Il Tirreno

Toscana

Lo scandalo concerie e la debolezza operaia

Umberto Franchi*
Una protesta contro lo smaltimento illegale dei fanghi di conceria
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Una protesta contro lo smaltimento illegale dei fanghi di conceria

L'intervento. Ricordo bene come il rinnovo del contratto territoriale non fosse una passeggiata ma come fosse necessario sviluppare un forte conflitto con scioperi generali e articolati

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Dal 1982 alla metà degli anni ’90, in qualità di segretario regionale Filcea-Cgil, ho seguito, come responsabile del settore, anche i rinnovi dei contratti integrativi territoriali del comparto delle conce che venivano rinnovati ogni tre anni.

Nelle nostre piattaforme rivendicative, mettevamo sempre al primo posto la salute dei lavoratori e dei cittadini, con rivendicazioni che non erano solo economiche e normative ma anche e soprattutto di interventi, attraverso investimenti innovativi, tesi a fare prevenzione a tutela della salute, sia nei luoghi di lavoro sia nel territorio.

La vertenza contrattuale territoriale non era mai qualche cosa che riguardava solo i lavoratori e il sindacato ma coinvolgeva tutti i sindaci della Zona delle Conce, le associazioni ambientaliste, la popolazione i tecnici e medici, la Regione Toscana. Ricordo bene come il rinnovo del contratto territoriale non fosse una passeggiata ma come fosse necessario sviluppare un forte conflitto con scioperi generali e articolati.

Ricordo come certe volte le trattative – che spesso si prolungavano nella notte fino al mattino successivo – fossero accompagnate dalla partecipazione e presenza esterna alla sede dove trattavamo, di lavoratori e cittadini.

È in funzione delle lotte svolte che riuscimmo a ottenere interventi significativi per tutta la comunità come la mensa sociale territoriale. Ma soprattutto il trattamento dei fanghi con una procedura che ha dei costi, ma che li rende inerti. Cosi come riuscimmo a ottenere la costruzione del depuratore più grande d’Europa con le acque dell’Arno che quando uscivano da Santa Croce erano molto più pulite di quando vi entravano.

Cosa è successo dopo?

Sono sopraggiunti la crisi e l’indebolimento del movimento operaio, causato soprattutto dallo sviluppo del lavoro frantumato e precario. Nonché la riduzione e la cancellazione dei diritti dei lavoratori, che ha portato anche alla abbandono della contrattazione territoriale qualificata, con un padronato delle imprese locali che invece è sempre alla ricerca del maggior profitto. Fino a sviluppare un sistema corruttivo a vari livelli e legato alla mafia.

Così oggi, come viene fatto con la Terra dei fuochi – come riportato anche nel bel film Gomorra, a Santa Croce non c’è bisogno di camion di rifiuti tossici da smaltire nei campi della Campania, pagando ai proprietari delle terre 100 euro a camion – a Santa Croce hanno trovato un modo ancor più conveniente per fare profitti. Anziché attuare la procedura per rendere inerti i fanghi che hanno costi sostanziali... li seppelliscono sotto l’asfalto dove si costruiscono o rifanno il manto stradale, inquinando la falde acquifere e anche i canali.

Naturalmente questo avviene attraverso uno schema corruttivo, che oltre la ’ndrangheta coinvolge commercialisti, imprenditori, funzionari della pubblica amministrazione, rappresentanti di enti locali a più livelli. E con una politica che è miope e anche collusa.

Ma, ripeto, tutto questo a Santa Croce non sarebbe potuto accadere se il movimento operaio non fosse stato indebolito e sconfitto dal Capitale. —

RIPRODUZIONE RISERVATA

*ex segretario regionale FIlcea-Cgil

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