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I 90 anni di Milena che vende ricami per aiutare i poveri
A Pistoia tutti la conoscono come “la signora dei poveri” anche se lei, Milena Zappalorti, insignita con il titolo di Cavaliere della Repubblica, si definisce semplicemente «una giovane che la notte di Natale compirà 90 anni». Di cui 43 spesi per gli altri, con un moto perpetuo per chi ha bisogno che non si è fermato nemmeno nell’anno della pandemia. Anzi che in questi mesi di emergenza non solo sanitaria, ha visto allungarsi la fila di persone che bussano alla porta della signora Milena, ricalcando il preoccupante incremento di nuovi poveri rilevato a più riprese anche dalla Caritas diocesana di Pistoia, in linea con il dato regionale e nazionale. «In questo periodo si sono affacciate situazioni nuove» spiega Milena dalla sua casa nella zona di San Biagio a Pistoia, il cui giardino ogni primo sabato del mese si trasforma in uno spaccio di solidarietà. Un appuntamento che va avanti da anni, reso possibile non solo dall’impegno della signora Milena che vende i suoi ricami a fin di bene, ma anche dalle offerte di chi conosce il suo incessante impegno.
Un’economia circolare dell’altruismo messa in crisi dalla pandemia che rende più difficile rispondere alle crescenti domande di aiuto. Perciò questa inossidabile dama della carità dei tempi moderni, slegata da enti e associazioni caritatevoli e indipendente da contributi pubblici, rivolge la sua richiesta di aiuto alle “persone di buon cuore”. E si rivolge alla stampa per ringraziare VivalBanca e Conad City di San Biagio che hanno permesso di mantenere attiva la distribuzione alimentare di aprile, di cui hanno beneficiato 64 famiglie. Un numero che è un ulteriore pugno allo stomaco di una città ripiombata in un anno a numeri di richieste di aiuto che non si vedevano dalla crisi economica del 2008.
«Pochi giorni fa una maestra mi ha chiamato – dice Milena – pregandomi di mettere tra gli aiuti alimentari per una mamma anche la merenda per il figlio, che era l’unico che non mangiava a scuola. Poco fa mi ha telefonato una persona dalla Montagna perché non sa cosa dare da mangiare ai figli. L’ho rimandato alla distribuzione del primo sabato di maggio, ma non ha i soldi per scendere a Pistoia col bus. Come si fa a non rispondere subito a queste richieste? Se un fratello mi chiede oggi, non posso dirgli torna domani…».
È così che la signora Milena spiega come mai porta avanti il suo impegno, senza avvicinarsi a una realtà più grande e strutturata, quella rete di enti pubblici e terzo settore che permette interventi mirati, efficaci e tracciabili, in modo che non ci sia chi raccoglie troppo a discapito di chi resta senza niente. «I miei poveri sono furbi ed onesti – dice – può darsi che chi viene da me vada anche altrove. D’altra parte un mese è fatto di 30 giorni e ogni giorno bisogna mangiare. Ben vengano tutte le iniziative ma io lavoro da sola, perché ho bisogno di contribuire subito e direttamente».
Con una precisione svizzera la signora Milena snocciola cifre e dati: ogni mese solo per la distribuzione alimentare le servono 1.300 euro. Messi insieme tra la colletta di offerte ricevute e il ricavato della sua attività incessante di sarta e ricamatrice. «Non sono mai stata un perno nello studio – dice con lucida schiettezza da ragazza del secolo scorso, nata tra due guerre – ma sono stata “condannata” a vivere tra diplomati e laureati, tanto da diventare moglie di medico. Ma quando a 13 anni mio padre fu buttato fuori dalle Ferrovie per motivi politici, mi dovetti arrangiare a fare i lavori più umili. Per questo capisco la posizione degli ultimi e continuo a chiedere offerte e aiuti, a volte anche in maniera umiliante, a chi mi promette un contributo e poi se ne dimentica».
«Ho lasciato presto la scuola – continua – ma a 19 anni imparai a infilare l’ago con una maestria tale che i corredi di tutta la nobiltà pistoiese sono passati dalle mie mani. Oggi continuo a cucire biancheria per la casa, faccio centri e ricami e con il ricavato, compro gli alimenti per chi ne ha bisogno. Ringraziando il Signore perché non so quante vecchine di 90 anni passano le loro serate alla macchina da cucire». I volti delle persone aiutate non si dimenticano. Alcune, dice, sono riuscite a salvarsi da una situazione di bisogno, «altre purtroppo no». Per questo la “signora dei poveri” non volta le spalle a nessuno. «Una volta dopo la distribuzione alimentare una mamma mi chiese dei pannolini – conclude – io le dissi che poteva usare per comprarli i soldi buttati nelle sigarette. Poi ci ripensai: pensai alla mia casa con quattro televisori e la macchina in garage. E mi chiesi come mai io ero la moglie di un medico e non la mamma di una bambina senza pannolini. Che in quella sigaretta trovata l’unica consolazione». —
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