Il Tirreno

Toscana

La Cappella Brancacci a tu per tu con Adamo ed Eva capolavori visti dai ponteggi

Gabriele Rizza
I ponteggi per il restauro degli affreschi della Cappella Brancacci sui quali è possibile anche l’accesso per i visitatori
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I ponteggi per il restauro degli affreschi della Cappella Brancacci sui quali è possibile anche l’accesso per i visitatori

I visitatori possono quasi toccare gli affreschi di Masaccio e Masolino di solito ammirati dal basso verso l’alto

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L’occasione è di quelle da non perdere. Perché, a meno di non essere addetti ai lavori, non capita tutti i giorni di avere di fronte, vis à vis, a nemmeno un metro, Adamo ed Eva tentati dal serpente e poi cacciati dal Paradiso. I ponteggi che nascondono la Cappella Brancacci a Firenze sono la porta di accesso a questa mirabile visione. Per vivere l’esperienza, cc’è tempo fino alla fine dell’anno quando il cantiere verrà rimosso al termine del processo di “rifinitura” del celebre ciclo di affreschi situato all’interno della chiesa di Santa Maria del Carmine, che impegnò Masaccio e Masolino dal 1424 al 1428 e che rappresenta uno dei vertici, esempio fra i più alti e spettacolari, della pittura del Rinascimento.

Finanziato dalla Fondazione Friends of Florence, l’intervento di restauro non impedirà l’accesso ai visitatori (non più di dieci alla volta) che potranno appunto ammirare in esclusiva e a distanza ravvicinata i capolavori di Masaccio e Masolino.

«Poter quasi toccare gli affreschi di solito visti solamente dal basso verso l’alto – dichiara il sindaco Dario Nardella – è davvero emozionante, e così secondo una modalità già felicemente sperimentata a Palazzo Vecchio, abbiamo scongiurato la chiusura della Cappella per tutto il tempo del restauro, il che sarebbe stato un danno davvero grande per i nostri musei, soprattutto dopo il prolungato periodo di lockdown».

Sponsor del progetto fu nel 1423 il mercante Felice Brancacci che dette l’incarico a Masaccio e Masolino di affrescare la cappella con le storie di San Pietro. A tre quarti dell’opera, partito Masaccio per l’Ungheria e richiamato a Roma Masolino, col Brancacci caduto in disgrazia per le sue simpatie antimedicee, il cantiere si ferma. Con tempismo degno di miglior causa, i frati fanno cancellare i ritratti di tutti i personaggi legati alla famiglia Brancacci e nel 1460 titolano la cappella alla Madonna del Popolo. Soltanto nel 1481 sarà chiamato Filippino Lippi per il completamento delle scene mancanti.

Scampata all’incendio che nel 1771 devasta l’interno della chiesa, la cappella venne acquistata nel 1780 dai Riccardi, che rinnovarono altare e pavimento. Gli affreschi, inspiegabilmente trascurati per tutto l’Ottocento, furono sottoposti a una sommaria spolveratura nel 1904. Ma fu necessario aspettare gli anni Ottanta perché le pareti della Cappella Brancacci tornassero a risplendere, nel recupero delle preziose superfici decorate e nella ridefinizione delle architetture e delle figure che le abitano. Infine nel novembre 2020 la Cappella è stata sottoposta a un primo monitoraggio che ha messo in luce alcune criticità dal punto di vista della conservazione e la necessità di stabilizzare alcuni potenziali fenomeni di deterioramento (distacchi dell’intonaco, localizzate perdite di coesione, depositi superficiali incoerenti) oltre che provvedere a un generale controllo sulla stabilità dell’intero ciclo. Grazie all’attuale cantiere, sostenuto da Sovrintendenza, Cnr e Opificio delle Pietre dure, è ora possibile svolgere una nuova campagna diagnostica, più approfondita ed esaustiva della precedente, potendo contare sulle più aggiornate tecniche e le migliori competenze disponibili nel panorama internazionale.

Le visite sono aperte il venerdì, il sabato e il lunedì dalle 10 alle 17 e la domenica dalle 13 alle 17. Obbligatoria la prenotazione on line o tramite call center secondo le modalità che sono indicate sul sito web cultura.comune.fi.it


 

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