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Renzi esalta Blair dimmi chi pratichi chi......

Luigi Carletti
Renzi esalta Blair dimmi chi pratichi chi......

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Matteo Renzi è uno di quei personaggi dai quali ogni buon giornalista politico si aspetta sempre materiale interessante. Le sue uscite non sono mai banali. Mai scontate. E soprattutto mai prive di seguito. Il teatrino quotidiano della politica italiano sa che su di lui può sempre contare. Mai una delusione. È un po’ diverso invece per chi, nel recente passato, aveva visto in lui un sicuro protagonista del riformismo italiano. Qui di delusione ce n’è un bel po’, questo va detto. E dobbiamo ammetterlo: siamo tra quelli che negli anni del suo massimo consenso, hanno davvero creduto che il centrosinistra avesse trovato in lui un leader capace d’interpretare in maniera moderna i valori del passato e al tempo stesso le incombenze del futuro. Purtroppo nel mezzo c’era il presente, e lì si è rapidamente consumata la parabola di un uomo che agli errori - che possono starci e che tutti commettiamo - in una veloce escalation ha sommato le notevoli asperità caratteriali facendo emergere l’elemento più negativo, ovvero quell’atteggiamento sprezzante che, di fronte ad attacchi spesso stupidi, gratuiti e velenosi, risponde con le stesse armi. Magari mettendoci il carico.

Il disprezzo in un politico non paga, perché è sintomo di debolezza e di sciatteria. In questo non ci sono eccezioni. Il leader leghista Matteo Salvini che risponde a Enrico Letta con l’allusivo «stai sereno» crede di essere sapidamente affilato, ma il risultato che ottiene è ben diverso. E Renzi, nella sua parabola discendente, è sceso spesso allo stesso livello: quello del politico che usa le parole come frecce al curaro. O, peggio, mettendosi medaglie come quella della recente crisi del governo Conte che ha paralizzato il Paese per settimane portando alla formazione del governo Draghi. Un esito che lui reclamizza come la sua vera strategia, mentre il reale obiettivo era far fuori Giuseppe Conte, accreditato di un consenso nell’area moderata che rischiava di mettere all’angolo il fondatore di Italia Viva.

Questo modo di condurre il gioco, spregiudicato e sprezzante al tempo stesso, a una parte dell’elettorato magari potrà piacere, anche se i sondaggi al momento non sembrano premiarlo. Ma si sa, le urne riservano talvolta esiti sorprendenti. Oggi l’idea di molti politici (non solo di Renzi) è che agli elettori interessino gli slogan più dei fatti, l’immagine più della sostanza, il gossip più della memoria. Così può capitare che nell’aggiornarci sulle sue relazioni internazionali, Renzi dal Senegal ci informi di aver incontrato Tony Blair, che definisce «un leader straordinario». Un’affermazione non nuova, è nota infatti la sua ammirazione per l’ex premier britannico. Ma anche qui, verrebbe da chiedergli, un po’ di pudore e di rispetto per la storia, non è proprio possibile? Blair è l’uomo che pochi anni fa ha dovuto chiedere pubblicamente scusa per aver trascinato il mondo occidentale in una guerra costata centinaia di migliaia di morti. Lui e George Bush hanno accusato Saddam di nascondere armi di distruzione di massa, i loro governi hanno costruito prove false per invadere l’Iraq e anche da quel conflitto è nato l’Isis, che ha causato altre decine di migliaia di morti in tutto il mondo, Occidente incluso. Blair di tutto questo ha provato a scusarsi ammettendo responsabilità che in un mondo normale avrebbero dovuto portarlo davanti a una corte internazionale. E questo, secondo Matteo Renzi, è un esempio? Un «politico straordinario»? I nostri nonni dicevano: dimmi chi pratichi e ti dirò chi sei. Vale per tutti. Anche, e soprattutto, in politica. --

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