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Iva sul volontariato, solo una tregua. Ma sull’Irap arriva la beffa: «Esentati tutti meno il nostro settore»

Luca Signorini
Iva sul volontariato, solo una tregua. Ma sull’Irap arriva la beffa: «Esentati tutti meno il nostro settore»

Il pagamento per il “no profit” slitta al 2024. Il Forum toscano considera gli emendamenti sull’Iva alla stregua di «agguati, punizioni e rappresaglie inaccettabili per il terzo settore»

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FIRENZE. È solo rimandata la riforma dell’Iva per le associazioni del terzo settore. La Commissione bilancio del Senato, con un emendamento inserito nella legge di bilancio, ha rinviato al 1° gennaio 2024 l’introduzione del regime Iva anche per le associazioni “no profit” finora escluse dall’imposta, che sarebbero state inserite tra le categorie esenti. Non solo i circoli che hanno bar e magari il ristorante (ma con un volume d’affari che non deve superare i 65mila euro l’anno), ma anche sodalizi senza scopo di lucro, a fini sociali e culturali, e associazioni di volontariato. Il Forum del terzo settore aveva lanciato l’allarme: in Toscana, con l’introduzione del regime Iva e l’incarico a un commercialista per tenere la contabilità, sarebbero state a rischio circa 5.000 piccole realtà sulle 20.000 attive nella nostra regione.

La mazzata sul volontariato a questo punto è rinviata di due anni. Resta invece pendente per il nostro Paese la procedura d’infrazione aperta dall’Unione Europea già nel 2010. Bruxelles in pratica vuole che l’Italia si adegui alla normativa sull’Iva che deve essere analoga per tutti gli Stati dell’Unione. C’è il rischio che Roma finisca davanti alla Corte Europea di Giustizia e che venga raggiunta da sanzioni.

La norma salva volontariato è comunque acquisita. Anche se il terzo settore non abbassa il tono della protesta. E avanza alcune richieste. Per esempio, «l’abrogazione della norma della partita Iva per le associazioni, su questo crediamo che vada presa una decisione di tipo politico e non di tipo tecnico» sottolinea la portavoce nazionale del Forum del terzo settore, Vanessa Pallucchi. E inoltre, «l’apertura, non fra tre mesi ma subito, di un tavolo di confronto che veda il Forum del terzo settore, il ministero dell’Economia e quello del Lavoro insieme per decidere la definizione di tutta la materia fiscale, compresa l’Irap su cui c’è un altro paradosso: tutti gli enti saranno adesso esenti Irap, esclusi quelli del terzo settore. Quindi un'altra volta la solidarietà che viene tassata e questo lo riteniamo un atto grave da un punto di vista politico, prima che tecnico».

Il Forum considera gli emendamenti sull’Iva alla stregua di «agguati, punizioni e rappresaglie inaccettabili per il terzo settore». Intervengono anche le Acli, che in Toscana hanno oltre 300 circoli e 60.000 soci. «Rimangiandosi per l'ennesima volta quanto dichiarato, la maggioranza che sostiene il Governo non ha votato l'abrogazione della norma che introduce l’obbligo di aprire la partita Iva anche agli enti no profit non commerciali, ma si è limitata a prorogarla di due anni, senza dare alcuna disponibilità a modificarla, né ad aprire un confronto. In base a questo emendamento servirà la partita Iva perfino per chiedere la quota di partecipazione al campo scout», scrivono. E ancora: «Prorogare l'entrata in vigore di una simile norma è una presa in giro. È sempre più evidente che non esiste un interlocutore politico che si prenda l'impegno reale a creare un tavolo per discutere seriamente di materia fiscale per gli enti del terzo settore. Si preferisce sacrificare il mondo dell’associazionismo sul tavolo delle 102 infrazioni a carico del nostro Paese, nonostante svolga un ruolo costituzionalmente fondamentale, non di mercato ma di condivisione sociale, questo rappresenta un motivo più che valido per l'esclusione dal regime Iva».

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