Il Tirreno

Toscana

Raccolte 12mila firme per i mufloni del Giglio

Marco Pomella

Crescono le adesioni alla petizione ambientalista: «Così è una mattanza». Il sindaco minimizza: «Sono 30 esemplari»

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Marco Pomella

grosseto. Le doppiette erano attese per oggi all’Isola del Giglio, dove doveva prendere il via il progetto “Life lets go Giglio” del Parco Nazionale Arcipelago Toscano. Un progetto, finanziato dalla Comunità europea, che prevede l’abbattimento dei mufloni per eradicarli dall’isola. L’inizio del programma è poi slittato, sembra a causa del maltempo. Ma la scelta continua a far gridare allo scandalo. «È una mattanza», dicono gli animalisti. E per questo sul sito Savegiglio. org è stata avviata una petizione online che ha già raccolto quasi 12.000 adesioni. «I mufloni presenti sono la popolazione residua di un progetto di conservazione realizzato negli anni 50 del secolo scorso che ha contribuito con successo a salvare la specie dall’estinzione», spiegano gli animalisto. La petizione chiede di bloccare il progetto «fino a quando studi appropriati sulla loro effettiva dannosità all’ecosistema potranno essere eseguiti e valutati scientificamente». A dare man forte agli ambientalisti scende in campo anche la politica. La deputata Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega italiana per la difesa degli animali e dell’ambiente, chiede l’intervento del premier Mario Draghi e del ministro Roberto Cingolani perché «fermino il massacro», annunciando un esposto alla Corte dei Conti europea e alla Procura. «Non soltanto deve cessare la mattanza dei mufloni dell’isola – scrive – ma sono quanto mai opportune le dimissioni del presidente e degli amministratori del Parco che l’hanno decisa senza valide giustificazioni» dando modo ai cacciatori (selezionati da apposito bando) di sparare agli animali «al costo – dice – di 1, 6 milioni di euro dei contribuenti italiani ed europei». Sulla stessa linea l’associazione Italian horse protection che esprime «sdegno verso amministrazioni pubbliche che pretendono di risolvere un problema di convivenza uomo animale dando l’autorizzazione a sparare e a uccidere animali inermi». All’appello per salvare gli animali si unisce anche l'eurodeputata dei Verdi Eleonora Evi Eleonora Evi «affinché si metta subito fine a questa mattanza». Di parere opposto Andrea Ulmi, consigliere regionale della Lega: «I mufloni sull’Isola del Giglio stanno mettendo a rischio le coltivazioni. Il Parco ha dato vita ad abbattimenti selettivi, concordati» proprio per tutelare le attività agricole, oltre che l’ecosistema dell’isola. Sul tema interviene anche il sindaco Sergio Ortelli. «La vicenda – dice – ha origine diversi anni fa. I mufloni, che non sono una specie autoctona sull’isola, furono portati qua attorno agli anni 60 da un farmacista pisano che li allevava in un podere privato. Dieci anni fa, a seguito dell’abbandono di questo terreno, i mufloni sono scappati: sono animali che fanno danni soprattutto alle coltivazioni. Da qui il progetto che prevede non solo l’abbattimento dei mufloni, ma anche l’eradicazione delle piante non autoctone presenti sull’isola. Stiamo parlando di 20-30 animali al massimo. Sono animali incompatibili con la biodiversità dell’isola». Il muflone è una delle 59 specie cacciabili, non è in via di estinzione, non è protetta. Lo dice chiaramente il professor Luigi Boitani, professore di Zoologia all’università La Sapienza di Roma. «Al Giglio i mufloni sono una specie aliena: rimuoverli è un atto di conservazione, non una mattanza. L’uso di termini come mattanza e condanna a morte è sintomatico di una lettura volutamente distorta della realtà, un lessico teso a forzare l’opinione pubblica, un po’ come fanno alcune persone che, di questi tempi, parlano di dittatura sanitaria». Il muflone altro non è, aggiunge Boitani, che «una pecora selvatica di origine asiatica portato in Sardegna e Corsica forse 6-7000 anni fa, molto rustica e adattabile a quasi tutti gli ambienti grazie anche alla sua dieta. Solo in Toscana questo anno ne saranno uccisi circa 400 ».

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