Renzi e il rischio di voto anticipato: «Da Letta a Meloni lo vogliono tutti»
Via alla Leopolda11: pronto l’attacco alla magistratura sull’inchiesta Open. Ironie su Conte: «Dategli Rai Gulp»
FIRENZE. Si farà una radio, un po’ come i leader sudamericani. Radio Leopolda. Che ve lo diciamo a fare. Da mandare in onda il 12 gennaio, giusto in tempo per sintonizzarsi sulle frequenze della corsa al Quirinale. Anche se sulla corsa al Colle aleggia già il rischio del voto anticipato, perché «il rischio elezioni» aleggia già in Parlamento, «le vogliono Letta, Conte, Salvini, Meloni», è convinto, e «c'è con qualsiasi presidente. Se il Parlamento si sfilaccia, si vota», dice all’Huffington Post prima di salire sul palco e sembra già un messaggio cifrato ai partiti e a chi tifa per Mario Draghi al Colle. Insomma, un assaggio della Leopolda11 che farà, un antipasto del discorso di chiusura
Sul palco, del resto, ci arriva dopo un po’ di footing giù dal viale del Piazzale Michelangelo. E anche lì Matteo Renzi anticipa, dice qualcosa senza chiarire del tutto. E ai cronisti che lo intercettano col fiatone e gli chiedono se davvero l’undicesima kermesse sarà quella in cui annuncerà lo scioglimento di Italia Viva per fondare il “Grande centro” come da giorni preconizzano perfino i fedelissimi, lui taglia corto: «Non fondo un nuovo partito, mi sembrano tutti fuori di capo, per dirla alla fiorentina».
Alla fine eccolo, jenas e camicia bianca d’ordinanza, un pizzico sovrappeso rispetto alle origini («Non sei più un ragazzino», gli dice Eugenio Giani) e la vecchia stazione di Porta al Prato pare davvero uno studio radio. Perché «basta con la tv», tipo quella di «Lilli Gruber». Ma a parte questo non è che il format sia troppo diverso. Lui al centro, tutto il resto è contorno. Un po’ gigioneggia, un po’ fa il comico, un po’ bacchetta e ammonisce. Dice che questo è un luogo «in cui si discute di politica», dice che la tre giorni non è concepita solo con un attacco alla magistratura, ma poi precisa: «domani alle 18 (oggi, ndr) racconterò di questo incredibile scandalo, un processo politico alla politica». Cioè l’inchiesta su Open.
Insomma, questa sarà un po’ la Leopolda contro. Si sente isolato Renzi. «Fanno di tutto per metterci in difficoltà».
Si sono iscritti in 8mila, è vero, ma il leader sa che potrebbe non avere più il pallino del gioco.
Soprattutto per l’elezione del presidente della Repubblica. «Saremo ancora l’ago della bilancia», ripete. E più che radio, in fondo, questa in fondo è sempre stata un’ego-Leopolda. Ricorda di essere stato lui «a salvare il Paese dall’esperienza tragicomica di Conte». All’ex premier grillino riserva uno sketch corrosivo. «Dategli almeno Rai Gulp».
Ma è chiaro che tema di perdere il ruolo di kingmaker. Il polo centrista è ancora nei piani, ha perfino investito Nicola Danti, l’eurodeputato toscano, del compito di provare a dare vita a una nuova creatura, che tenga insieme Calenda e Coraggio Italia, transfughi di Pe e FI, ma lo stress test sarà la corsa per il Quirinale. Così prende di mira i grandi partiti, quelli (quasi) alleati e gli avversari. Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Enrico Letta e Giuseppe Conte che – sostiene – «vogliono il voto anticipato, elezioni nel 2022».
È anche un modo per far svaporare i sospetti che i renziani lavorino già fuori dalla maggioranza Draghi. In fondo Italia Viva per due volte ha votato con il centrodestra. Renzi giura: «Tutto tranne che un segnale politico», ma fra i suoi c'è chi non nasconde che un messaggio sia comunque arrivato: «Si è visto che i numeri di Italia Viva contano eccome – ha detto Maria Elena Boschi – e forse qualcuno comincia a preoccuparsi». E dunque, sì, sarà fuori di capo chi crede che voglia andare oltre Italia Viva, ma «se il Pd conferma il matrimonio con Conte e Di Maio e la destra continua ad avere una trazione sovranista è evidente che c'è uno spazio, una prateria» al centro. Le fibrillazioni ormai sono palpabili anche fra i suoi. Servirà una legge elettorale proporzionale. E potrebbe diventare una moneta di scambio in vista della partita del Colle con chi non ha speranze di essere rieletto. Sempre che i partiti di maggioranza non facciano di tutto per andare al voto. «Letta e Conte per cambiare i gruppi parlamentari, la destra pensa di vincere». Quasi un appello ai peones, a chi nei propri partiti è ormai un corpo estreneo e cerca una nuova casa. O una nuova Cosa politica.
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