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Toscana

LA STORIA

La notte tra i pazienti Covid e al mattino lezioni in auto con i figli

Valentina Vittori
La notte tra i pazienti Covid e al mattino lezioni in auto con i figli

Pasqualina e il marito si alternano nei turni dei reparti  per poter stare con i figli e seguirli per la scuola a distanza. Ma se ci si mettono i trapani... 

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Il più piccolo è seduto sul sedile posteriore della Panda della mamma e indossa le cuffie per seguire da un tablet la lezione a distanza con i suoi compagni di prima elementare. Il fratello maggiore, invece, che frequenta la prima media, segue la sua lezione dal sedile anteriore, dove con un altro tablet è collegato con l’insegnante e i suoi compagni di classe.

La didattica a distanza, quando nell’appartamento sotto a quello dove vive la tua famiglia sono in corso lavori di ristrutturazione con il martello pneumatico, è anche questo. L’arte di arrangiarsi, sistemando i figli in auto, l’unico posto dove è possibile seguire le spiegazioni a distanza, con il silenzio necessario per concentrarsi.

A raccontare questa storia ambientata ad Agliana (Pistoia) è Pasqualina Amoroso, che ieri mattina – dopo un turno di notte nell’hospice di Prato dove lavora come Oss – è rimasta sveglia per seguire i suoi due figli che, da quando le loro scuole sono state chiuse per il ripristino della zona rossa in provincia di Pistoia, fanno didattica a distanza.

Gli eccessivi rumori nell’appartamento vicino al loro, infatti, impedivano ai bambini di seguire la lezione, allora la madre, presa dall’esasperazione, ha risolto così. Amoroso, così come il marito che è un dipendente del Centro Pegaso di Prato (struttura per pazienti Covid), lavora nel settore sanitario e rientra nella cosiddetta categoria di lavoratori essenziali. Eppure, dopo la retromarcia del ministero dell’Istruzione che domenica scorsa ha cancellato la possibilità per i figli di lavoratori dei servizi essenziali di poter frequentare in presenza, anche in caso di scuole chiuse, si è ritrovata con un pugno di mosche in mano.

E la questione dei bambini sistemati in macchina a fare lezione, è solo la punta di un iceberg che nasconde un problema molto più grosso.

«Nei primi mesi di emergenza sanitaria – spiega Amoroso – eravamo relativamente tranquilli, poiché i nostri figli potevano continuare a seguire le lezioni a scuola. Dovevamo solo organizzarci per portarli e riprenderli, come fanno tutti i genitori, e come abbiamo sempre fatto prima che arrivasse il Covid. Con questo nuovo provvedimento, invece, mio marito o io dobbiamo sempre essere a casa la mattina per seguirli mentre hanno lezione, perché sono troppo piccoli per stare da soli».

Così, tra un turno di notte e un incastro di orari così che i piccoli abbiamo sempre un genitore con loro, nelle ultime due settimane la vita di Pasqualina Amoroso e del marito si è trasformata in un’impresa epica. O quantomeno simbolica della situazione di tantissime famiglie.

I nonni sarebbero anche in grado e disponibili a tenere i nipotini, ma il pensiero del Covid è troppo grande. In famiglia il lavoro di babbo e mamma rende fin troppo chiara la situazione di chi si ammala del virus per poter pensare di correre rischi con i familiari più anziani. Senza considerare la difficoltà a gestire pc e tablet, a seguire i nipotini nei compitini, che sarebbe comunque di per sé un problema.

«Non abbiamo mai voluto coinvolgere i nostri genitori, non è davvero il caso – prosegue Amoroso –. Per fortuna, l’azienda sanitaria ci è venuta enormemente incontro, permettendoci di alternare i nostri turni di lavoro. Ma è comunque complesso. Dopo un turno di notte è difficile seguire bene i propri figli al mattino mentre hanno lezione. Eppure a noi sanitari è richiesto anche questo». «Penso di parlare a nome di tante persone – dice Pasqualina – che lavorano in questo settore e si trovano ad affrontare la nostra stessa situazione. Senza peraltro potersi permettere di prendere ferie o permessi. Forse, sarebbe opportuno ricordare a chi ha deciso di togliere la didattica in presenza per i figli dei lavoratori essenziali, che se un operatore sanitario rimane a casa per seguire i propri figli, viene a mancare l’assistenza alle persone malate». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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