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Il figlio stagionale pagato più del padre: «Io imprenditore penalizzato dai ristori»
Andrea Fatighenti insieme allo zio gestisce un ristorante a Marina di Castagneto: «Difficile trovare giovani che vogliano essere assunti a tempo indeterminato»
CASTAGNETO. Quando si parla di “ristori” o “sostegni” alle vittime economiche del Covid si parla di somme misere: poche migliaia di euro che fanno esplodere la rabbia degli imprenditori, di quella miriade di partite Iva che mandano avanti le piccole e medie imprese.
Pochi soldi, ma anche criteri di assegnazione spesso incomprensibili. È il caso raccontato da un imprenditore di Castagneto Carducci, Andrea Fatighenti. In società con lo zio Simone Fagiolini gestisce un ristorante a Marina, il Mare mosso. «È una cosa assurda – dice Fatighenti – come vengono erogati i ristori. Il caso del mio zio è emblematico. Ha un figlio di vent’anni, studente universitario, che durante l’estate fa la stagione come spiaggista (aiutante bagnino). Nel 2020 ha percepito 600 euro per due volte e mille euro: questo come primo ristoro. Nel 2021, pochi giorni fa, ha ricevuto 2300 euro, per un totale di 4500 euro. Il mio zio, invece, ristoratore a tempo pieno, con moglie e tre figli, ha avuto solo 600 e 600 euro. Totale: 1200 euro.
«Mentre per l'impresa – prosegue – ha ricevuto circa 7300 euro. Ma si sta parlando di un’attività annuale: un ristorante che ha 70 coperti, con spese fisse per affitti, utenze e canoni. Nel periodo di chiusura a causa della pandemia, l’esercizio ha avuto un calo di fatturato di 36mila euro. Con il contributo che ha ricevuto ha perso 29mila euro». Conti alla mano, Fatighenti mette all’indice i criteri di assegnazione dei ristori.
Ma dice di più: «Con questo sistema è difficile trovare giovani che vogliano essere assunti a tempo indeterminato. Abbiamo un aiutante al ristorante, che abbiamo continuato a pagare per organizzare i servizi di asporto e consegna a domicilio. È un ragazzo giovane, che si è prestato alla richiesta, ma proprio in questi giorni mi ha detto: “Ho preso una fregatura. I miei amici che sono in cassa integrazione riscuotono più di me”. Lo stesso vale per gli stagionali, che durante l’inverno percepiscono la Naspi». Fatighenti accusa: «Questo è un sistema in cui si premia il non lavoro – dice – in estate abbiamo dipendenti stagionali, una decina, che non vogliono assolutamente un contratto a tempo indeterminato. Abbiamo difficoltà a trovare persone che vengano a lavorare in inverno».
L’assegnazione dei ristori segue criteri simili, secondo l’imprenditore castagnetano. «Io per fortuna ho anche un’altra attività come tecnico e un pub. Ma ci rendiamo conto cosa vuol dire avere un’unica impresa che per quasi la metà dell’anno del 2020 è rimasta chiusa a causa dei divieti per la pandemia? Dover mantenere una famiglia. E vedere che un ragazzo che fa la stagione in estate ha aiuti maggiori. È anche umiliante».
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