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La moneta di un futuro molto vicino

Franco Alfredo Grassini
La moneta di un futuro molto vicino

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Gli storici, ignorando quello che potrebbe essere accaduto lontano dall’Europa, dicono che la prima moneta è stata creata, nel VII secolo prima di Cristo, da Creso Re di Lidia non lontano da Smirne nell’Asia minore occidentale e che prima gli scambi tra persone o tribù avevano luogo con il baratto. Per molti secoli il valore della moneta era dato dal metallo che la forgiava. Solo tra la fine del 1700 e gli inizi dell’800 sono comparse le prime monete cartacee.

Oggi tutto questo potrebbe cambiare perché le monete digitali si stanno sempre più diffondendo. Secondo The Economist tre miliardi di persone utilizzano strumenti digitali per acquistare e pagare senza passare attraverso banche. Una delle prime piattaforme, nata non per iniziativa governativa, ma privata, è stato la cinese Alipay attualmente utilizzata da alcune centinaia di milioni di persone non solo del celeste impero anche se le transazioni hanno luogo in yuan. Molti l’hanno imitata. Secondo il Fsb (Financial Stability Board), organismo creato da un gruppo di banche centrali per studiare la stabilità finanziaria, nel 2007 le aziende che operavano nella finanza senza essere banche, disponevano di beni equivalenti al 172% della produzione mondiale. Gli stessi nel 2019 erano raddoppiati giungendo alla metà dei beni finanziari mondiali e al 228% del Gnp (Gross national product, il Prodotto interno lordo). È noto a tutti che Facebook con Libra si proponga, come ha detto Mark Zuckerberg, «reinventare la moneta e trasformare l’economia mondiale».

Il timore che un nuovo sistema monetario si affermi travolgendo quelli tradizionali, operi senza controlli e dia luogo a poteri molto simili a quelli di un monopolio a pochi operatori indipendenti, sta stimolando i governi e le banche centrali di tutto il mondo a studiare la possibilità di essere loro a creare nuove monete digitali e ad averne l’esclusiva drasticamente vietando la nascita di nuove monete o altre forme di pagamento. Sembra che la Banca Centrale Europea si proponga di farlo entro il 2025. Per il vero già nell’ottobre del 2020 la banca centrale delle Bahamas, 700 isole coralline nell’Atlantico a Est della Florida, per consentire anche a chi vive in remoti isolotti di acquistare beni, ha dato vita ad una nuova moneta digitale definita "dollaro di sabbia" i giudizi sulla quale sono positivi. Che conseguenze avrà la nuova moneta? Un aspetto positivo è che i costi delle operazioni quasi si annullano e che non si corre più il pericolo che la banca in cui si sono depositati i propri risparmi vada in crisi. La perdita della riservatezza è ambivalente. Da un lato limita la nostra libertà ed attribuisce nuova forza ai poteri statali e alla banca centrale che decideranno quali imprese finanziare e di quanto. Al tempo stesso, fatto ancora non notato dai commentatori, può eliminare l’evasione fiscale. Questo, per Paesi come l’Italia ove la stessa è molto diffusa, può rendere possibile una riduzione delle tasse, con notevole beneficio per chi le paga regolarmente. I tradizionali istituti di credito verranno ridimensionati e molto personale superfluo. Il dollaro non sarà più la moneta di riserva mondiale con conseguente riduzione di libertà di manovra per gli Usa. Per evitare che i nuovi controlli divengano opprimenti per contenuto o burocrazia c’è una sola strada: una democrazia veramente liberale e trasparente. Non tutti ci vogliono o ci possono arrivare, ma l’Europa è, ancora una volta, la nostra migliore speranza. --

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