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Irriducibili no-vax: in Toscana sono 200mila. Giani: «Dobbiamo convincerli per evitare che il virus rialzi la testa»
La curva delle prime dosi somministrate in Toscana nelle ultime quattro settimane fotografa bene la resistenza dei “renitenti” al vaccino
FIRENZE. Il Green pass ha dato una scossa, senza dubbio, ma non sembra aver scalfito del tutto quello che Eugenio Giani chiama «lo zoccolo duro dei no-vax». Duecentomila toscani, forse perfino qualcosa meno, irriducibili. Eppure il governatore non si arrende, continua a sperare di poter convincere gli indecisi, persuadere i recalcitranti e rassicurare gli spauriti, e cioè chi ancora non si è vaccinato per il timore di reazioni avverse che i numeri reali descrivono in realtà come rarissime. Così ieri ha aggiunto nuovi volti, nuovi sportivi, alla campagna di sensibilizzazione concepita proprio per assicurare una copertura immunitaria alla quota più ampia possibile di popolazione.
Ma la curva delle prime dosi somministrate in Toscana nelle ultime quattro settimane fotografa bene la resistenza dei “renitenti” al vaccino. Dopo mesi in cui gli hub della Toscana hanno macinato 25-30mila prime dosi al giorno, si è passati a una media di 290. Impossibile ripetere i record di giugno. In una sola settimana, dal 7 al 13, negli hub si presentarono 364mila persone per fare la prima iniezione. Altre 15mila si sottoposero al richiamo. In un solo giorno, l’8 giugno, furono eseguite più di 65mila vaccinazioni.
Certo, quel boom è irripetibile, e semplicemente per una questione di numeri. La Toscana vanta la più alta copertura vaccinale fra le regioni italiane. Da noi l’83% della popolazione (3.033.000 persone) è immunizzato, restano senza vaccino 635. 300 cittadini, ma molti non possono sottoporsi all’iniezione. Sono 338mila gli under 12, per cui le agenzie regolatorie non hanno ancora autorizzato Pfizer e Moderna; inoltre ci sono circa 150mila persone esentate e non vaccinabili. Ne resterebbero dunque da vaccinare circa 150mila, massimo 200mila.
Ma fanno impressione le cifre delle ultime settimane. Prima dell’obbligo di Green pass al lavoro, dall’11 al 17 ottobre, fecero la prima dose 900 persone, la settimana dopo, dal 18 al 24 ottobre, si è registrato un balzo a 2. 900, probabilmente favorito proprio dall’introduzione del certificato verde anche al lavoro, e poi il trend ha ripreso a scendere: dal 25 al 31 ottobre 2. 225, nell’ultima settimana 2056. Non solo. Se di qui al 5 dicembre la Toscana dovesse limitarsi alla prime dosi potrebbe chiudere gli hub: per ora ci sono solo 1. 167 prenotazioni.
Ma perché invece è importante vaccinarsi? «Oggi registriamo 263 contagi giornalieri, circa un decimo dei quasi 2. 900 che avevamo l’anno scorso – dice Giani – e questo ce la dice lunga su quanto sia importante la vaccinazione. Ma dobbiamo essere consapevoli che il vaccino non può essere tutto perché in Toscana restano fuori dalla vaccinazione 630mila persone: perché hanno meno di 12 anni o perché hanno patologie che non consentono di fare il vaccino, o perché rientrano tra i quasi 200mila no-vax. E tra di loro il virus continua a circolare».
Ma il presidente ne è certo: «Se riusciamo ad assottigliare questa percentuale di persone tra cui si diffonde il Covid, sicuramente ridurremmo le preoccupazioni per i giorni a venire». Giani si dice d’accordo con l’idea di estendere la validità del Green pass fino all’estate. «Non è un caso che il contagio stia aumentando a Trieste e in Friuli, dove c’è il numero più alto di non vaccinati e si sono sviluppate le proteste».
Ma per la Toscana al momento non vede allarmi. «Abbiamo un tasso di ospedalizzazione del 5 per cento con il limite che è del 15 per cento e quindi ad oggi la situazione sotto controllo». Certo, «inizia oggi la quarta settimana che chiaramente ha un trend di aumento dei casi» e, da un punto di vista statistico «abbiamo sempre visto sette-otto settimane di crescita, a cui ne seguono altrettante di diminuzione. L’importante è che il numero di positivi non cresca oltre la soglia che ci permette di gestire il Covid senza imporre limiti alla mobilità delle persone come purtroppo sta avvenendo in altri Paesi europei».
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