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De Luca, i treni e il rancio scambiato per ribollita
Il 1° aprile Hitachi Rail si fonderà con Hitachi Sts (Genova, Piossasco, Potenza) per dar vita al più grande gruppo ferroviario della storia italiana: Hitachi One, un unico fornitore dal treno alla rotaia. Un traguardo inseguito lungamente da Finmeccanica e che adesso tagliano i giapponesi
Vincenzo De Luca, presidente della Regione Campania, visita lo stabilimento Hitachi di Napoli. È un piacione, sempre in campagna elettorale, dunque scandisce: «Milano è una città dinamica ma triste, si mangia male... e a Pistoia fra la ribollita e una genovese non c’è gara, a Pistoia più che una ribollita non possono fare...». Davanti a lui l’amministratore delegato di Hitachi Rail Maurizio Manfellotto, napoletano, sorride e incassa la battuta.
Il 1° aprile Hitachi Rail, già Breda (stabilimenti a Pistoia, Napoli, Reggio Calabria) si fonderà con Hitachi Sts (Genova, Piossasco, Potenza) per dar vita al più grande gruppo ferroviario della storia italiana: Hitachi One, un unico fornitore dal treno alla rotaia. Un traguardo inseguito lungamente da Finmeccanica e che adesso tagliano i giapponesi. Ma bisogna decidere dove sarà la sede legale: Pistoia, Napoli o Genova? De Luca stende ponti d’oro ai padroni giapponesi. Promette paradisi fiscali come in Olanda («se possono farlo loro...») e un investimento sul "polo trasportistico campano" da 1,3 miliardi. Insidia la quota di lavoro di Pistoia facendo il sovranista: prima i napoletani. Ma intanto affida l’appalto dei treni della Circumvesuviana a una società svizzera, la Stadler Rail, che li fabbricherà in Spagna. E sbrodola sulla ribollita, sommo piatto che meriterebbe rispetto, quintessenza della modernità, vegano ed ecosostenibile, da economia del riuso o come si dice adesso da economia circolare, scarto che resuscita sulle papille gustative. Non si butta via nulla nella ribollita, quello che avanza si "ribolle" e ogni giorno che passa il piatto acquista sapore, e poi la crosticina sul fondo... un goccio d’olio e via. Dovremmo imparare da quei contadini che si ingegnavano con un po’ di verdure e con il pane che avanzava dalle tavole dei signori, non sbeffeggiarli.Chissà come è venuto in mente, al presidente sceriffo, di usare la ribollita come spregiativo, come se fosse semplice cucinarla, i filologi del piatto raccomandano che venga usato il cavolo nero che ha preso il "ghiaccio" e indicano due giorni di tempo perché i fagioli vanno ammollati almeno dodici ore. Forse un ricordo. Forse un trauma della naia, che De Luca ha fatto proprio a Pistoia nel 1972 dopo tre mesi di comodo Car (centro addestramento reclute) a San Giorgio a Cremano, Napoli, lupo tra i "Lupi di Toscana" lui così orgogliosamente campano, caserma Marini, non un ristorante stellato. Forse è rimasto scioccato dal rancio, da un’immangiabile sbobba spacciata per ribollita, una pappa collosa di gallette. O forse è semplicemente invidioso che i manager giapponesi, a cui era stata raccontata un’altra storia, dopo aver comprato la Breda siano rimasti entusiasti di quello che hanno trovato e abbiano cominciato a rilanciare.
Investimenti, assunzioni (venti appena fatte) e commesse, l’ultima delle quali è la manutenzione dei 59 Etr della flotta Trenitalia per sei anni. A Pistoia, dove ogni mattina 1.500 persone varcano i cancelli della fabbrica, c’è lavoro fino a tutto il 2022: un treno Caravaggio/Rock, un Etr 1000 per l’Italia e uno per la Spagna, un Etr 700, un treno ibrido Hmu, e poi le casse per la metropolitana di Honolulu e le fiancate per i 33 convogli delle ferrovie inglesi dell’East Midland. Al punto che Hitachi Rail ha dovuto dirottare altrove gli ordini per le municipalità di Baltimora e Torino.
Spregiudicato al punto da mettere i lavoratori l’un contro l’altro, tifoso più che rappresentante delle istituzioni, De Luca prova a scippare lavoro a Pistoia e a portarlo a Napoli con le allusioni, le battute, le insinuazioni, il discredito. Ignorando, forse, che i due stabilimenti hanno funzioni diverse e complementari: a Pistoia la progettazione, la carpenteria, i Frecciarossa, i treni Rock e il nuovo ibrido; a Napoli i motori, i carrelli, le metropolitane, la strumentazione. Ma questo poco importa, quello che preme è la prossima scadenza o sondaggio elettorale. E quanto alla sede amministrativa del gruppo, che ora è a Napoli, pare proprio che finirà a Genova. La "genovese" che dovrà mangiarsi il presidente della Campania sarà questa, non l’estenuato piatto della tradizione gastronomica napoletana che cuoce per più di quattro ore.Ma va pur detto, per amor della verità, che tra l’indigestione da battute (De Luca) e il digiuno quaresimale (Eugenio Giani, il presidente toscano) c’è, deve per forza esserci una via di mezzo. Perché, all’affronto di De Luca, non ha corrisposto una pari reazione della Toscana. Sì, a Pistoia si è levata la contraerea, dall’assessora regionale Federica Fratoni al sindaco Alessandro Tomasi ai sindacati, ma la Regione non è andata oltre una mozione approvata dal consiglio regionale, e una mozione non si nega mai a nessuno. «Ci saremmo aspettati che a De Luca avesse risposto di persona il presidente Giani, invece no - commenta Juri Citera, segretario della Fim Cisl Toscana Nord - La fusione delle società del gruppo Hitachi è un passaggio delicato, chiediamo che la Regione sia vigile. A proposito, aspettiamo ancora la visita del presidente Giani in fabbrica».
Chissà se, al posto di Giani, arriverà proprio De Luca, invitato dai pistoiesi ad assaggiare il piatto della città. Che non è la ribollita ma il carcerato, pane raffermo mischiato a un brodo di rigaglie informaggiato bene con pecorino, una nota di pepe, e i centopelli, i nastrini, le trippe serviti in un piattino a parte. Rigaglie, cioè "cose degne di un re". Era il desinare dei carcerati di Santa Caterina in Brana, che si procuravano i brindelli di carne dai vicini macelli e li mischiavano a pane e verdure per aumentare il contenuto energetico della razione. Non ha niente da invidiare alla tradizione gastronomica partenopea, e ha un nome impareggiabile. --
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