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Morte di Martina Rossi, i due imputati condannati a tre anni per tentata violenza sessuale di gruppo

Morte di Martina Rossi, i due imputati condannati a tre anni per tentata violenza sessuale di gruppo

Processo bis di secondo grado: Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi, di Arezzo, sono stati condannati dalla corte d'Appello di Firenze

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FIRENZE. La corte d'Appello di Firenze ha condannato a tre anni ciascuno per tentata violenza sessuale di gruppo Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi. I due sono imputati nel processo bis di secondo grado per il caso della morte di Martina Rossi, la studentessa genovese di 20 anni precipitata la notte del 3 agosto 2011 dal sesto piano di un albergo a Palma di Maiorca, dove era in vacanza con le amiche. Al nuovo giudizio, iniziato lo scorso 7 aprile a Firenze, si arriva dopo che la Cassazione ha annullato le sentenze di assoluzione per due giovani di Arezzo, che la ragazza aveva conosciuto durante quella vacanza. I due erano accusati anche di morte in conseguenza di altro delitto, reato che però è andato in prescrizione.

Il caso, archiviato in Spagna come suicidio, è stato oggetto di indagini inizialmente da parte della procura di Genova, che poi ha trasmesso gli atti, per competenza, ai pm di Arezzo. L'inchiesta viene chiusa nel febbraio 2017, e, qualche mese dopo, viene chiesto il rinvio a giudizio di Luca Vanneschi e Alessandro Albertoni, per le ipotesi di reato di tentata violenza sessuale di gruppo e morte come conseguenza di altro delitto. Secondo i pm, la ragazza cadde dal balcone mentre cercava di sfuggire a un tentativo di stupro.

Alla pronuncia della sentenza, letta in aula dal presidente Alessandro Nencini, erano presenti i due imputati e i genitori della ragazza, Bruno Rossi e Franca Murialdo. Fuori dal tribunale il presidio di "Non una di meno".

I PROCESSI

Il processo di primo grado si è svolto davanti al tribunale di Arezzo per circa un anno. Il 14 dicembre 2018 la prima sentenza: i due imputati vengono condannati a 6 anni di reclusione. Un verdetto ribaltato in secondo grado, quando Vanneschi e Albertoni, il 9 giugno dello scorso anno, vengono assolti "perchè il fatto non sussiste" dalla Corte d'appello di Firenze. Il reato di morte come conseguenza di altro delitto, in ogni caso, è già coperto dalla prescrizione. La sentenza di assoluzione viene impugnata dal pg di Firenze Luciana Singlitico e dalla famiglia di Martina Rossi, parte civile nel processo, dopo il deposito delle motivazioni: nei ricorsi si sosteneva che la Corte d'appello non avrebbe valutato "i singoli indizi, in sè e in maniera unitaria". Impostazione accolta: si torna in aula. Per i giudici della Suprema Corte, nell'ultimo giudizio espresso, la corte d'appello di Firenze avrebbe compiuto errori di valutazioni degli elementi acquisiti nel corso dell'inchiesta.

E l'appello bis ha inevitabilmente ripreso in mano l'ipotesi accusatoria originaria: il sostituto procuratore generale Luigi Bocciolini ha chiesto tre anni di condanna per i due imputati: la metà della pena chiesta (e ottenuta) in primo grado proprio per l'effetto della prescrizione per uno dei capi d'accusa. Le difese hanno invece insistito per l'assoluzione, contestando e ridisegnando anche la ricostruzione della caduta della ragazza dal balcone: gesto volontario o caduta accidentale, ma non un salto, secondo i legali di Vanneschi e Albertoni, per sfuggire a una violenza.

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