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La goliardia non è odiare: difendiamo la tradizione, non l'omofobia

Ugo Faraguna*
La goliardia non è odiare: difendiamo la tradizione, non l'omofobia

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Prima di tutto non c’è dubbio che i canti omofobici di cui sono stati accusati i partecipanti della Sant’Anna nella battaglia di gavettoni vadano condannati senza riserve. Le tradizioni, come quella che lega le due scuole d’eccellenza pisane, sono importanti perché costruiscono e rafforzano l’identità delle comunità e lo dovrebbero fare trasmettendo dei valori. L’aggregazione e l’identità che si creano con le tradizioni sono una parte intrinseca dell’eccellenza. Per questo bisogna cercare di conservare la vitalità di alcune tradizioni, capaci di creare un’identità che si spererebbe essere di valori e non di disvalori. La mia paura è che si rischi di “buttare via il bambino con l’acqua sporca”, e cioè di perdere del tutto un momento importante e caratteristico per la Scuola Sant’Anna e per la Normale. Andrebbe quindi adattata la modalità goliardica secondo una sensibilità che è giustamente cambiata nel tempo. Io sono entrato come allievo del settore di Medicina della Sant’Anna nel 1998 e mi sono laureato nel 2004. In quel periodo ho quindi preso parte alle tradizionali battaglie di gavettoni e ad altre manifestazioni goliardiche. Le cose sono sicuramente cambiate rispetto a quegli anni, nel senso che alcuni aspetti si sono smussati. Al tempo c’erano dei livelli di “politicamente scorretto” che oggi sarebbero inaccettabili, non c’è dubbio. Stesso discorso se si va ancora indietro: chi mi ha raccontato la matricola fatta vent’anni prima di me ha fatto dei giochi che sarebbero stati inaccettabili per la nostra epoca. Bisogna adattarsi e aggiornare la modalità di trasmissione dei valori, non restare indietro. Così come è necessario preservare questi aspetti tradizionali. La battaglia, scevra da insulti omofobici, di per sé è un momento identitario da non perdere perché rafforza l’essere parte di un gruppo, di una comunità in cui la somma dei singoli vale più di ciascuno. È lo stesso discorso per le squadre di calcio che si sfidano ai mondiali. Se avvenisse un episodio negativo, si condannerebbe quest’ultimo, non le partite in sé. E non è tanto una questione di politicamente scorretto. Di certo si possono trovare modi più eleganti per “prendere in giro” l’avversario. Anche in questo risiede l’eccellenza.

*(professore associato di Fisiologia all’università di Pisa, presidente dell’Associazione Ex Allievi del Sant’Anna)

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