Italia
L’artista turco va fuori corso e riceve il foglio di via. «All’estero ce lo invidiano»
Umit Turgay Durgum a Carrara realizza opere esposte in tutto il mondo. Ma è iscritto all’Accademia da troppo tempo e anche il Tar gli dà torto
CARRARA. Era l’8 marzo, quando i carabinieri lo hanno fermato in macchina per un controllo. La data se la ricorda bene, perché il giorno prima era il suo compleanno. «Mi hanno tenuto lì fermo per un po’, poi mi hanno detto che dovevo seguirli. Erano gentili, ma ho iniziato ad agitarmi: non capivo cosa stesse succedendo». Una volta arrivato alla stazione di Fossola, frazione di Carrara, Ümit Turgay Durgun, 37 anni, affermato artista turco, che vive in Italia da sei anni, ha ricevuto un foglio in cui veniva invitato, cioè obbligato, a lasciare il Paese entro 15 giorni.
La questura, anche se lui ne era all’oscuro, gli aveva rifiutato la richiesta di proroga del permesso di soggiorno per studio, perché fuori corso. Doveva finire la biennale dell’Accademia di belle arti entro, massimo, cinque anni, e ne erano passati sei. Il punto è che lui non ha mai perso tempo a bighellonare. A Carrara ha uno studio, dove realizza opere che vengono esposte in tutto il mondo. L’ultima è Bastet, un gatto egiziano sacro enorme, cinque metri e 40 di acciaio installati il 2 dicembre in piazza Battisti con una conferenza a cui ha partecipato mezzo mondo: dal sindaco della città alla fondatrice del Museo d’arte contemporanea Elgiz Museum di Istanbul, al direttore delle arti e degli affari culturali dell’Orange County Orlando, città della Florida dove verrà installato il gatto sacro nei prossimi giorni e dove lui rischia di non poter andare (come d’altronde non era potuto andare alla prima installazione in Turchia). Insomma, non è l’ultimo degli artisti e nemmeno l’ultimo degli studenti. Eppure per lo Stato deve andarsene. «I carabinieri mi hanno detto che dovevo dire subito quando, dove e come me ne sarei andato, ma non sapevo nemmeno cosa rispondere. Ho pensato: questo è il Paese dove vivo e lavoro, come faccio ad andarmene?».
In Italia, per la precisione in Versilia, è venuto la prima volta nel 2009, quando ancora studiava all’Accademia di belle arti di Marmara. Folgorato dal mare e dalle Apuane «ho deciso che volevo tornare per continuare la mia formazione». Così nel 2012 torna. Si iscrive al corso di arti visive e scultura all’Accademia di Carrara, ma continua a lavorare, a fare opere e a portarle in giro per il mondo, Usa e Brasile incluse. Gli esami, inevitabilmente, vanno a rilento. «Nel 2018 avevo firmato un accordo con il Comune di Seravezza per una maxi mostra all’aperto con otto opere. Avevo iniziato a lavorare a quello e non riuscivo a studiare o a scrivere la tesi».
Nell’ottobre del 2019, come tutti gli anni, presenta la domanda per il rinnovo del permesso di soggiorno. Mesi dopo riceve una lettera. «La questura mi chiedeva di presentare memorie difensive per spiegare come mai non avessi ancora terminato gli studi - racconta -. E lo trovo giusto. È giusto che sappiano cosa sto facendo». Invia, non un foglio, ma un fascicolo intero con il dettaglio di tutte le mostre realizzate «che oltre a essere un lavoro, fanno parte del mio percorso formativo». E da lì il vuoto fino all’8 marzo del 2021 quando viene fermato per strada e scopre di essere irregolare.
Con il suo legale fa subito ricorso al Tar, ma lo perde. Secondo i giudici «se pure la sua partecipazione allo svolgimento di iniziative nel campo dell’arte non sono estranee al percorso formativo, tuttavia la disposizione invocata non prevede alcuna causa giustificatrice in ordine al superamento del limite dei rinnovi». La decisione del Tar arriva a metà novembre. Nel frattempo Durgon si è diplomato e si è sposato con la donna con cui è fidanzato dal 2014, una ragazza egiziana, in Italia con permesso di soggiorno per asilo politico. «Adesso stiamo tentando la strada della richiesta di permesso di soggiorno per motivi familiari», dice l’artista. Sul caso interviene anche il suo ex docente di scultura, Pier Giorgio Balocchi: «È un artista affermato e bravissimo. È veramente uno scandalo. In altri Paesi gli darebbero sei permessi di soggiorno e qui lo vogliono mandare via».
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