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Mascherine a scuola obbligatorie: sono davvero necessarie?
Domani, il 15 settembre in Toscana, si apre il nuovo anno scolastico. E anche quest’anno insegnanti e studenti dovranno indossare la mascherina di protezione dal Covid, anche al banco in classe se non possono rispettare la distanza di un metro. È raccomandato infatti il rispetto di una distanza di sicurezza interpersonale: nel caso in cui questo non sia possibile, come nella maggior parte delle scuole dove ci sono problemi di spazi, e spesso di sovraffollamento, è obbligatorio l’uso della mascherina. Ma quanto è necessario e quali disagi comporta per la didattica? Abbiamo chiesto il parere di due esperti: uno sanitario e uno scolastico. Ecco cosa ci hanno detto Flavio Civitelli, pediatra dell’Asl Toscana Sud Est e segretario toscano del sindacato Anaao, e Ilaria Baroni, preside dell’Istituto superiore "Pacini" di Pistoia.
Flavio Civitelli (Pediatra Asl e segretario Anao): Naso e bocca coperti anche in futuro
Il 15 settembre riaprono le scuole in Toscana: un evento che si caratterizza per le enormi difficoltà legate al distanziamento sociale richiesto per contrastare la diffusione del contagio da Covid-19. Tra i medici, il timore di una ripresa dei contagi e dei ricoveri è alto e in alcuni Paesi, purtroppo, questa preoccupazione si è già trasformata in realtà. Negli Stati Uniti, per esempio, con la riapertura delle scuole si è registrata una ripresa importante della malattia: sono stati registrati ben 5. 997 decessi nella sola giornata dell’8 settembre. Sempre negli Stati Uniti, ci sono ben 2.396 bambini ricoverati per Covid, con una media di accessi in ospedale di 369 al giorno nella sola settimana che si è conclusa domenica 5 settembre. Inoltre, ha raggiunto quota 520 il numero totale dei decessi pediatrici fino ad oggi. Si tratta di numeri rilevanti, che smentiscono la convinzione di una sorta di immunità dei giovani al Coronavirus, e ci invitano a non abbassare la guardia nei confronti di una pandemia con la quale dovremo fare i conti per molto tempo ancora. La strategia vaccinale è un elemento determinante che deve essere gestito fino in fondo, ma che dovrà essere sostenuto da puntuali atteggiamenti di igiene personale, in modo da contribuire a proteggere se stessi e gli altri. Con la prossima riapertura delle aule scolastiche, tra pochi giorni, non possiamo certo contare su classi meno numerose rispetto al passato. Inoltre, anche i trasporti pubblici saranno per lo più affollati: gli autobus saranno luoghi dove esiste il concreto rischio che i ragazzi diffondano inevitabilmente il virus e, come già avviene nei paesi dove le scuole sono già aperte, finiscano per contagiarsi e potranno dunque ammalarsi, in modo più o meno grave. In questo scenario, francamente ancora preoccupante, si inserisce la proposta del Governo italiano di mantenere le mascherine in aula ai ragazzi, ben posizionate a coprire la bocca e il naso. Quello dell’utilizzo della mascherina può essere considerato uno degli effetti positivi di questa drammatica esperienza che stiamo vivendo. La mascherina limita la trasmissione di tutte le malattie di natura respiratoria, e dovrebbe entrare a far parte in modo definitivo delle buone abitudini igieniche da osservare in caso di prolungata permanenza in luoghi chiusi e affollati, come sono le classi scolastiche, dalla materna alle superiori, fino all’università. Non soltanto il Covid, ma tantissime malattie respiratorie potrebbero essere contenute grazie a questa buona abitudine, oramai entrata nella nostra vita quotidiana da un anno e mezzo.
Nel caso della ripresa delle lezioni in presenza al 100 per cento, con tutte le criticità legate alla inevitabilità degli assembramenti e dei contatti tra i giovani, l’utilizzo della mascherina dovrà essere sostenuto e incentivato come obiettivo di salute pubblica, personale e generale. Come il divieto di fumo nei locali pubblici, anche il divieto di diffondere qualsiasi tipo di virus rappresenta un elemento di crescita sociale. Faccio un esempio: vedere oggi una persona che a bordo di un aereo o su un autobus tossisca in modo evidente, è considerato dalla maggior parte delle persone inaccettabile. Non si tratta di semplice buona educazione, da un punto di vista medico è tutt’altro. Perché un solo starnuto libera nell’ambiente migliaia di particelle virali, e per i presenti è altissima la possibilità di contrarre la malattia respiratoria, come il banale raffreddore, per di più con una diffusione inarrestabile. I ragazzi vogliono recuperare la loro vita sociale, desiderano immunizzarsi e combattere un’infezione che ha danneggiato gravemente la loro vita, privandoli della socialità che nell’età evolutiva e nell’adolescente contribuiscono in modo determinante al benessere psicofisico e a una sana crescita personale. Per questi motivi, sono convinto, accetteranno di buon grado la serie di regole che gli garantiranno maggiore libertà e una vita più sana. Come l’obbligo di indossare le mascherine durante le ore di lezione.
Ilaria Baroni (Preside Ist. Pacini di Pistoia): Ma è difficile comunicare senza sorriso
Nell’imminenza dell’inizio di un nuovo anno scolastico, purtroppo ancora funestato da limitazioni e regole legate all’emergenza sanitaria, mi permetto di condividere alcune riflessioni legate a una faticosa esperienza sul campo. Intanto è opportuno osservare che, diversamente dall’opinione comune, la scuola non riapre il 15 settembre perché i presidi e il personale non docente hanno lavorato, come sempre, durante tutto il periodo estivo, tranne i giorni rossi del calendario, con personale rinuncia alle ferie, per consentire il rientro di studenti e docenti. La complessità organizzativa di scuole grandi e popolose come quelle dei piccoli comuni, in una situazione normativa in continua evoluzione, rende necessari piani complicati per cercare di mantenere ingressi sicuri e condizioni di didattica in presenza conformi ai principi di distanziamento, in edifici spesso antichi quando non vetusti, comunque concepiti per altre funzioni. La mia scuola, nel centro storico di Pistoia, è ospitata nei locali di tre antichi edifici conventuali, con pregevoli chiostri interni e aule maestose, che si accompagnano a corridoi talvolta stretti e angusti, certo non adatti a mantenere le distanze. E comunque difficilmente si potrebbero reperire spazi dove possano riunirsi al chiuso 1500 studenti. Da questi limiti oggettivi deriva una didattica in presenza che dovrà accettare ancora limitazioni. Sicuramente il nostro protocollo imporrà l’obbligo di mascherine chirurgiche per l’intera durata delle lezioni. E gli studenti, già provati da un anno e mezzo di didattica a distanza, dovranno sopportare questo presidio sanitario che sicuramente provoca fastidio, nasconde espressioni e sorrisi, rende la comunicazione più difficile e faticosa. Ma i ragazzi hanno risorse insospettate, emerse nel periodo della didattica a distanza, in cui molti, soprattutto nelle classi del triennio, hanno maturato strategie geniali ed efficaci. I risultati raggiunti, verificati negli scrutini di giugno e settembre, hanno rivelato un quadro meno drammatico di quanto si creda, sulla scorta della diffusa esecrazione della didattica digitale. Nelle scuole superiori infatti, in misura diversa con riferimento alle diverse condizioni di partenza delle varie regioni, nell’anno scolastico appena trascorso, ci si è attrezzati per prevedere le condizioni minime di una attività a distanza efficace. Diversamente dalla situazione del tutto emergenziale dell’anno precedente, in presenza di linee guida ministeriali, di finanziamenti mirati, di un lavoro improbo condotto nei mesi estivi, di una formazione capillare e costante dei docenti, abbiamo svolto integralmente l’orario delle lezioni e abbiamo "inventato" nuove modalità di verifica, anche on line. Nello specifico la scuola ha raccolto le esigenze di dotazione informatiche per i non abbienti e le ha accolte tutte, integrando con fondi propri le dotazioni ministeriali. La scuola quindi, intesa come servizio, come attività formativa, ha potuto continuare a svolgersi e i ragazzi sono rimasti impegnati, tutte le mattine, negli stessi spazi orari previsti. Ma la scuola non è solo insegnamento e apprendimento. È anche, forse soprattutto, relazione interpersonale con i docenti e con i compagni. Di fronte a uno schermo è difficile intervenire. Come ci ha raccontato un nostro studente, non si può alzare la mano, prendere la parola quando nessuno ti guarda negli occhi, quando ci si collega in camera, da soli, spesso in pigiama perché senza vita sociale, sempre chiusi, quando non ci si veste, non ci si cura e si tende progressivamente a lasciarsi andare. L’auspicio forte è che questo sia il passato e che il nuovo anno consenta un progressivo ritorno alla normalità, nel quale i sacrifici come le mascherine o i limiti alla mobilità a scuola o all’aggregazione appaiono sopportabili se finalizzati a restare insieme, in presenza. Il dopo Covid potrebbe allora configurare una rinnovata relazione educativa, che usi la tecnologia per ricomporre, dopo il diluvio, un rapporto più profondo nel quale la condivisione del limite, del dolore, della privazione può essere elemento unificante.
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