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Il Vernacoliere contro Giorgia Meloni, piovono accuse di sessismo. Cardinali: «È la nostra satira»

Cristiana Grasso
Il Vernacoliere contro Giorgia Meloni, piovono accuse di sessismo. Cardinali: «È la nostra satira»

Locandina e copertina con una metafora a sfondo sessuale Critiche da Fdi ma anche dalla sinistra. Staino: «Cattivo gusto» 

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LIVORNO. Libera satira, in questo caso contro Giorgia Meloni, Fratelli d’Italia e la posizione da loro assunta contro i migranti o locandina e prima pagina sessiste e volgari? Il Vernacoliere (“mensile di satira, umorismo e mancanza di rispetto” come si autodefinisce), livornese e in livornese, dalla lunghissima tradizione diretto e pubblicato da Mario Cardinali, ancora una volta fa discutere. La locandina e il numero del giornale al centro delle polemiche sono quelli da poco usciti nelle edicole. Giocando su doppi sensi e livornesità si annuncia un’invasione di “’azzi di mare” (che è il termine usato a Livorno per definire un tipo di animali marini, tecnicamente “olutoria”), che sarebbero “neri, grossi e crandestini” con una Meloni che invoca “agguantiamoli sul bagnasciuga”, segue un “mobilitate le sorelle d’Italia” e quindi la raffigurazione di una corsa di un gruppo di donne, Meloni in testa, all’accaparramento degli invasori.

Giorgia Meloni preferisce non commentare ma subito è sceso in campo indignato Andrea Romiti, consigliere comunale di Fratelli d’Italia, già candidato a sindaco. E anche sul fronte della sinistra, tra le donne che si occupano di pari opportunità, la locandina del Vernacoliere non è stata accolta bene e sono piovute accuse di sessismo e cattivo gusto.

Cardinali respinge tutte le accuse al mittente: «Questa è satira, una satira che veicola un’opinione critica e non battute fini a se stesse. Locandina e vignetta accompagnano un articolo in cui, prendendo spunto grottesco dai cazzi di mare (in italiano oloturie), ci si riferisce satiricamente al comportamento di Fratelli d’Italia e Meloni che invocano il blocco navale contro i migranti, ossia di fatto chiedono di mettere a rischio la loro vita, in nome della Patria e della nostra tradizione cristiana, ora minacciate dall’invasione delle oloturie. L’uso di riferimenti sessuali fa parte del vernacolo livornese, dei nostri proverbi, è così che ridiamo noi. Sessista? A parte che il sessismo non è un reato, mi sembra che in tutto questo politicamente corretto ci sia una grande ipocrisia di sistema, mentre nessuno si indigna davvero per le posizioni della Meloni che non rispettano la vita umana. La mia satira è anche impegno sociale».

Ma secondo Fratelli d’Italia qui si va ben oltre la critica e la satira. Non solo. Andrea Romiti coglie l’occasione per accusare la sinistra: «La sinistra del politicamente corretto, le paladine femministe, i censori del disegno di legge Zan, tacciono se le offese “sessiste” sono invece rivolte alle donne che votano un partito di destra».

In realtà anche a sinistra non è che la locandina del Vernacoliere sia stata presa benissimo. Spiega il famoso vignettista fiorentino Sergio Staino: «La satira smaschera l’ipocrisia, questo mi sembra solo un buco nell’acqua offensivo e di cattivo gusto. Il Vernacoliere ha una storia di copertine memorabili, questa è una goliardata di basso livello».

E continua: «Qui siamo al surreale. Insomma, io proprio non riesco a immaginare la Meloni assatanata di sesso. È l’ultima cosa che mi verrebbe in mente pensando a lei. Quei cazzi neri mi sembrano solo offensivi, e non solo per lei e le donne, ma anche per i migranti».

Libera Camici, assessora pd alle Pari Opportunità di Livorno lo dice chiaramente: «Il sessismo è trasversale, non c’entra niente essere di destra o di sinistra. In questo caso si confermano luoghi comuni e una cultura maschilista che vede le donne come oggetti o macchiette sessuali». Per Cristina Cerrai, consigliera di parità della Provincia di Livorno ben venga la una riflessione sull’immigrazione ma non è questo il modo. «Non può essere condiviso l’uso delle immagini e del linguaggio usato che risultano lesive della dignità del corpo e della mente delle donne». —

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