.

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