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Toscana

Dopo il covid la tutela del welfare

Franco Alfredo Grassini
Dopo il covid la tutela del welfare

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La storia ci insegna che non sempre un fenomeno negativo rimane sempre tale. Anche il terribile caso del Covid19 potrebbe portare un mutamento abbastanza radicale nei sistemi di welfare di molti Paesi, incluso il nostro. Alla fine del 700 Thomas Paine, considerato negli Usa uno dei padri fondatori della cultura democratica di quel Paese, sosteneva che la terra è una proprietà di tutti e che chiunque utilizzasse la stessa o le sue risorse deve pagare un tipo di affitto che doveva servire per pagare a tutti gli uomini adulti una rendita ereditaria.

La discussione è ripresa nel secolo scorso ed ancora di più qualche anno fa quando si è cominciato a temere che le nuove tecnologie e in particolare robot e intelligenza artificiale, privino del lavoro persone che si erano molto impegnate per ottenere notevoli livelli di qualificazione. Vi sono, poi, persone che fanno dell’eliminazione del disagio sociale la priorità assoluta. Nelle ultime primarie americane, un imprenditore aspirante candidato alla presidenza, Andrew Yang, proponeva che tutti i cittadini ricevessero un assegno di mille dollari mensili (840 euro) come “Dividendo per la libertà”.

Non ha raccolto molti voti. Ha ripreso una simile proposta candidandosi a sindaco di New York e sembra raccolga consensi.

Quando è arrivato il Covid19 in tutto il mondo milioni di persone hanno perso il lavoro e il reddito che dallo stesso proveniva. Quasi ovunque gli Stati hanno provveduto a fornire denaro senza troppa attenzione alla situazione reale dei riceventi. Le somme variano dai 1.300 dollari mensili (1.091 euro) di Hong Kong ai 950 dollari (798 euro) del Giappone ai 425 dollari (357 euro) di Singapore.

Nella speranza che l’epidemia in corso termini abbastanza presto in molti Paesi si è avviata una discussione sull’opportunità di nuove misure o, dove già esistono come in Italia, di conferma o modifica di quelle esistenti. Da noi già abbiamo sia un reddito di cittadinanza, sia uno di emergenza.

I veri problemi sono almeno due. Nella forma attuale si riesce a indurre chi lo percepisce a cercare lavoro? Soprattutto, considerate le cospicue dimensioni del nostro debito pubblico, come finanziarlo? Sulla prima questione il presidente del Consiglio, Mario Draghi, punta su un miglioramento dei centri per il lavoro e non si può non dargli ragione anche se non sarà un’impresa facile.

Sulla seconda vuole rafforzare in modo consistente la lotta all’evasione. Qui forse si potrebbe valer la pena di introdurre una vera patrimoniale che non riguardi, come ora, solo gli immobili perché se non riduciamo il nostro debito in tempi relativamente rapidi il nostro welfare avrà limiti consistenti. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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