Gkn, l'advisor Francesco Borgomeo in fabbrica: «La competenza si paga e il primo investimento per me sono gli operai»
Oggi l’incontro nello stabilimento di Campi con i sindacati: «Vorrei rimanere come socio. No a un’azienda “di Stato”»
«È il momento di condividere il percorso che ho fatto fin qui». Francesco Borgomeo questa mattina è arrivato alla Gkndi Campi Bisenzio dove era previsto l'incontro con i lavoratori della fabbrica, dopo l'annuncio dell'acquisizione del 100% delle quote dello stabilimento fiorentino attraverso la società Qf Spa.
Nel pomeriggio l'arcivescovo di Firenze, cardinale Giuseppe Betori ha fatto visita ai dipendenti Gkn. In fabbrica per una visita ai lavoratori e per incontrare Borgomeo sono andati anche il presidente della Regione Toscana, il sindaco di Firenze Dario Nardella e quello di Campi Emiliano Fossi. "C’è soddisfazione nel vedere l’apertura di un nuovo ciclo e di una nuova società proprietaria per la Gkn di Campi Bisenzio. Naturalmente non è il punto di arrivo, ma di ripartenza”. “Nei prossimi giorni – hanno proseguito – ci sarà l’incontro al Mise per l’avvio delle trattative con il nuovo soggetto industriale. Le istituzioni sono state vicine ai lavoratori in maniera compatta e si sono mosse all’unisono, insieme a tutte le organizzazioni sindacali, perché si potesse giungere all’apertura di un nuovo ciclo che salvaguardasse il posto di lavoro di centinaia di famiglie. E a questo proposito, proprio pensando alle famiglie dei lavoratori, prende ancora più significato il fatto che la svolta sia avvenuta nei giorni che precedono il Natale”.
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Presidente Borgomeo, qual è la spinta che l’ha portata a scegliere di occuparsi di Gkn?
«Mi occupo di riconversioni industriale da sempre. A Gkn ci sono lavoratori di grandissimo valore. Sono operai specializzati in ambito meccanico ed elettromeccanico e avere uno stabilimento che ne ha così tanti e con una radicata cultura della sicurezza sul lavoro è un gran valore. Ci vogliono tre anni per formare operai come ce ne sono lì. Quindi stiamo parlando per cominciare di un grosso investimento in risorse umane». Quindi serve il personale, non lo stabilimento?
«Con il Pil al 6%, era dagli anni Cinquanta che non si vedeva un momento come questo: è il luogo giusto per una riconversione per il settore farmaceutico o per le energie rinnovabili».
Per il farmaceutico?
«Non per produrre medicine ma per fare macchine per il settore».
Ha già due aziende interessate a investire nella riconversione di Gkn, giusto? Sono multinazionali?
«Sono due gruppi italiani con affari anche all’estero. Hanno un interesse molto forte. Poi ne ho un terzo, anche questo a un livello di trattativa abbastanza avanzato».
Lei si farà da parte una volta concluso il passaggio?
«Mi auguro di far parte del progetto di riconversione. Sono un imprenditore e non un consulente, mi occupo di ricerca e innovazione, di brevetti in collaborazione con le università. In genere nei progetti in cui investo, cerco di rimanere come socio».
I dipendenti Gkn hanno due punti su cui non intendono prescindere. L’applicazione dei contratti collettivi con il mantenimento del salario e il passaggio di tutti.
«Sono il presidente di Confindustria di Cassino e lavoriamo nei contratti collettivi. Inoltre ritengo che il personale che ha le competenze si paga».
Non parla di automotive.
«A Cassino abbiamo uno stabilimento Stellantis e una filiera molto bella di componentistica. Nel momento in cui la politica industriale non scommette sull’automotive e l’unico player non è più italiano non si può pensare che ci possa essere una strategia di ampio respiro».
Esiste un progetto di riconversione elaborato da lavoratori e professori universitari. L’ha visto?
«Ci vogliono però 100 milioni per la riconversione e quindi è necessario dare redditività all’investimento. Sono però interessato ad ascoltare e valutare tutto quello che arriva sul tavolo».
Si tratta di una fabbrica pilota per produrre mezzi elettrici con un forte contributo dello Stato?
«Chi viene a investire deve avere soldi, know how e competenze. Lo Stato invece deve incoraggiare e aiutare e intervenire semmai nel capitale in modo marginale. La partecipazione è solo funzionale. Le università sono lo Stato che apprezzo e di cui ho bisogno».
Quali sono i tempi per concludere la riconversione?
Nella mia testa c’è un semestre. Non abbiamo tempo e non voglio perderlo. Ho messo un piede nell’affare il 29 novembre quando erano già pronte le lettere di licenziamento e mi sono impegnato a chiudere entro il 15 dicembre. Siamo arrivati ad oggi: da cattolico, italiano, imprenditore non si fa può buttare a mare risorse come Gkn».
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