Il presidio
Cecilia, maestra di gentilezza: insegna agli alunni a dire “grazie”
Cecina, incagli e le 26 parole da imparare fin da piccoli: «Amore, bacio, carezza, zero bugie. Ma anche: ho sbagliato»
L’alfabeto gentile: 21, anzi 26 parole, includendo anche le lettere straniere, per costruire empatia. Amore, bacio, carezza, lealtà, ho sbagliato... quanto mi manchi, unione, verità, zero bugie. L’idea fa parte del progetto Costruiamo gentilezza, che comprende insegnanti, allenatori, imprenditori, volontari di associazioni, giornalisti. Una delle ambasciatrici gentili, è la maestra Cecilia Incagli. Nella scuola dove insegna, le elementari Gianni Rodari di Cecina, porta il verbo della gentilezza.
Cosa vuol dire educare alla gentilezza?
«È un modo di educare i bambini a diventare altruisti ed educati – spiega la maestra –: scegliere la gentilezza apre molte porte, non è una resa ma il modo migliore di entrare in contatto con qualcuno, sia un familiare, un amico o uno sconosciuto. Sorridere, prendersi cura degli altri, è anche un modo per sentirsi meno soli, perché la gentilezza dà dignità, ma va allenata».
Ieri, 13 novembre, era la Giornata mondiale della gentilezza, il World kindness day, una data scelta perché corrisponde all’inizio della conferenza del World Kindness Movement, svoltasi a Tokyo nel 1997, che portò alla firma della Dichiarazione della gentilezza. Il Movimento conta 27 nazioni, l’Italia ha aderito nel 2001. L’associazione Cor et amor di Luca Nardi e Radio Spazio Ivrea promuovono la Rivoluzione della gentilezza, uno stile di vita che metta «al centro la comunità, per diffondere un’idea di convivenza basata sull’armonia e l’empatia».
Ci fa un esempio di gentilezza, maestra?
«Quando vado a scuola cammino lungo la strada insieme agli studenti delle superiori. Mi è successo di camminare sotto la pioggia e i ragazzi non avevano l’ombrello. Allora ho chiesto loro se volevano uno strappo... All’inizio si stupiscono, a quell’età si chiudono in se stessi, ma dopo lo spiazzamento sorridono. Hanno imparato a conoscermi e qualcuno si fida. Cosa significa? Che parlare, rivolgersi agli altri con gentilezza è l’unico modo, il migliore per stare bene, per conoscere le persone, abbattere i muri, la diffidenza».
Cos’è il progetto dell’alfabeto gentile?
«È il progetto che è partito dal Movimento nazionale della gentilezza, coordinato da Luca Nardi, per costruire una comunicazione gentile ed efficace. Spesso ci dimentichiamo che le parole sono lo strumento per veicolare il nostro pensiero e il nostro modo di essere: dirle è importante quanto comportarsi in maniera gentile, e a volte non le diciamo abbastanza. Così educhiamo i bambini fin da piccoli ad esprimere le proprie emozioni e a conoscere le parole per farlo bene. Come in un gioco, in classe abbiamo costruito i mostri intesi come campioni di gentilezza».
Ma è difficile mantenere la gentilezza, a scuola o nel luogo di lavoro?
«A volte scappa di arrabbiarsi o di perdere la pazienza, ma la cosa fondamentale è ricominciare sempre daccapo. Superare i conflitti. Nel mio caso i bambini devono essere riportati sempre in un ambiente di serenità, dove si sentano compresi e accolti. La gentilezza è un’abitudine che fa stare bene, è prendersi cura, a volte si scambia per debolezza ma è la vera forza».
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