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Il calcio va sul web. Rimpiangeremo quello in televisione?
Il calcio è meglio davanti alla tv o a un computer? Sì, la domanda non è perfettamente corretta, uno schermo (magari lo stesso del televisore smart) che rifletterà le immagini di azioni e gol ci sarà pur sempre e poi è da anni che lo spettacolo del pallone non è più lo stesso, tra parabole, decoder, partite programmate a ogni ora sette giorni su sette. Ci siamo abituati a tutto, succederà anche stavolta. Certo è che il fatto che il calcio arriverà soltanto - o comunque sempre di più - attraverso internet promette di sconvolgere il modo di viverlo. Sarà più facile ritrovarsi a guardarlo da soli, magari davanti al telefonino, invece che in compagnia al bar o in salotto? Sarà quasi inevitabile andare a cercare i momenti topici di una gara disabituandosi al flusso emotivo di novanta minuti? Sarà più bello vivere il calcio così o rimpiangeremo le vecchie telecronache di una volta?
Renzo Ulivieri (presidente allenatori di calcio): Così il pallone si allontana dal popolo
Io me lo ricordo bene. Sembra ieri. Per vedere la partita si andava alla Casa del popolo. Tutti accalcati in una stanza. Giovani, padri di famiglia, anziani. Tutti insieme davanti alla tv. Chi urlava, chi richiamava continuamente al silenzio. Era un modo per condividere il calcio, trasformarlo in un momento di gioia collettiva. Sarò sincero, io - e non solo io - quando giocavano le nazionali facevo il tifo per la Russia. La terra del Comunismo, all’epoca. Ora il pallone è completamente un’altra cosa. La Serie A verrà trasmessa addirittura via internet. Non bastavano il satellite e la parabola. Adesso è necessaria la connessione veloce.
Tempi che cambiano. E non è detto che sia un bene. Prima di tutto perché il calcio deve essere qualcosa di accessibile da parte del popolo. La gente deve avere la possibilità di guardarsi le partite. Mi auguro che la rivoluzione che si è aperta con l’acquisizione dei diritti della Serie A da parte della piattaforma Dazn, fino al 2024, non porti lo sport più bello e antico del mondo a diventare una roba per pochi intimi. Non sono un esperto di tecnologia, e quindi non so dire con esattezza cosa cambierà. Di sicuro, chi non sarà in possesso di una rete internet potente rischia di restare a bocca asciutta. E penso ai paesi di campagna, dove il progresso arriva sempre più tardi - molto più tardi - rispetto alle città e alle aree fortemente urbanizzate. Sarebbe un grave errore togliere il calcio dai borghi. Impedire alle piccole realtà del nostro Paese di accedere allo spettacolo del pallone che rotola. Anche perché, diciamocelo senza troppi giri di parole, i calciatori spesso vengono proprio da qui. Dagli angoli d’Italia lontani dal caos e immersi nella tranquillità. Dove non ci sono chissà quante possibilità, a livello sportivo. Fin da bambino prendi il pallone e vai nei campi a giocare con gli amichetti. Per assurdo, il calcio potrebbe assentarsi proprio da quei luoghi in cui viene vissuto con maggiore sacralità.
Per come la vedo io, Dazn avrebbe dovuto garantire la copertura totale del suo segnale. Ovunque. Prima di inserirsi nella trattativa per i diritti. Lo ha fatto? Lo spero. Ma se si fosse aggiudicata le gare della Serie A senza la certezza di poterle garantire a tutti, allora sarebbe un grave errore. Io vengo dalla Toscana, da San Miniato. Dalle mie parti siamo un po’ maligni, spesso diffidenti. E come si dice: "a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca". Lungi da me lanciare accuse, ma quello che penso devo dirlo. Senza offendere nessuno. L’avvento delle piattaforme internet nel mondo calcistico - italiano e non solo - potrebbe essere il primo suono di un preoccupante campanello d’allarme. Il primo passo verso quel campionato europeo riservato soltanto ai grandi club di cui si è parlato negli ultimi tempi. Una provocazione? Un’idea concreta? Chissà. Di sicuro c’è chi ci sta provando. E posso dire con certezza che togliere i tornei nazionali, creando una Lega europea abitata solo dai "più forti", sarebbe una botta terribile per l’intero movimento. Perché il calcio è anche e soprattutto appartenenza, attaccamento alle origini, amore per i colori della propria Terra.
Non dimentichiamoci che il pallone in Italia, con lo scoppio della pandemia, ha perso circa 200mila tesserati. C’è un grigio sentore di allontanamento della gente dal calcio. E fatico a pensare che la soluzione per riaccendere lo spirito degli sportivi sia quello di far vedere le gare della nostra manifestazione più importante su internet. Restringendo - potenzialmente - il numero di spettatori da casa. Se le possibilità di accesso rimangono quelle attuali, bene. Altrimenti saranno dolori.
Il paragone col calcio di una volta è distorto. Era poesia, era festa, era risate e sane prese in giro. Frammenti sbiaditi di un mondo che è a un passo dall’estinzione. Oppure si è già estinto. La speranza è che le partite rimangano alla portata di tutti. E se non di tutti, della maggior parte. Il cuore dei malati del rettangolo verde va cullato e coccolato, non messo costantemente a dura prova con innovazioni a raffica. Pensiamo al bene del nostro sport. Di quello che in Italia genera maggiore interesse in assoluto. E trattiamolo con cura. Non sarebbe male tornare ai tempi della Casa del popolo e delle sedie posizionate sotto la tv. Forse sono un sognatore. Ma di una cosa sono certo: il calcio appartiene al popolo, e senza popolo non è più calcio.
Lorenzo Vannucci (Sviluppatore di software): Indispensabili tariffe giuste e rete veloce
Bene, ma non benissimo. Il pallone su internet spalanca le porte all’innovazione, ma impone degli obblighi. Il futuro ci chiama, e noi dobbiamo rispondere. Come Paese, attrezzandoci per accoglierlo a braccia aperte. La strada è ancora lunga, ma qualcosa di buono stiamo iniziando a metterlo in piedi. Ci vorrà tempo. E dobbiamo rimboccarci le maniche per riuscire a bruciare le tappe.
Una grande sfida che possiamo vincere. Come per Netflix con le serie tv, avere la possibilità di vedere il calcio e altri sport su internet è di per sé sicuramente una cosa positiva, perché ci permetterà di vedere e rivedere una partita su qualsiasi dispositivo connesso a internet (smartphone, smartTv, tablet, pc) senza la necessità di avere un apparato aggiuntivo - per esempio un decoder -, con maggiore facilità di abbonamento e disdetta e, si spera, con prezzi vantaggiosi. Questo punto, per il momento, rimane avvolto da parecchi interrogativi.
Non possiamo sapere, allo stato attuale, quanto ci verrà a costare il calcio sulla nuova piattaforma. L’augurio è che venga fissata una tariffa accessibile a tutti. Sarebbe triste se la speculazione sul gioco più amato degli italiani raggiungesse livelli fuori dalla logica. Fino a qui. Tutta teoria. Nella pratica, però, come già successo in questi tre anni di Dazn, non escludo che si configurino grossi disagi per gli utenti. Ricordo ancora la prima partita trasmessa su internet da Dazn. Era un Lazio-Napoli, eravamo nel 2018, e le immagini si bloccavano continuamente e spesso, come se non bastasse, accadeva anche di essere disconnessi dalla diretta. Da allora la rete internet italiana è diventata più veloce e affidabile. I passi in avanti più significativi la nostra connessione, a livello nazionale, li ha compiuti soprattutto durante l’ultimo anno, quello della pandemia, in cui si è palesata la necessità di un segnale almeno decente per permettere la didattica a distanza agli studenti e lo smart working ai lavoratori. Di conseguenza anche il servizio è migliorato.
Attenzione, però. C’è poco da esultare. A mio avviso siamo ancora molto lontani dalla possibilità di trasmettere a tutti l’intera Serie A in diretta. E quando parlo di diretta intendo quella "vera", con ritardi massimi sui 5-6 secondi, e non 6-7 minuti come accade oggi. Inoltre, differentemente da quando si guarda un video su YouTube o Netflix, in cui una parte del video viene pre-caricata sul dispositivo che stiamo utilizzando per la visione, per vedere un evento sportivo in diretta su internet non c’è bisogno solo di una connessione internet abbastanza veloce - secondo quanto riportato da Dazn, per vedere una partita in alta definizione serve una connessione di 7-10Mbit/s e 17-20 Mbit/s per un flusso in 4K -, ma la connessione deve essere anche potente e stabile. Perché questo? Perché altrimenti il rischio è quello di osservare - irritati - il video che si blocca. Con un conseguente accumulo di ritardo rispetto alla diretta reale dell’evento trasmesso. Quindi, in sostanza, anche chi ha un abbonamento internet a velocità teorica di 100Mbit/s non è detto che riesca a vedere la partita senza problemi, specialmente se non ha una connessione in fibra. E mi vengono in mente i paesi isolati della nostra Penisola, dove non c’è neppure una linea telefonica affidabile, in cui le possibilità di accesso alla rete sono ridotte al lumicino. La gente che abita in queste zone riuscirà mai a vedere la Serie A su internet? Io lo spero, ma ho forti dubbi. Almeno per quanto riguarda il prossimo anno.
In conclusione, senza entrare nel merito dei contenuti offerti da Dazn e Sky, dico che sono contento che ci sia il calcio su internet e spero che questo contribuisca a una svolta nella digitalizzazione del nostro Paese. Sarebbe bello avere la fibra Ftth su tutto il territorio nazionale con connessioni stabili a 1Gbit/s, ma dato che attualmente non tutti hanno la possibilità di avere una connessione internet potente e veloce ci dovrebbe essere anche l’opportunità di gustarsi i vari contenuti tramite satellite o digitale terrestre. La speranza è che da qui a settembre i bar possano stare aperti, per vedere le partite con gli amici. Anche perché sarà difficile commentarle, per esempio, tramite WhatsApp. Il rischio è di annunciare il gol al mio vicino di casa con un messaggio, prima ancora che lui riesca a vederlo in televisione. --
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