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Bar e ristoranti: «Basta stare chiusi, noi apriamo». Iniziativa in Toscana il 6 aprile
Centinaia di locali organizzano la mobilitazione. La referente: «Non è una protesta, vogliamo solo lavorare». Al via azioni legali per non pagare tasse come Tari e canone Rai
LUCCA. «Noi apriremo. E la nostra non è una protesta, è solo una disperata necessità di lavorare». Federica Cecchi, originaria di Pietrasanta, è una giovane imprenditrice che ha una pasticceria artigianale nel centro di Lucca e altre attività con la famiglia in Versilia. In un anno di pandemia non ha avuto neppure un euro per sostenere la sua attività.
Ristori, indennizzi, aiuti: niente perché il suo codice Ateco prevalente non era compreso tra quelli ammessi agli indennizzi erogati dalla Stato.
Allora Federica ha deciso di impegnarsi nel Movimento imprese ospitalità (Mio) che, a livello nazionale, ha lanciato un’iniziativa per il 6 aprile : sfidando le restrizioni previste nel primo giorno del nuovo decreto Draghi, invita circa 1. 200 imprese nel settore della ristorazione e dei bar (quante sono quelle che hanno aderito a Mio) ad aprire sia a pranzo che a cena.
Sono alcune centinaia anche in Toscana i locali tra bar, ristoranti, pizzerie che vogliono aprire nella giornata dopo Pasquetta.
Il concetto è questo: «Non è una provocazione, né un atto dimostrativo – sottolinea Federica Cecchi – ma solo una questione di sopravvivenza».
«Da un anno noi piccoli imprenditori siamo continuamente costretti a chiudere, poi ad aprire e poi a richiudere – va avanti la giovane imprenditrice che insieme a Sergio Fedeli, di Piombino, coordina il nuovo Movimento in Toscana – non possiamo andare avanti in questo modo. Perché anche le attività che hanno fatto asporto e consegne a domicilio non sono riuscite a pagare i costi di gestione. E i nostri debiti stanno lievitando. Con perdite di fatturato che si aggirano sul quaranta per cento, rimaniamo aperti solo nella speranza di poter ripartire, solo per non scomparire».
Sul fronte dei costi, «abbiamo sottoscritto una convenzione con un gruppo di avvocati e tributaristi – spiega ancora l’imprenditrice di Lucca – per dare la possibilità alle aziende di partire con azioni legali per non pagare tributi che riteniamo non siano dovuti come per esempio la tassa sulle insegne, la Tari e i canoni Rai perché le imprese sono state chiuse e dovrebbero pagare per servizi di cui non hanno usufruito».
Poi ancora aggiunge Cecchi: «Dobbiamo avere poi una proroga dei finanziamenti perché altrimenti dopo la fine di giugno sarà un’ecatombe. Molte aziende rischiano seriamente di chiudere nei prossimi mesi».
Il Movimento, che è confederato con Confindustria, contesta anche l’entità degli indennizzi. «Anche quando sono arrivati – ha continuato Cecchi – non sono serviti a niente, poche migliaia di euro rispetto a centinaia di migliaia di euro di perdite. Questa è la proporzione. Anche con l’ultimo decreto del governo, quello definito Sostegni, è stata prevista una elemosina per noi che non ci basta».
Dunque la decisione dell’iniziativa programmata per il 6 aprile con «aperture in cui siano rispettati tutte le norme di sicurezza e si facciano anche i controlli nei nostri locali perché noi vogliamo solo lavorare». Da qui hanno fatto partire anche sui social la campagna con l’hashtag “oralavoro”.
«A meno che il nostro Movimento – spiega ancora l’imprenditrice – non venga chiamato dal governo nei prossimi giorni per un incontro su un documento che abbiamo messo a punto con le nostre richieste per la ripresa economica noi apriremo a pranzo e a cena. Perché i risvolti economici per le nostre aziende saranno a lungo termine, non si concluderanno nei prossimi mesi». –
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