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Industria e logistica dentro la stessa casa: ecco l’ecosistema-porto
LIVORNO. Il porto non più come un punto bensì come un sistema, anzi un ecosistema: via il vecchio identikit puramente commerciale-distributivo, c’è da intrecciare logistica e industria. È la trasformazione indotta dalla pandemia: se estesa al pianeta la catena della fornitura ha mostrato le proprie fragilità, si teorizza ora una “regionalizzazione della globalizzazione” che potrebbe riportare qui da noi molte delle produzioni che erano state trasferite dall’altra parte del mondo perché laggiù il costo del lavoro è basso.
È questo il menù dell’evento on-line sul canale Youtube del Comune di Livorno, che ha messo al centro il rapporto con città, territorio e comunità. Con Piero Neri, presidente della Confindustria territoriale, che è tornato a insistere su un polo da creare a nord di Livorno con il mix fra manifattura e logistica. Il porto non è più solo il punto di interfaccia terra-mare, sta in quel sistema che è la catena logistica, come dicono tanto l’assessora livornese Barbara Bonciani che Ivano Russo, direttore generale di Confetra, organizzazione che raggruppa 30mila imprese di logistica. L’ex braccio destro del ministro Delrio racconta la “riforma della riforma” delle banchine con le Autorità portuali ridotte a 15 e trasformate in ’Autorità di Sistema. Quel che Russo lascia forse in un cantuccio è il fatto che, per farla finita con le troppe istituzioni autoreferenziali a caccia di un santo in paradiso, Delrio giocò la carta di una certa qual centralizzazione che avrebbe voluto esser ben più spinta.
Resta da interrogarsi sul rapporto con città, territorio e comunità: da un lato, le infrastrutture si fanno sempre più pesanti; dall’altro, l’automazione è indispensabile eppure sottrae lavoro e dunque ricaduta di ricchezza diffusa sul territorio.A fare un salto in avanti invita il professor Paolo Dario, prorettore della Scuola Sant’Anna di Pisa, quando ricorda che la salvezza sta non nell’innovazione incrementale (fare un po’ meglio quel che si sa già fare). Esempi? Uno: la Nokia che snobbò gli smartphone e non si accorse che i telefonini con i tasti sarebbero diventati roba da nonnetti. Due: Italo Piccini che nella Livorno fine anni ‘60 intuì che il futuro passava dai container. «Ma l’innovazione non la fanno i finanziamenti bensì gli innovatori: l’università non va “invitata a cena” ma portata in cucina».
Lo dice anche Bonciani parlando dell’innovazione dei processi di automazione legati alla logistica da parte dell’ateneo pisano e della Scuola Sant’Anna. E se l’assessora ribadisce il «fare squadra», il neopresidente dell’Authority livornese Luciano Guerrieri lo declina con lo “sparsa colligo” di Edgar Morin per mettere insieme istituzioni e forze sociali in «un progetto condiviso di sviluppo» (magari anche cogliendo opportunità come la Zls, la zona logistica che incentiva gli insediamenti). D’altronde, come aveva ribadito Gloria Dari, presidente di Spedimar e numero uno di Confetra Toscana, citando Parag Khanna, le linee di connessione anche di là dei confini sono molto più numerose di quelle di divisione. —
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