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L’insegnante muore di Covid, avviata un’indagine sul preside

Martina Trivigno
L’insegnante muore di Covid, avviata un’indagine sul preside

L’Inail apre un procedimento per verificare che nella scuola fossero rispettati tutti i criteri di sicurezza

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FIRENZE. L’insegnante muore di Covid e l’Inail avvia un accertamento nei confronti del dirigente scolastico. Per capire se, a scuola, siano stati rispettati tutti i protocolli di sicurezza per evitare la diffusione del contagio. Anche perché – lo dice la legge – in alcuni casi ci sono anche gli estremi per l’omicidio colposo.

Succede in una scuola della Toscana, ma la Cisl scuola – che sceglie di non divulgare il nome del dirigente per tutelarne l’identità – non ci sta. E tuona: «Abbiamo avuto notizia dell’accusa per omicidio colposo per un caso Covid nei confronti di un dirigente scolastico in Toscana. Si tratta di una situazione impensabile e improponibile, considerando l’adempimento totale del protocollo di sicurezza da parte del preside». Le parole, pronunciate davanti ai microfoni di Sky Tg 24 dalla segretaria nazionale di Cisl scuola, Maddalena Gissi, puntano i riflettori su un caso che potrebbe diventare un precedente.

I fatti risalgono all’autunno scorso, quando l’insegnante, in servizio in una scuola toscana, ha contratto il virus. Ma la malattia si è aggravata a tal punto che l’insegnante, alla fine, non ce l’ha fatta ed è morta.

E adesso, oltre al dispiacere, si aggiunge anche la preoccupazione per il mondo della scuola. Dove i contagi, tra alunni, insegnanti e collaboratori scolastici, sono stati moltissimi.

«Quando il contagio da coronavirus si verifica sul luogo di lavoro – spiega Alessandro Artini, presidente toscano dell’Associazione nazionale presidi – viene trattato come un infortunio, e non come malattia professionale. La conseguenza? Una potenziale responsabilità del datore di lavoro che può essere anche di rilevanza penale. In sostanza, questo accade nell’ipotesi in cui risulti che i dipendenti si siano contagiati in ambito professionale. Ecco che, allora, possa verificarsi una responsabilità del datore di lavoro per i reati di lesioni colpose o, nei casi estremi, per quello di omicidio colposo».

E, secondo quanto spiegato da Artini, spetta poi al datore di lavoro – in questo caso al dirigente scolastico – l’onore della prova: dimostrare che non ci sia il nesso di causalità tra il contagio da Covid-19 e il luogo di lavoro. «Nel caso della scuola, il dirigente dovrà dimostrare che sono stati applicati in modo corretto tutti i protocolli per evitare che il contagio si diffondesse», precisa.

Ma il caso, ora, fa tremare il mondo della scuola perché il precedente potrebbe rappresentare un caso non di poco conto. «Da tempo – conclude il preside Artini – stiamo chiedendo, in questi casi, uno scudo penale o un’attenuazione della legge. I dirigenti scolastici, fin dall’inizio dell’emergenza, sono stati sottoposti a un grado di tensione molto elevato. I presidi sono stati spremuti di lavoro, messi di fronte a scelte difficili da prendere. Già la scelta di tenere aperte le scuole ci ha fatto assumere dei rischi. Ma, d’altra parte, questo è il nostro compito. Quello che chiediamo è di non considerare un dirigente scolastico colpevole se, nella sua scuola, si è verificato uno, o più, contagi, se applica il protocollo alla lettera. La scuola è già stata fin troppo messa sotto pressione nell’ultimo anno e mezzo». –

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