Il presidio
La variante Omicron in Toscana più diffusa che nelle altre regioni
Il dato del 3 gennaio: solo l’11% dei casi è delta
firenze. In Toscana galoppa la variante Omicron. Da lei dipendono l’89,2% dei contagi, mentre solo il 10,8% dei positivi è stato contagiato da Delta. Ben oltre la media nazionale che – sul fronte della predominanza di Omicron – tocca quota 80, 75%.
Questo è quanto emerge dai dati diffusi dall’Istituto superiore di sanità al quale sono stati trasmessi i numeri dai tre laboratori toscani (Pisa, Firenze e Siena) che, dall’inizio della pandemia, si occupano di analizzare e sequenziare i tamponi.
I dati si riferiscono al 3 gennaio e il quadro che emerge tratteggia in Toscana una netta superiorità di Omicron rispetto a Delta che piazza la Toscana al quinto posto, per predominanza della variante, nella classifica nazionale delle regioni. «Più il virus è contagioso e più è difficile ostacolarne la diffusione», spiega il professor Gian Maria Rossolini, professore ordinario dell’università di Firenze e primario di Microbiologia e virologia di Careggi. Il laboratorio che dirige è il primo imbuto di tutta l’emergenza. Qui c’è il team di biologi, medici e biotecnologi che ogni giorno processa i tamponi eseguiti sui sospetti positivi della Toscana centro.
Sul motivo per cui la Toscana sia avanti a tante altre regioni sul fronte della presenza di Omicron, il professore spiega: «La variante è arrivata prima nella nostra regione che altrove e ha cominciato a diffondersi molto in fretta perché questa è una delle sue caratteristiche: la maggiore contagiosità rispetto ad altre varianti che abbiamo conosciuto in questi due anni di pandemia».
«Ci sono poi un paio di parametri di cui tenere conto – sottolinea il virologo – : primo fra tutti il fatto che l’accesso al tampone non è uguale in tutte le regioni. E anche il sequenziamento non avviene in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale. Di conseguenza, non tutti i tamponi vengono sequenziati». Soprattutto nel momento clou di questa quarta ondata non è stato possibile sequenziare tutti quanti i tamponi.
«Esistono due tipi di sequenziamento: uno più rapido che consente di avere l’esito in tempi brevi, anche se l’informazione è parziale – sottolinea il professor Rossolini – E poi c’è il sequenziamento completo che, però, prima di poter avere l’esito servono giorni. Ci siamo organizzati per affrontare al meglio l’emergenza. Se c’è una cosa che la pandemia ci ha insegnato è a essere pronti per rispondere a tutte le esigenze. In ogni caso non ci sono dubbi sul fatto che la variante Omicron sia quella predominante in Toscana». Con la corsa al tampone, non è stato possibile sequenziare ogni singolo campione giunto in laboratorio per capire se la malattia fosse la conseguenza di un’infezione da variante Omicron o Delta. Ma i dati diffusi dall’Istituto superiore di sanità lasciano poco spazio ai dubbi. Stando ai numeri del 3 gennaio, dei 276 campioni positivi trasmessi al laboratorio, 139 sono i campioni sequenziati. E in 124 di questi è stata riconosciuta la variante Omicron e solo in 14 la Delta, confermando una tendenza che ormai va avanti da tempo. «Il picco di contagi dell’ultimo periodo è da ricondurre proprio alla Omicron – conclude il professor Rossolini – : una variante capace di contagiare molte più persone, anche se un numero molto inferiore di infetti deve ricorrere alle cure ospedaliere. Soprattutto se vaccinate contro il Covid-19».
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