Il presidio
Raddoppia il distretto della lavanda. Le colline pisane come la Provenza
In un giorno messe a dimora 30mila piantine per il progetto Flora, capofila della valle dei profumi a Santa Luce
SANTA LUCE (pisa). Nell’estate 2020 è diventata l’attrazione turistica post-lockdown: migliaia di prenotazioni da tutta Italia, dalla Francia e dalla Germania per vedere “i giorni della lavanda”. L’estate scorsa quasi ventimila persone hanno pagato il biglietto per camminare tra gli steli viola pallido. Non siamo in Provenza, ma sulle colline pisane di Santa Luce, alla Pieve per l’esattezza. In una frazione di poche anime, a un tiro di schioppo dal monastero buddista tibetano di Pomaia, dov’è nato il distretto toscano delle essenze.
In principio sono i campi di lavanda dell’azienda Flora. Che nel 2019 ha festeggiato trent’anni di attività. Flora produce profumi, essenze, prodotti naturali per l’igiene e la cura del corpo. Nel 2020 i titolari dell’azienda, Sonia De Angelis e il marito Mario Rosario Rizzi, s’inventano “i giorni della lavanda”, che diventano una vera attrazione post Covid. Migliaia di persone visitano e camminano nei campi di lavanda dalla metà di giugno. Incontri, festival, visite guidate, contest fotografici... di giorno e in notturna: tutti pazzi per la lavanda in fiore. A luglio arriva anche Rai 1, con una diretta della trasmissione condotta da Anna Falchi, “C’è tempo per...”
Sonia e Mario Rosario sono i protagonisti del progetto “biolavanda”. Che ora raddoppia. Solo ieri, in un giorno sono state messe a dimora 30mila nuove piantine. Altri tre ettari di coltivazione che vanno ad aggiungersi ai precedenti 18.
Ma facciamo un passo indietro, a sei anni fa, quando Flora ha proposto il Pif (progetto integrato di filiera) per una produzione biologica di piante officinali aromatiche. Un progetto “a km zero”, finanziato dall’Unione europea all’interno dei fondi di sviluppo rurale regionale, con l’obiettivo di creare una Valle dei profumi. La progettazione di un campo sperimentale alla Pieve di Santa Luce è stato il primo passo per poter attuare le tecniche agronomiche più utili e adatte per le coltivazioni di lavanda, lavandino, timo e origano. Salvia sclarea e rosa. Il progetto di cui Flora è capofila coinvolge circa 15 aziende agricole della zona, l’Università di Pisa e Coldiretti. «Sono nata qui, a Santa Luce – dice Sonia De Angelis – e per me è molto importante aver fatto qualcosa per questo luogo, dove avevano sempre prodotto grano. Qualcosa per i giovani: i miei figli e i figli dei nostri amici sono impegnati nella coltivazione. Finalmente sei anni fa qualcosa si è mosso e abbiamo dato vita al progetto, interamente biologico».
Una coltivazione che solo nel 2019 ha cominciato a dare i suoi frutti, con la fioritura. Ed è esplosa la lavanda-mania. Un business importante e in crescita che ha superato indenne anche la crisi del Covid. «Nel 2020 – dice De Angelis – la nostra azienda era una delle poche del settore ad avere l’alcool a disposizione, prodotto da grano o melassa, così abbiamo realizzato igienizzanti per le mani e la sanificazione. In estate il boom turistico, che nel 2021 è aumentato a dismisura, tanto che abbiamo dovuto mettere a pagamento l’accesso ai campi di lavanda per evitare la devastazione: 3 euro per l’ingresso, 10 per il kit prodotti». Nei campi viola pallido, dal 10 giugno a fine luglio, nei giorni della fioritura, si sono organizzati concerti, pic-nic, aperitivi, recital teatrali... 17.893 i biglietti staccati. E migliaia di persone accolte nel fine settimana, e collocate nelle strutture ricettive da Casciana Terme a Castiglioncello. «Si è creato un indotto turistico importante – dice De Angelis – un valore aggiunto per questa nostra Provenza italiana». Che continua a crescere. E “rilocalizza”. Flora ha deciso di interrompere le coltivazioni di fiori che aveva all’estero per portare tutto a Santa Luce.
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