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Il ritorno di Mourinho e il dubbio da bar Sport: genialata o fregatura?

Il ritorno di Mourinho e il dubbio da bar Sport: genialata o fregatura?

Ecco due opinioni che rappresentano i fronti, quello dei fiduciosi e quello degli scettici

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Ma sarà una genialata o una fregatura, una sòla come si dice a Roma, dove qualche giorno fa è stato catapultato un marziano del calcio di nome Mourinho? Sarà il colpo della vita, la mossa che cambia tutto e che consente ai giallorossi di tornare al vertice, o l’imbocco del viale del tramonto, anche per i sogni dei tifosi? Il passaggio alla Roma di Jose Mourinho, allenatore ma soprattutto guru, per 7 milioni all’anno fino al 2024 ha diviso gli sportivi italiani: tra contenti e arrabbiati, tra sedotti e traditi, tra chi applaude e chi invece sta seduto sulla sponda del fiume in attesa che passi il lontano parente del Mourinho che fu, quello del Triplete a cui sono indissolubilmente legati i tifosi dell’Inter. Ecco due opinioni che rappresentano i fronti, quello dei fiduciosi e quello degli scettici: Eugenio Ascari, 62 anni, agente di calciatori, e Alessandro Caponi, vecchia gloria del Pontedera, 57 anni.

Il colpo che serviva alla serie A

di Eugenio Ascari, agente di calciatori

Martedì mattina mi ha telefonato un amico che lavora a Roma. «Eugenio – mi ha detto – è appena arrivato Mourinho. Diventa l’allenatore. C’è l’accordo». Lì per lì sono rimasto spaesato. Non mi aspettavo quel nome in quella piazza. E non ero l’unico. Mercoledì, infatti, la Gazzetta dello Sport ha dedicato ampio spazio all’arrivo – secondo loro quasi certo – di Maurizio Sarri sulla panchina giallorossa. E invece aveva ragione il mio amico. Lo Special One è tornato e lo ha fatto a modo suo: sorprendendo tutti, sbaragliando ogni notizia di calcio e piazzandosi al primo posto degli argomenti più discussi, sui giornali e in televisione.

L’effetto Mourinho si è già fatto sentire. Per il momento, naturalmente, soltanto fuori dal campo. La Roma ha fatto una mossa intelligente, probabilmente l’unica che poteva fare per tenere a freno la delusione della piazza. In campionato è svanito ogni sogno, anche quello di qualificarsi alle coppe europee. In semifinale di Europa League è arrivata la scoppola per 6-2 contro il Manchester United. Serviva un colpo di teatro, da parte della dirigenza, per accendere di nuovo l’entusiasmo dei tifosi e far dimenticare il resto. E il nome di Mourinho ha funzionato.

Dall’altra parte, il tecnico portoghese ha accettato volentieri, anche perché in Europa non c’è proprio la fila per metterlo sotto contratto. Viene dal fallimento Tottenham, dagli esoneri con Manchester e Chelsea. Diciamocelo chiaramente: dove sarebbe andato, se non alla Roma? I top club europei hanno la panchina occupata, restava libera quella del Real Madrid, che però sembra molto deciso a metterci Massimiliano Allegri. Per Mourinho, la Capitale è un po’ l’ultima occasione per riscattarsi. Attenzione, però, a non sottovalutarlo troppo. Stiamo parlando di un tecnico che ha vinto campionati in Italia e in Spagna, che ha vinto coppe nazionali in diversi Paesi.

Il suo arrivo, intanto, fa bene alla Serie A. Già me li vedo gli scontri verbali con Antonio Conte, in attesa di qualche uscita fuori dalle righe. E poi c’è l’aspetto economico. La Roma pagherà uno stipendio al tecnico di 7 milioni all’anno fino al 2024. Mica noccioline. Lui dovrà essere bravo a dare di nuovo un’identità da big alla società giallorossa. Impresa non facile, ma neppure impossibile. A mio avviso, sono due i giocatori da cui devono ripartire Mourinho e la Roma: Zaniolo e Mancini. Giovani, italiani e di bellissime speranze. Poi la dirigenza dovrà essere all’altezza delle richieste del mister, che sicuramente indicherà dei profili congeniali alla sua idea di calcio.

C’è un precedente recente, però, che mi fa sorgere più di un pizzico di scetticismo nei confronti dell’avventura romana del portoghese. Ricordiamo cosa è successo a Carlo Ancelotti? Anche lui ha vinto in ogni angolo d’Europa, prima di scegliere il Napoli. Una realtà diversa da quelle di grido assoluto che aveva allenato fino al momento di arrivare alla corte del presidente De Laurentiis. Non è riuscito a calarsi nell’ambiente partenopeo, ed è finita male. Anche Mourinho rischia la stessa fine. Credo che un primo passo verso il ritorno ai vertici del calcio nazionale e mondiale, la Roma, prendendo Mourinho, lo abbia fatto. Ora, però, viene tutto il resto. Per vincere bisogna spendere, vanno acquistati calciatori abituati ad alzare trofei. Ed è qui che la Roma dovrà essere forte. Investimenti importanti, mirati, per mettere in condizione il mister di esprimere i propri concetti tattici. Non sarà facile. Siamo di fronte a una grande scommessa, di Mourinho e del club giallorosso.

Intanto la piazza è in estasi, c’è chi ha addirittura tirato fuori la bandiera per appenderla al balcone di casa. Il ciclone è arrivato dal Portogallo e il vento del cambiamento soffia già fortissimo dalle parti del Colosseo. Chissà se il vecchio Mou ha ancora in canna un super colpo. Chissà se l’aria dell’Italia lo renderà di nuovo invincibile. Il calcio ci ha regalato tante storie strane, e ce ne regalerà ancora. La prossima potrebbe essere proprio quella di Mourinho, ex imperatore tornato per dominare di nuovo il calcio italiano. Si gioca l’ultima carta: e se la mano va male, allora per lui sarà il tramonto definitivo. 

Ma lui non può bastare temo un flop

di Alessandro Caponi, ex calciatore del Pontedera

Se Mourinho ha fatto bene a tornare in Italia lo dirà il campo. Nel calcio, tutte le risposte arrivano dai risultati. Quelli contano, il resto è contorno. Di sicuro, la fama che lo precede – nel nostro Paese – è pesante come un macigno. Nel 2010 con l’Inter ha vinto tutto. Un’impresa che lo ha proiettato di diritto nell’Olimpo delle leggende del calcio, soprattutto di quello italiano. A distanza di undici anni ha scelto la Roma, dove lo scudetto manca dal 2001 e dove l’anno prossimo non si giocheranno le coppe che contano: sicuramente la Champions, molto probabilmente anche l’Europa League. Mourinho cosa può fare? Fatico a credere che riuscirà a vincere lo scudetto. Perché prima di tutto servono i giocatori, e la Roma in questo momento non ha la rosa per ambire alla vittoria del titolo. Anzi, a meno che non vengano effettuati acquisti importanti dalla dirigenza, durante il mercato estivo, credo che sarà molto complicato anche arrivare tra le prime quattro, nella prossima stagione, e quindi ottenere la qualificazione in Champions League.

Per intenderci: le qualità comunicative e caratteriali del “Mou” non si discutono, sono sotto gli occhi di tutti. Ma la domenica l’allenatore non gioca, il pallone lo toccano i calciatori, sono loro che decidono le sorti della squadra. E Mourinho, come tutti i tecnici, ha bisogno di giocatori importanti per poter puntare a vincere qualcosa. E pensare che, quando lasciò l’Inter, fece intuire che non sarebbe più tornato in Italia.... Ma ora, eccolo di nuovo. Capisco l’entusiasmo dei tifosi giallorossi, che hanno una voglia matta di tornare protagonisti nel calcio nazionale e internazionale, ma se bastasse il nome in panchina per accumulare trofei, allora sarebbe tutto troppo facile. E il football non è una cosa facile.

Non scommetterei sul trionfo di Mourinho, anche perché ci sono alcuni elementi che mi portano ad essere scettico. Non ci dimentichiamo che la Roma ha fallito la vittoria dello scudetto, negli anni scorsi, con elementi del calibro di Totti e Montella, nel pieno della forma. Si, è vero, hanno vinto nel 2001, ma poi? Per quanti campionati sono arrivati dietro ad altre squadre, pur avendo un gruppo con nomi di assoluto prestigio a livello europeo? Vincere a Roma è una roba difficile, a volte non basta neppure avere a disposizione i fuoriclasse.

Poi va tenuto presente che Mourinho non arriva da un periodo esattamente felice: Manchester, Tottenham, Chelsea. Tutti lo hanno accompagnato alla porta, spesso a causa dei suoi rapporti turbolenti con lo spogliatoio. Non sta vivendo il momento migliore della carriera, e non credo che la Roma potrà mandarlo di nuovo in paradiso. Non dimentichiamo, poi, che stiamo assaporando un calcio “fasullo”. Ma davvero vogliamo dire che gli stadi senza pubblico non condizionano i risultati? È un pensiero folle. I campionati giocati con gli spalti vuoti hanno portato a due situazioni: i giocatori mediocri sono diventati forti, quelli forti, in molti casi, hanno abbassato il livello di prestazione personale, ed era preventivabile. I campioni di fronte alla folla si esaltano, tirano fuori fino all’ultimo briciolo di fantasia, amano far impazzire gli spettatori. Anche io quando giocavo ero così. Non vedevo l’ora di affrontare le squadre del sud Italia, in trasferta, di fronte a 6-7mila spettatori. Che spettacolo. Un’emozione unica. Era bello anche quando mi fischiavano, o mi insultavano. La gente è il cuore di questo sport. Provate a stoppare un pallone di fronte a 10-20-30mila persone. E poi provate a farlo da soli, nel giardino di casa.

Se il pubblico potrà tornare allo stadio, la Roma e il suo nuovo allenatore potranno contare sulla passione bollente del popolo romanista. Potrebbe essere una spinta importante, ma non credo basterebbe comunque per raggiungere il primo posto in Serie A. L’allenatore da solo non ha mai vinto. E non lo farà neppure stavolta. Di buono c’è che Mourinho darà un po’ di pepe alla Serie A. A lui piace il confronto, sa come far innervosire gli avversari. È un vecchio lupo del mestiere. Ma l’esperienza non è tutto. Servono i giocatori. Altrimenti non vinci. Al massimo, ci vai vicino. E dalle mie parti si dice che “vicino” conta soltanto quando si gioca a bocce. —

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