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Cercatori di funghi, record di feriti e dispersi: «Attenzione ai posti impervi e portate sempre il telefonino»

Melania Carnevali
Cercatori di funghi, record di feriti e dispersi: «Attenzione ai posti impervi e portate sempre il telefonino»

Soccorso alpino e vigili del fuoco negli ultimi giorni sono stati attivati principalmente in due casi: per cercare fungaioli dispersi o recuperare quelli caduti. E non sono pochi, né i primi né i secondi. Ma perché? Soprattutto, perché succede anche a quelli esperti?

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MASSA. Ogni giorno, alle centrali operative dei vigili del fuoco e del soccorso alpino di Massa Carrara, arriva almeno una richiesta di intervento per un fungaiolo disperso o ferito. A volte anche due, se non tre. Fare un confronto con gli anni precedenti è ancora presto, ma «sicuramente la partenza di questa stagione è preoccupante», dice Paolo Romani, addetto stampa del Soccorso alpino, guardando i numeri degli interventi realizzati solo nell’ultima settimana: più di dieci.

Sono anziani, ma anche giovani. Neofiti, ma anche esperti. Il punto, spiega Romani «è che i funghi non crescono sui pratoni», dice. O almeno non sulle Apuane. Per trovarli bisogna uscire dai sentieri, tuffarsi nei boschi, tra vegetazione incolta, buche nascoste quasi a spregio sotto le foglie e pendii scoscesi. Perdersi è un attimo. Cadere è ancora più facile. Anche per i veterani dei funghi, quelli che conoscono gli alberi del bosco come nipoti e che a 80 anni non mollano le ceste e gli scarponi di gomma nemmeno sotto tortura. Che poi anche gli scarponi di gomma, l’outfit del fungaiolo tipo, sono un problema. «Lo stivale di gomma non ha la stabilità della scarpa da montagna ed è facile cadere con quelli», spiega Romani.

Soccorso alpino e vigili del fuoco negli ultimi giorni sono stati attivati principalmente in due casi: per cercare fungaioli dispersi o recuperare quelli caduti. E non sono pochi, né i primi né i secondi. Ma perché? Soprattutto, perché succede anche a quelli esperti? «Anzitutto – spiega a Il Tirreno Romani – bisogna considerare la caratteristica del fungaiolo tipico. Vanno in posti che conoscono loro e sono tutti di difficile accesso. Non ci passano altre persone: ci passano solo animali. La vegetazione è fittissima ed è molto facile, con la stanchezza e il calo della concentrazione, non trovare la strada del ritorno. A maggior ragione se non si conoscono bene quei posti».

Inoltre, spiega, «i boschi delle Apuane sono caratterizzati da buche, canaloni ripidi, pendii scoscesi che non si vedono. Se piove, il terreno cambia e dove pensiamo di trovare la terra magari c’è una buca. Bisogna stare attentissimi. Il rischio più grande si corre quando si è stanchi e cala la concentrazione».

La prima regola del fungaiolo è quella «dire a qualcuno dove si va», in modo da rendere più facile l’eventuale intervento di recupero. Ma non tutti lo fanno. «C’è chi non si porta nemmeno il cellulare dietro: un signore nei giorni scorsi lo aveva lasciato in macchina». E invece il cellulare è un oggetto indispensabile nel kit del fungaiolo, insieme a fischietto, accendino, coltellino, pila frontale e telo termico, meglio ancora se smartphone che consente di essere geolocalizzati. Poi, qualsiasi cosa succeda «bisogna chiamare il 118 e fermarsi in attesa dei soccorsi. Coprirsi con coperta o un sacco nero di plastica e aspettare».

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