Il Tirreno

Toscana

IL COMMENTO

Le luci spente e tutti a piedi: era l'austerità

Michele Gambino

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Si parla di caro bollette, di crisi energetica. E tu, che hai una certa età, invece che preoccuparti pensi al periodo della tua giovinezza. Un periodo della tua vita pieno di bei ricordi: l’austerity, le domeniche a piedi, le biciclette tirate fuori dai garage, le ragazze con i pattini a rotelle; e poi le insegne dei negozi spente, i cinema chiusi allo scoccare delle 22. L’annunciatrice Rai ci mandava a letto presto come la mamma, il governo raccomandava di spegnere le luci uscendo dalle stanze manco fosse papà.

E i giochi da tavolo tirati fuori dall’armadio, lo zio che raccontava barzellette fino a tardi, papà e mamma che si tenevano per mano come mai gli avevi visto fare...Uscì persino un film sul tema, dal titolo Conviene far bene l’amore. In un futuro immaginario a produrre energia elettrica per conto dello Stato erano le coppie in camera da letto. Dopo si scoprì che il regista ci aveva azzeccato: nei mesi trascorsi in regime di austerity il contatore della natalità era schizzato in alto. Era bastato spegnere il televisore. Fu un tempo di vera crisi, eppure ce lo ricordiamo tutti con piacere. Si passeggiava invece di correre, si chiacchierava invece di guardare la tv, e c’era un che di romantico nel gesto di abbassare le luci. Spengono le luci, tacciono le voci, cantava Adriano Celentano. Domani sera si spengono le luci degli edifici comunali, ma si alzano le voci dei sindaci fautori della protesta contro Il conto energetico in arrivo.

Se per noi cittadini sarà una bella botta, per i Comuni italiani potrebbe essere una botta letale. Dicono sia colpa del vento del nord, che non soffia come dovrebbe a causa del cambiamento climatico, con conseguente calo dell’energia eolica nelle fredde e sperdute lande in cui si produce. Viene in mente la teoria del Caos, per cui un battito d’ali di farfalla a Pechino può provocare un tornado a New York. Ma è colpa anche delle tensioni tra Russia e Ucraina (diavolo di un Putin), e soprattutto è colpa nostra: finito il lockdown, abbiamo ripreso a spostarci e consumare come se non ci fosse un domani. Le aziende, per andarci dietro, hanno iniziato tutte insieme a produrre, di conseguenza la domanda di energia è cresciuta.

E se si alza la domanda, come sa bene chi compra il salmone a Natale, rincara l’offerta. Poi, come sempre, c’è chi ci specula. Dunque via le luci, anche se per poche ore, come gesto simbolico. Ma se metti caso diventasse una necessità, e fossimo costretti a rivedere i nostri stili di vita? Ripensando al tempo dell’austerity viene da dire: poco male, al massimo saremo costretti a rallentare un po’, e a spegnere qualcuno dei tre o quattro device che ci riempiono la vita. Sicuramente la faccenda è più complicata di così, ma se non altro mi consola pensare che forse smetteremo di parlare di no vax per passare a occuparci di no lux. Nel cambio abbiamo solo da guadagnarci.

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