Italia
Che fortuna Spino, una catena umana per il riccio ferito
Massa e Cozzile, storia di amore per gli animali. Una donna lo trova dopo essere stato investito da un'auto, chiede aiuto e parte la "macchina dei soccorsi"
Un libro di Muriel Barbery del riccio ha reso celebre l’eleganza. Questa storia racconta invece della sua fortuna. Investito da un’auto, ferito, il cucciolo si è trovato a passare accanto alla porta giusta. Quella di Monica, che ha visto l’animaletto e si è accorta che qualcosa non andava. Mettendo in moto la catena umana che condurrà al suo salvataggio. Alla fine lo hanno chiamato Spino e gli hanno restituito la libertà dopo una delicata operazione al musetto. Un “riccetto fortunello” che a differenza di molti suoi simili travolti sulle strade, ha incontrato sul suo cammino più di un angelo custode. Ma cominciamo dall’inizio.
Monica Spicciani, 50 anni, abita nella frazione di Margine Coperta nel comune di Massa e Cozzile. Ha visto il riccio ferito e non ha avuto timore a soccorrerlo. Poi ha allertato un’associazione che si occupa di protezione degli animali. I volontari sono corsi con la bestiola in una scatola dalla veterinaria di fiducia. «Non è la prima volta – racconta Monica – che salvo animali in difficoltà. Ho sette gatti randagi che qui hanno trovato cibo e affetto e quindi si sono accasati». «La sera – spiega ancora – le famigliole di ricci passano da queste parti e a volte “rubano” i croccantini dei miei mici». Dopo il letargo invernale, i ricci escono di notte cercando acqua e cibo. Spesso attraversando le strade incorrono nel destino peggiore. «Quando ho visto questo riccio – dice Monica – mi sono incuriosita: i ricci in genere girano di notte, questo è passato davanti alla mia porta in pieno giorno. Mi sono avvicinata e ho visto che aveva il muso completamente sfatto».
«Ho chiamato Legambiente – spiega Monica – e proprio loro mi hanno indicato il contatto di Giulia Fiori, presidentessa della Lega internazionale vigilanza Onlus (Liv). Nel giro di pochi minuti è arrivato da me Luca Bernardini, il vicepresidente dell’associazione. Si è bucato un po’ le mani ma è riuscito a catturare il riccio».
Al volontario è parso subito evidente che occorreva urgentemente un dottore. La veterinaria che lo ha preso in carico ha constatato che il cucciolo Spino andava subito operato. «È importante poter contare su persone con esperienza – osserva Monica – e che sul territorio ci siano associazioni in grado di intervenire all’occorrenza. Tutto si basa sulla disponibilità dei volontari. Persone per cui Spino non è “solo” un riccio. C’è chi può pensare che se ne trovano tanti schiacciati sulla strada, uno in più o in meno cambia poco. Ma ogni essere vivente va rispettato».
Alla fine Spino se l’è cavata con un’operazione al musetto e cinque giorni di “ricovero” prima di poter tornare a scorrazzare nei campi e nei boschi. Piccolo, ferito, tenero e irresistibile. I suoi salvatori non hanno potuto fare a meno di dargli un nome e fotografarlo prima di lasciarlo andare.
«È stata una famiglia di Margine Coperta ad avvisarci – racconta Giulia Fiore, alla guida della Liv -. Come è accaduto solo l’altra settimana quando abbiamo salvato quattro anatroccoli che vagavano per il centro di Montecatini, così abbiamo fatto per “Spino”. I volontari Luca Bernardini e Alberto Barni lo hanno recuperato e portato dalla veterinaria. Aveva subìto un brutto trauma al naso che gli è stato ricostruito». Giulia Fiori ci tiene a mettere in chiaro che «non siamo ancora abilitati al recupero di fauna selvatica, ovviamente se ci arrivano le segnalazioni interveniamo lo stesso, mica lasciamo morire gli animali... Li curiamo a nostre spese e avvisiamo tutti gli organi competenti, i carabinieri forestali e l’Asl. Non vogliamo che qualcuno ci accusi di detenzione illegale di fauna selvatica. Per cui ogni volta partono messaggi di posta certificata che specificano che senza un tempestivo intervento l’animale in questione sarebbe morto».
In Valdinievole non esiste un Centro di recupero animali selvatici, i Cras più vicini sono a Empoli e nel Mugello. «Abbiamo fatto domanda all’ufficio igiene – continua Giulia Fiori – che si è reso disponibile ad aiutarci, perché abbiamo bisogno di una sede. Ci siamo rivolti ai comuni della Valdinievole e facciamo un appello se qualcuno vorrà aiutarci offrendoci in comodato d’uso una cascina, un terreno o due stanze: ci darà la possibilità di costituire il Cras della Valdinievole».
Dell’episodio abbastanza inconsueto parla anche la dottoressa che ha operato Spino. «Abbiamo fatto una ricostruzione del naso e della bocca – conferma Lara Papini, specializzata in animali non convenzionali della clinica veterinaria Ponte dei Macchi a Pescia – poiché aveva un trauma facciale. Il problema era garantire la sua sopravvivenza: senza questo intervento non sarebbe riuscito a nutrirsi». —
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