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Juventus, se la Exor investe il prescelto è Zizou. Atalanta, provaci

Enzo Bucchioni
Juventus, se la Exor investe il prescelto è Zizou. Atalanta, provaci

L'analisi. Se nei bianconeri c’è l’intenzione di cambiare il management e di tornare protagonista serve un allenatore di prima fascia

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La Juve in Champions ha certificato che non ho un futuro da mago Otelma (e questo si sapeva), ma soprattutto ci rimanda alla solita prudenza, rigorosamente consigliata quando si ragiona di pallone e dintorni.

Chi avrebbe potuto immaginare che il Verona, in sonno da due mesi, si risvegliasse improvvisamente come Biancaneve baciata dal Principe Azzurro? Favole. Evito di chiedere il perché a Juric, certe partite fanno miracoli, anche se il Napoli ci ha messo del suo e giocatori sempre determinanti come Insigne e Zielinski, nei momenti delicati a volte si perdono. Amen. E Peccato! Se ragioniamo di un calcio ripulito dal tifo, il Napoli più della Juventus avrebbe meritato l’Europa Vip. Per la qualità del gioco e la personalità frenate soltanto da troppi infortuni decisivi. Osimhen, purtroppo, non aveva controfigure nell’attacco napoletano: ha giocato mezzo campionato.

Comunque ha fatto impressione vedere i giocatori bianconeri festeggiare un quarto posto come se avessero vinto la Champions, ma la Juve c’è e allora applausi alla sua rincorsa. Ora resta solo da capire se Pirlo con la coppa Italia e la Supercoppa abbia un curriculum sufficiente per rimanere seduto sulla panchina che scotta. Tutto dipenderà da cosa deciderà John Elkann e lo cominceremo a capire giovedì prossimo, giorno dell’assemblea di Exor. C’è voglia di investire e rilanciare o la crisi consiglia piccoli passi? Se la strada scelta sarà la prima, se c’è l’intenzione di cambiare il management e di una Juve di nuovo protagonista da subito ad alto livello in Italia e in Europa, serve un allenatore di prima fascia. E la pista porta a Zidane. Se invece l’idea è quella di continuare sui giovani e sul rinnovamento, tanto vale tenere Pirlo che il peggio l’ha già dato, ha fatto il rodaggio, può solo migliorare e qualcosa di meglio nell’ultimo mese l’ha combinato. Magari se andasse via Ronaldo potrebbe crescere una Juve più squadra, ma questo è un altro dei temi senza soluzione. Se andare o restare, lo deciderà il portoghese, possiamo solo aspettare: se Mendes trova una soluzione (Manchester?) l’addio ci può anche stare.

Detto della Juve, restano da celebrare il Milan e l’Atalanta. Nomino la squadra di Gasperini e istintivamente mi alzo in piedi con la musichetta della Champions nelle orecchie. E applaudo. La terza partecipazione consecutiva è una laurea ad honorem al buon calcio. Anche se, vi dirò, fossi Percassi non venderei nessuno e, una tantum, comprerei due-tre giocatori forti e pronti per puntare allo scudetto: l’ultimo step deve provarlo ora, domani può essere tardi. L’impresa più bella però è quella del Milan. Più o meno un anno fa eravamo qui a parlare dell’ennesima rivoluzione, della bocciatura di Pioli, dell’idea di Gazidis di mettersi in mano al mago tedesco Rangnick. Sarebbe stata l’ennesima follia. Per fortuna o forse con la sponsorizzazione di Ibra o per il Covid che ha spaventato e quindi frenato tutti i programmi, alla fine l’allenatore è stato confermato. Pioli per caso, diremmo. Ma Pioli, punto nell’orgoglio, ha tirato fuori tutto il meglio di sé aggiungendo una determinazione feroce alla sua capacità di fare buon calcio e gestire il gruppo con esperienza e carisma. Il miglior Pioli di sempre e il più bel Milan degli ultimi dieci anni. Attenzione, con una rosa non certamente da Champions. I rossoneri sono andati oltre i limiti e oltre l’organico. Hanno battuto anche gli infortuni a ripetizione. L’Inter era di un’altra categoria e per vincere è bastato seguire Conte e il suo modo di lavorare che porta sempre frutti. Ma se devo premiare un’altra squadra, penso proprio al Milan che dai preliminari di Europa League al primo posto in classifica per un intero girone, alla sfida col Manchester, ha fatto un anno pazzesco. In questo ultimo giorno di scuola, all’elenco dei premiati vorrei aggiungere anche lo Spezia. Con la salvezza ha onorato lo scudetto di guerra vinto dalla squadra dei Vigili del Fuoco della città ligure e mai completamente riconosciuto. Bel gioco, personalità, la voglia di andare oltre i limiti, la dimostrazione che si può fare calcio bene con le idee, un allenatore preparato, giocatori che hanno fame e una società organizzata. Mescolate il tutto e viene fuori un cocktail che dovrebbero assaggiare in tanti. —

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