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Il virologo Pregliasco: «Obbligare gli insegnanti? Se necessario ci arriveremo»

claudia guarino
Fabrizio Pregliasco a Rosignano (foto Michele Falorni / Silvi)
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Fabrizio Pregliasco a Rosignano (foto Michele Falorni / Silvi)

Da Rosignano sollecita chi lavora nella scuola ad aderire alla campagna vaccinale e non esclude la soluzione estrema per garantire la didattica in classe in sicurezza

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Sì all’obbligo vaccinale per docenti e personale scolastico. Solo come extrema ratio, ma «se necessario arriveremo anche a questo». Il virologo Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’istituto ortopedico Galeazzi di Milano e presidente di Anpas, sabato 24 luglio era a Rosignano (Livorno) dove si inaugurava la sede della locale Pubblica Assistenza. È stata l’occasione per fare il punto con il nostro giornale su pandemia, vaccini e futuro.

Presidente, il green pass obbligatorio per certe attività ha sollevato diverse polemiche.

«Io credo che il green pass non sia una limitazione di libertà. È un modo per essere solidali con gli altri e orgogliosi di aver in qualche modo corso dei rischi, perché i vaccini non sono caramelle. Ma di averlo fatto per proteggere se stessi, le persone fragili della propria famiglia e la comunità di cui si fa parte. E in particolare le persone che stanno in ambienti chiusi o in contesti in cui ancora c’è e ci sarà questo rischio di diffusione del Covid».

Basterà il green pass?

«Io spero che basti. Perché già l’obbligo agli operatori sanitari è stato un po’ una sconfitta. Non mi immaginavo una quota non rilevante, ma comunque significativa di colleghi che non si sono vaccinati. Perché, davvero, per un medico significa essere più sicuro e assicurare la salute delle persone che arrivano anche per altre patologie, le quali nel momento dell’emergenza purtroppo abbiamo dovuto trascurare».

Tra i più giovani la percentuale di vaccinati è ovviamente ancora più bassa rispetto a quella di altre fasce d’età. Anche in vista della ripartenza della scuola, come si potrebbe agire?

«È importante che i giovani si vaccinino. C’è qualche nuvola all’orizzonte rispetto ad alcuni dubbi sulla sicurezza, relativamente cioè a delle miocarditi. Ma davvero sono state scelte, dell’Inghilterra e della Germania, di precauzione che hanno poi creato, come è successo per AstraZeneca, delle difficoltà nell’adesione. Ma ho visto i giovani aver grande voglia di esserci negli Open day. Perché hanno capito che è un modo per tornare liberi e per continuare a esserlo. Suggerisco una campagna vaccinale ampia, anche in vista dell’apertura della scuola e dell’università, perché purtroppo questo virus nel prossimo futuro riprenderà fiato. Ci saranno ulteriori, tanti, casi. Per fortuna a oggi vediamo pochi casi complessi, perché il vaccino funziona soprattutto per evitare queste forme più pesanti».

Cosa pensa dell’ipotesi vaccinazione obbligatoria per docenti e personale scolastico?

«Io credo che anche i docenti siano un po’ come i medici e il personale sanitario. Hanno un’esposizione maggiore soprattutto se hanno a che fare con i piccoli, per i quali l’infezione è asintomatica ma comunque rappresentano un grande rischio di contagio. E in più (i docenti, ndr) svolgono anche un’attività importante dal punto di vista sociale. La continuità della scuola in presenza è fondamentale e quest’anno, anche con la riapertura, molte classi in realtà sono invece rimaste bloccate a seguito dell’infezione. Quindi vedo questo aspetto come ultima ratio, ma se necessario arriviamo anche a questo».

Questo vale anche in generale? Per tutto il resto della popolazione?

«L’obbligo è una scelta politica. Ricordiamo che in questo momento ci sono dieci vaccinazioni obbligatorie per i bimbi per andare a scuola. Quindi l’aspetto giuridico e la fattibilità, in Italia, ci sono. Si tratta di valutare qual è l’adesione. Io credo però che sia fondamentale in primis sollecitare la responsabilità e l’importanza di una vaccinazione trasversale. Perché è l’unico modo, davvero, per riaprire».

Tornando alla scuola, che cosa succederà alla ripresa dell’attività?

«La scuola deve essere riaperta. È fondamentale cercare di massimizzare la presenza. Saranno determinanti i protocolli, che c’erano e ci sono. C’è poi tutto l’aspetto dei trasporti, che l’anno scorso non si riuscì ad affrontare: adesso il tempo c’è. E poi, attenzione e disponibilità alla vaccinazione. Spero non sia necessario, come detto, arrivare all’obbligo vaccinale ma, davvero, tutti gli operatori della scuola e i docenti hanno una grande responsabilità. Quindi la vaccinazione ha un senso per loro stessi e per la comunità».

Si tornerà in classe scaglionati e in percentuale o in piena presenza?

«Questo andrà valutato a livello territoriale, nella speranza di riuscire a fare in modo che la presenza sia al massimo possibile. Ho visto che in alcune situazioni, in particolare per le classi più alte come per i licei eccetera, forse si inizierà sul 50 per cento. Consideriamo tutto ciò in un’ottica di progressione e di valutazione dell’andamento epidemiologico». —

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